Sarà un viaggio in cui si celebrerà l’indimenticabile Maestro del teatro italiano: in scena alle 21,30 di oggi al teatro Concordia di Cupramontana, e alle 21,30 di venerdì prossimo al teatro di Porto San Giorgio, lo spettacolo Gigi Proietti – Insegnamenti e chiacchiere. Saranno presenti l’autore dell’omonimo libro, Claudio Pallottini con Ermenegildo Marciante, Andrea Bianchi al pianoforte, e la figlia di Proietti, Carlotta.
Come nasce questo ricordo di suo padre Gigi?
«Il libro di Pallottini nasce da una reale conversazione avuta tra lui e mio padre, che ha avuto proprio Claudio tra i suoi allievi, poi divenuto, oltre che attore, anche scrittore e sceneggiatore. L’ultima occasione che ha avuto di chiacchierare con lui, è stata piena di insegnamenti e ha deciso di raccontarla. A mio padre piaceva molto chiacchierare di tutto, oltre che di teatro».
La serata com’è strutturata?
«All’inizio è nata come presentazione del volume. Claudio era un amico e quando mi ha detto che scriveva un libro su papà all’inizio ho tremato, ma poi mi ha mostrato il format: oltre a riportare fedelmente la voce di papà, ci sono intervalli con interviste a personaggi e amici. Quindi abbiamo deciso di sostenerlo con la fondazione che porta il nome di mio padre. Qualche volta mi ha chiamato ospite, in altre ci sono stati musicisti. Man mano le presenze sono diventate fisse. Chiunque è sul palco di questo spettacolo ha avuto a che fare con papà: non sarà però un ricordo nostalgico, ma divertente e carico di leggerezza, anche con aneddoti».
Che ricordo ha di lui come attore?
«Davanti o dietro le quinte era come a casa, l’unico sguardo che ho avuto è quello del lavoro, lui era tutt’uno con lo spettacolo.
Era ossessionato, ma in modo positivo, sempre preso dalla sua passione. Un grande professionista, l’ho frequentato a lungo, ma poi mi sono accorta che gli attori non sono solo questo».
Tanti ex allievi lo ricordano come una persona di grande rigore, ma sempre gentile.
«Il suo rigore era positivo. E questo me lo ha trasmesso, mi disse che non dovevo mai litigare, nel suo rigore c’era tutta la sua passione e ti faceva piacere tutto».
Come padre, a casa, che ricordi ha di lui?
«Normali, positivi. Il gioco regia attore era sempre presente, del resto con la fama che aveva era difficile che potesse avere uno stacco vero, non ricordo mai di averlo visto a casa per mesi. Ma non è in senso negativo, perché lui non ci ha mai trascurato, si confrontava per le sue idee, era bello avere scambi musicali con lui, ascoltare, parlavamo spesso anche di musica».
Il fatto che anche lei sia finita a lavorare nello spettacolo era un destino segnato?
«Non era calcolato per me arrivare a lavorare nella recitazione e nella produzione. Nemmeno nella direzione, che pure sognavo da piccola. Ho recentemente fatto la mia prima regia e ho potuto constatare direttamente quanto sia bella questa parte di lavoro».
Nelle Marche ha fatto tappa, come produttrice, con Pippi Calzelunghe, un lavoro iniziato da suo padre.
«È un progetto caro a tutta la famiglia, quella è stata un’esperienza meravigliosa».
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