Proteste in Iran, le Ong: il numero delle vittime sale a 538. Centinaia i giovani uccisi nei pressi dell’univ

L’agenzia stampa degli attivisti per i diritti umani (Hrana) riporta che sono state uccise 538 persone in Iran nelle proteste. Tra queste, 490 manifestanti e 48 membri delle forze di sicurezza iraniane. Sono stati inoltre effettuati circa 10 mila arresti. Tra le vittime citate dalle Ong nelle proteste in Iran è stata identificata Rubina Aminian, 23 anni, studentessa di design tessile e di moda allo Shariati College di Teheran. Lo riporta l’ong Iran Human Rights riferendo di aver ottenuto dettagli sull’uccisione di questa giovane studentessa.

Secondo l’ong, la 23enne è stata uccisa la sera di giovedì 8 gennaio, dopo aver lasciato il college e aver partecipato a manifestazioni di protesta. Fonti vicine alla famiglia di Rubina hanno riferito a Iran Human Rights che la giovane donna curda di Marivan è stata colpita alle spalle a distanza ravvicinata, con il proiettile che le ha colpito la testa.

Dopo aver appreso della sua morte, i membri della famiglia di Rubina Aminian si sono recati da Kermanshah, dove vivono, a Teheran per identificare il suo corpo. Fonti vicine alla famiglia Aminian hanno riferito a Iran Human Rights che «la famiglia è stata portata in un luogo vicino all’università dove hanno trovato i corpi di centinaia di giovani uccisi durante le proteste. La maggior parte delle vittime erano giovani tra i 18 e i 22 anni, uccisi a distanza ravvicinata con colpi alla testa e al collo dalle forze governative. Inizialmente alla famiglia non è stato permesso di identificare il corpo di Rubina e in seguito non è stato permesso loro di portarlo via».

Secondo quanto riportato, le fonti segnalano che alla fine “la famiglia di Rubina è riuscita a recuperare il suo corpo e a tornare a Kermanshah», ma, al loro arrivo, «hanno scoperto che le forze dell’intelligence avevano circondato la loro casa e che non era stato loro permesso di seppellirla».

Gas lacrimogeni al cimitero

In Iran non si può neanche piangere in pace i propri morti, vittime della repressione del regime contro le manifestazioni di piazza. Secondo informazioni ricevute da Iran International, le forze di sicurezza iraniane hanno sparato gas lacrimogeni e utilizzato pistole ad aria compressa contro le famiglie che partecipavano alle cerimonie funebri nel cimitero Behesht-e Zahra di Teheran per diversi manifestanti uccisi nelle ultime notti.

A quanto risulta da fonti informate, per scoraggiare la gente a unirsi alle proteste, le autorità iraniane chiedono 6mila dollari circa per il rilascio delle salme ai parenti delle vittime degli scontri.

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