«Noi riteniamo che l’uso di interventi militari non sia idoneo a risolvere le questioni. Però nello stesso tempo è legittimo l’intervento statunitense, vista la minaccia che loro intravedevano». Così il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, ospite di RTL 102.5, commentando la situazione in Venezuela dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro.
La posizione sull’intervento Usa
Secondo Tajani, la legittimità dell’azione americana potrebbe emergere anche nel corso del processo all’ex presidente venezuelano, «visto anche il super testimone che verrà presentato, ovvero l’ex capo dei servizi segreti venezuelani». Il ministro ha quindi sottolineato come il narcotraffico rappresenti «non soltanto uno strumento di interesse economico, ma anche un mezzo per attaccare altri Paesi», aggiungendo che «per tutelare la propria sicurezza, l’intervento diventa legittimo».
Transizione democratica e diritti
Per il titolare della Farnesina, ora la priorità è politica: «Bisogna lavorare per una transizione democratica e perché il popolo venezuelano possa vivere una nuova stagione di democrazia, di libertà e di rispetto dello Stato di diritto». Tajani ha evidenziato come negli anni siano stati «molto pochi coloro che hanno denunciato con forza i crimini commessi dalla dittatura di Maduro», definendo l’attuale fase «un momento di libertà» per il Venezuela.
La tutela degli italiani
Il vicepremier ha infine richiamato l’attenzione sulla comunità italiana nel Paese sudamericano: «Quella italiana in Venezuela è una delle più grandi comunità di connazionali all’estero. Dobbiamo lavorare affinché sia garantita la sicurezza dei nostri connazionali, ma anche per la liberazione dei prigionieri politici italiani». Tajani ha citato in particolare il caso di Alberto Trentini, «l’ultimo degli italiani arrestati».
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