Ancora combattimenti, ancora morti e feriti tra i civili, ancora raid che lasciano al gelo migliaia di persone in pieno inverno. A due giorni dal massiccio attacco che secondo le autorità locali ha lasciato senza elettricità ben 6.000 palazzine di Kiev, il sindaco della capitale ucraina lancia un nuovo allarme: denuncia che in «più di mille» non siano stati ancora ripristinati i riscaldamenti. E questo mentre fuori il termometro segna temperature glaciali, ben sotto lo zero.
Il Kyiv Independent afferma che «la situazione resta difficile» soprattutto nelle zone della città a est del fiume Dnipro, dove «nelle ultime 72 ore l’elettricità è stata disponibile solo per circa cinque ore in totale» e la protezione civile ha messo su delle tende per strada per permettere alle persone di scaldarsi, raccontano i giornalisti sul posto.
La guerra delle infrastrutture e le accuse di violazioni internazionali
In questi quasi quattro anni di guerra, l’esercito russo ha messo nel mirino la rete elettrica ucraina lasciando la gente senza luce, acqua e riscaldamento con raid incessanti che la missione Onu per il monitoraggio dei diritti umani in Ucraina ritiene probabili violazioni del diritto internazionale umanitario.
Sabato però sono state le autorità di Mosca ad accusare le truppe di Kiev di aver lasciato «600.000 persone» al buio e senza riscaldamento dopo un attacco missilistico sulla regione russa di Belgorod, al confine con l’Ucraina. Mentre appena due giorni prima Kiev denunciava che, dopo un bombardamento dei soldati russi, «oltre un milione di persone” erano rimaste senza elettricità nel sud-est ucraino, e in particolare nella regione di Dnipropetrovsk.
La denuncia di Zelensky e il bilancio delle vittime civili
«Hanno aspettato appositamente il gelo per peggiorare la situazione per la nostra gente», tuona intanto Volodymyr Zelensky puntando il dito direttamente contro il Cremlino e accusando le truppe d’invasione russe di sparare «contro obiettivi che non hanno alcun significato militare» come “infrastrutture energetiche» e «edifici residenziali».
Gli attacchi avvengono sullo sfondo di difficili trattative di pace e di un conflitto che purtroppo non conosce tregua. Kiev continua a denunciare vittime tra i civili, per lo più nell’est del Paese: quattro morti e dieci feriti nella regione di Donetsk, un morto e due feriti in quella di Zaporizhzhia, e ancora due feriti nella regione di Kherson e otto in quella di Kharkiv. Mentre dall’altro lato della frontiera le autorità russe accusano le forze armate ucraine di aver colpito coi droni la città di Voronezh uccidendo una donna e ferendo altri tre civili.
Evoluzione del fronte e attacchi alle risorse energetiche
Sul fronte, l’esercito russo sostiene di aver preso il controllo di un altro paesino del sud-est ucraino: Bilohiria, nella regione di Zaporizhzhia. Mentre Kiev dice di continuare a prendere di mira le infrastrutture petrolifere russe e afferma di aver colpito tre piattaforme di trivellazione della russa Lukoil addirittura nel Mar Caspio.
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