Un’attesa prudente: così si può riassumere l’atteggiamento di Mosca – complice la pausa festiva per il Natale ortodosso – davanti ai drammatici sviluppi nei Caraibi, alla crisi iraniana e alle nuove iniziative diplomatiche per l’Ucraina. Anche se al Cremlino qualcuno non nasconde la soddisfazione per le crescenti tensioni tra l’Europa e gli Stati Uniti.
Con il corso degli eventi in Venezuela ancora tutt’altro che definito, e un regime madurista che rimane per ora al potere senza Maduro, la Russia ha sì condannato il rapimento del presidente a Caracas, ma ha anche scelto di evitare lo scontro frontale con Donald Trump, su cui continua a riporre le speranze di una soluzione ucraina favorevole ai propri interessi.
Così il ministero degli Esteri ha fatto appello a una «de-escalation della situazione attuale e la risoluzione di eventuali problemi attraverso un dialogo costruttivo». La stessa posizione sostenuta nelle ultime ore sul sequestro americano della petroliera russa Marinera, accusata di avere violato il blocco petrolifero imposto al Venezuela.
Nessuna minaccia di rappresaglia da parte di Mosca, ma una denuncia di violazione della Convenzione Onu sul diritto di navigazione e una richiesta a Washington di trattare in modo «umano e dignitoso» i membri russi dell’equipaggio e garantirne il «rapido ritorno in patria».
Il presidente Vladimir Putin si mantiene defilato, ufficialmente impegnato nei riti per il Natale ortodosso.
Nella notte tra martedì e mercoledì ha partecipato a una messa con membri delle forze armate e i loro familiari, ai quali ha detto che i soldati russi sono «incaricati dal Signore» di «difendere la Patria, salvare la nazione e il suo popolo».
Mentre il suo consigliere per gli investimenti esteri e negoziatore con gli Usa, Kirill Dmitriev, ha lanciato una provocazione alla Ue in merito alla frattura apertasi sulle minacce di Trump alla Groenlandia. Il destino dell’immensa isola è «deciso», ha detto Dmitriev, e agli europei non resterà che comportarsi da “vassalli».
Cautela russa anche sugli sviluppi in Iran, dopo che per mesi Putin ha cercato di fare da mediatore tra Israele e la Repubblica islamica, con frequenti telefonate al premier israeliano Benyamin Netanyahu. «Continuiamo a sviluppare relazioni buone e costruttive con Teheran, anche contribuendo ad allentare le tensioni in questa regione travagliata», ha detto Dmitry Peskov, il portavoce del presidente, commentando le ipotesi di nuovi attacchi israeliani o americani all’Iran.
Mosca rimane infine in attesa di vedere se gli impegni americani ed europei per le garanzie di sicurezza all’Ucraina di cui si è parlato al vertice di Parigi vadano oltre le “dichiarazioni d’intenti», come quella firmata dal dal presidente francese Emmanule Macron, il premier britannico Keir Starmer e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per il dispiegamento di una forza multinazionale dopo un cessate il fuoco.
Mosca non ha mai cambiato la sua posizione contraria a una tale decisione, avvertendo che le forze europee in Ucraina sarebbero «obiettivi militari legittimi» per le sue truppe. Mentre lo stesso Zelensky ha detto oggi di non avere ricevuto dagli alleati europei una «risposta chiara e inequivocabile” sulla loro disponibilità a reagire in modo deciso ai russi in caso di attacchi futuri contro Kiev. I leader europei, ha affermato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, mostrano una «mancanza di fiducia in ciò che stanno facendo» e ciò «li sta già condannando».
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