Il Senato, a maggioranza repubblicana, approva la risoluzione per impedire a Donald Trump di intraprendere ulteriori azioni militari contro il Venezuela senza l’autorizzazione del Congresso avanza in Senato. Con 52 voti a favore e 47 contrari i senatori hanno inflitto un colpo al presidente. Cinque repubblicani hanno votato insieme ai democratici per limitare Trump. Il provvedimento va ora alla Camera, dove le strada appare più in salita.
Se la risoluzione sui poteri di guerra in Venezuela sarà approvata Donald Trump metterà il veto. Lo afferma la Casa Bianca, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg.
Intanto il presidente dell’Assemblea del Venezuela, Jorge Rodríguez, ha annunciato oggi la «liberazione di un numero importante di detenuti venezuelani e stranieri». Rodríguez ha affermato che la decisione è stata presa in modo “unilaterale» dal governo di Caracas con l’obiettivo di “favorire e raggiungere la pace». Tra loro anche Alberto Trentini, cooperante italiano detenuto in Venezuela da oltre 400 giorni.
Il traballante regime venezuelano manda così un segnale di apertura agli Stati Uniti e al resto del mondo nella speranza di incassare una legittimazione: la liberazione di «un numero importante» di prigionieri politici, inclusi cittadini stranieri. Un annuncio che ha subito riacceso le speranze in Italia per la sorte di Trentini, ma anche per quella degli altri oltre 25 connazionali reclusi nel paese sudamericano.
Tanto più che sono arrivate già notizie sul rilascio di alcuni cittadini europei: cinque spagnoli, come confermato dal governo di Madrid. «Al fine di promuovere la pacifica convivenza, il governo bolivariano e le istituzioni statali hanno deciso di rilasciare un numero significativo di cittadini venezuelani e stranieri, e questo processo è in corso», ha reso noto il presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodriguez, fratello della leader ad interim Delcy Rodriguez. In una fase delicata per il chavismo, tra rigurgiti anti-occidentali e tentativi di trovare un dialogo con gli americani per superare senza traumi la brusca uscita di scena di Nicolas Maduro, mantenendo una continuità nella gestione del Paese. Le autorità di Caracas, tra dicembre e l’inizio di gennaio, avevano già rilasciato circa 200 persone arrestate durante le proteste per la rielezione di Maduro, ma in questo caso si tratta del primo rilascio di prigionieri politici deciso dal nuovo governo dal blitz americano contro il leader del regime.
Il primo governo europeo a esprimersi dopo l’annuncio di Caracas è stato quello spagnolo: il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha iniziato a confermare, seppur «con molta cautela», che ci sarebbero stati «connazionali liberati dalle autorità venezuelane». Poi a stretto giro è arrivata la nota ufficiale del suo dicastero: «Il governo spagnolo accoglie con favore la liberazione avvenuta oggi a Caracas di cinque spagnoli, uno dei quali con doppia cittadinanza, che si stanno preparando a partire». Secondo la tv pubblica Tve, due di loro erano stati accusati di essere agenti dell’intelligence spagnola e di far parte di una cospirazione per uccidere Maduro organizzata dalla Cia. A Roma i riflettori si sono accesi soprattutto su Trentini, il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure, senza accuse formali, mentre lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e poi rinchiuso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo nella capitale.
In questi oltre 400 giorni di detenzione le autorità italiane a tutti i livelli, governo, diplomazia e intelligence, hanno lavorato sottotraccia per riportalo a casa, in condizioni di estrema difficoltà, avendo a che fare con un regime che Roma non riconosce come legittimo e che sfrutta la cosiddetta diplomazia degli ostaggi per ottenere contropartite. In questa partita è stata frequente l’interlocuzione con il governo americano: diverse le telefonate tra il ministro Antonio Tajani ed il collega Marco Rubio, con Washington che ha garantito tutto il suo impegno. Di una possibile svolta su questo dossier si è iniziato a ragionare dopo l’uscita di scena di Maduro. Lo stesso Tajani ha stimato che la nuova presidente Delcy Rodriguez potesse essere “più flessibile rispetto al passato» e compiere anche un gesto positivo nei confronti dei detenuti di polizia». E in effetti alcuni segnali da Caracas sono iniziati ad arrivare: l’appello dell’opposizione (con Corina Machado in testa) all’amnistia generale per tutti i detenuti politici è stata condivisa da alcuni pezzi del regime.
Gli altri detenuti italiani in Venezuela
Cresce così l’attesa per la liberazione dei cittadini italiani e italo venezuelani detenuti in Venezuela perché, oltre ad Alberto Trentini, ci sarebbero in tutto altri 27 connazionali coinvolti per motivi legati alla politica, all’attività professionale o all’espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro.
Tra i casi più noti si segnalano Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore di Avellino, arrestato con la famiglia il 2 agosto 2024. Rilasciati i familiari, lui è scomparso per settimane. Dopo la sparizione forzata, oggi è detenuto a El Rodeo I, quasi in stato di isolamento totale. Da oltre un anno in carcere anche Mario Burlò, imprenditore torinese, trattenuto secondo i familiari senza motivi chiari. Burlò sarebbe partito nel 2024 per andare in Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, ma non è più tornato. «Non lo vedo dal novembre 2024. Mi aveva detto che sarebbe partito per il Venezuela», ha detto la figlia in un’intervista al Corriere della Sera di Torino, affermando di averlo sentito solo a «ottobre scorso, dopo undici mesi senza alcun contatto». La famiglia ha parlato di una chiamata «molto breve». «Non ci siamo detti molto. Ovviamente la conversazione era controllata. Ne ho certezza, perché sentivo in sottofondo una voce che in spagnolo diceva: «Tres minutos, dos minutos, un minuto màs…». Abbiamo parlato un pò di cose nostre e di quanto ci mancavamo», le parole riportate dal Corsera. Ma la lista non si ferma a Burlò.
Sono infatti molti gli italiani che si trovano nel famigerato El Helicoide, struttura carceraria di Caracas, tristemente nota per l’isolamento e i duri interrogatori. Tra loro c’è Biagio Pilieri, giornalista e politico italo-venezuelano, arrestato il 28 agosto 2024 per il suo sostegno all’opposizione. A lui si aggiungo altri nomi, come quelli di Luigi Gasperin, Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi, Perkins Rocha e Hugo Marino, quest’ultimo scomparso nel 2019. Anche loro rientrano nell’elenco dei cittadini italiani detenuti per motivi politici. Le loro storie evidenziano lunghe settimane di isolamento e incertezza, difficoltà di comunicazione con le famiglie e gravi rischi per la salute. In passato, anche Amerigo De Grazia, calabrese e oppositore del presidente Maduro, era stato trattenuto per oltre un anno prima di essere liberato nell’agosto 2025. L’annuncio di Caracas ha quindi acceso la speranza. La prospettiva di un rilascio o un ritorno sicuro in patria è ora al centro di monitoraggi diplomatici e iniziative internazionali.
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