Non chiede di riabbracciarla, né di riportarla a casa. Chiede solo di sapere se è viva. È questo il punto d’arrivo della storia di M., 25 anni, giovane veneta scomparsa dai radar della famiglia da quasi due anni. Una storia che attraversa droga, carcere, strada, occupazioni abusive e che oggi si ferma davanti a un confine netto: quello oltre il quale nemmeno l’amore di una madre riesce più a spingersi.
Una vicenda dolorosa
M. cresce in una famiglia presente e strutturata. Sport, scuola, lavoro. Nessun segnale, almeno all’inizio. Poi l’incontro sbagliato, il primo compagno, le droghe “leggere” e una discesa che accelera rapidamente. «All’inizio erano canne – racconta la madre – poi eroina e cocaina. Sniffava, non so se sia mai arrivata a bucarsi. Ma quando sei disperata, anche la paura degli aghi passa».
Con il compagno la vita di M. si sgretola: lascia il lavoro, vende l’auto, abbandona la casa. Quando lui finisce in carcere, nell’aprile del 2022, lei perde anche l’ultimo punto di riferimento. Si sposta più volte tra Est veronese e Vicenza, fino a scomparire del tutto. A gennaio 2023 la madre prova a rintracciarla, senza successo. «Ho chiamato la datrice di lavoro: era più di un mese che non si presentava. Nessuno ci aveva avvisato perché era maggiorenne».
Le ricerche a Vicenza
Da quel momento iniziano i viaggi a Vicenza, quasi settimanali. Stazione, Polfer, marciapiedi. «Mi vedevano arrivare e mi chiedevano: “È qui per sua figlia?”». Nell’estate 2023 arriva la verità più dura: M. si prostituisce per mantenersi. Poco dopo viene arrestata per rapina ed estorsione, insieme a un complice. Le immagini di quei mesi la ritraggono di spalle, nei pressi della stazione e dell’ex stabile poi demolito. «Io la riconosco anche in mezzo a mille».
In quel periodo M vive in uno stabile occupato di via Torino, fino allo sgombero. Entra in carcere a settembre 2023. La madre lo scopre leggendo le notizie online, mentre è lei stessa ricoverata in ospedale. Nonostante tutto, non si tira indietro: trova un avvocato, segue i processi, prova a convincerla ad accettare una comunità. «Aveva un posto ovunque, anche a San Patrignano. Ha sempre rifiutato».
Il carcere, l’astinenza, la rabbia
L’8 novembre 2024 M. esce dal carcere. Torna a casa per tre giorni. Poi l’astinenza, la rabbia, la violenza. Colpisce il nonno ottantaquattrenne, aggredisce la madre, impugna un coltello. «In quel momento ho capito che non potevo più fingere». Il giorno dopo se ne va. Da allora, silenzio.
Dal 14 novembre 2024 la famiglia non sa più dove sia. Ogni tanto un messaggio, una foto accanto a un pusher. Poi nulla. «Non so se dorme per strada, se è ancora a Vicenza, se respira».
La madre continua a controllare giornali e social, ingrandisce foto, riconosce posture, capelli, movimenti. «Una madre riconosce sua figlia anche di spalle».
Non c’è rabbia nelle sue parole, solo lucidità
«Ho speso migliaia di euro in avvocati. Ho fatto tutto quello che potevo. Ma non è giusto continuare a salvarla ogni volta che cade».
La scelta, oggi, appare diventata definitiva: niente più interventi, niente più soldi, niente più protezione. «Se è nei guai, non chiamerò più l’avvocato. Non funziona così».
Resta una sola richiesta, minimale e devastante: sapere se la figlia è viva. «Se fosse morta, almeno che qualcuno me lo dica». Non è resa, è sopravvivenza. «Io a 52 anni ho ricominciato l’università. Lei a 25 ha deciso di buttare via la sua vita. Non gliel’ha imposto nessuno».
Una madre che non chiede miracoli. Chiede solo una risposta. Viva o morta. Tutto il resto, ormai, non le appartiene più.
L’ipotesi più probabile, al momento, è che la giovane si sia allontanata dal capoluogo berico, ma non ci sono notizie certe sulla sua sorte. la mamma chiede un cenno.
Il messaggio della madre e il dovere di ascoltare
«Buongiorno. In mezzo al degrado della droga di Vicenza c’è anche mia figlia nonostante abbiano fatto di tutto. Sempre che sia viva e non uccisa da qualcuno. Sono 9 anni che si droga e 3 anni che vive per strada». Il messaggio della madre di M. arriva secco come un pugno nello stomaco nella casella privata di TikTok.
Poi il contatto, il racconto e le prime ricerche, che proseguiranno anche nei prossimi giorni. I nostri social, Facebook, Instagram, TikTok, ma anche il nostro numero Whatsapp 335.6605272 servono anche a questo. Non solo ad informare tramite linguaggi e canali differenti da quelli del quotidiano cartaceo e del sito internet www.ilgiornaledivicenza.it per dialogare con pubblici differenti, ma anche a ricevere le segnalazioni di voi lettori e le vostre storie.
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