Fusioni, il Vicentino punta a 100 Comuni. Zecchinato: «Unirsi per garantire servizi e futuro» / LA MAPPA

Nel Vicentino la mappa del riordino territoriale non è più soltanto un’ipotesi da studi accademici o da convegni amministrativi, ma una dinamica concreta che coinvolge sindaci, consigli comunali e cittadini.

Come cambia la provincia di Vicenza: ecco la mappa da scaricare

Mappa delle fusioni: il Vicentino accelera sul riordino territoriale

Dopo il referendum che ha sancito la fusione tra Castagnero e Nanto, altri Comuni stanno valutando percorsi di unione o fusione: nell’Ovest Vicentino il dialogo riguarda in particolare Lonigo e Alonte, mentre nell’hinterland del capoluogo l’asse Bressanvido-Bolzano Vicentino-Quinto è al centro di riflessioni avviate.

Dall’Ovest Vicentino all’hinterland: i Comuni che valutano l’unione

Ragionamenti sono in corso anche nella Valle dell’Agno, dove più amministrazioni stanno esplorando ipotesi di aggregazione, mentre in area berica l’unione tra Poiana Maggiore e Asigliano Veneto rappresenta un modello già operativo e che potrebbe approfondirsi. Un quadro che conferma Vicenza come la provincia veneta più dinamica sul fronte delle fusioni. Tant’è che se dieci anni fa nel nostro territorio si contavano 121 Comuni, adesso ci si avvicina a quota 100.

«Un cambiamento strutturale»: la visione della Regione Veneto

A fare il punto su questo processo è Marco Zecchinato, assessore regionale agli Enti locali e al Riordino territoriale, che inquadra il tema all’interno di una trasformazione strutturale del sistema pubblico locale. «Il riordino territoriale – spiega – è un percorso che la Regione Veneto ha intrapreso da tempo ed è perfettamente coerente con i cambiamenti che stiamo vivendo dal punto di vista demografico, sociale ed economico».

Zecchinato parte dai dati di contesto, che secondo l’assessore rendono inevitabile una riflessione profonda sul futuro dei Comuni. «Abbiamo una popolazione che invecchia, una diminuzione delle nascite e una crescente difficoltà a reperire manodopera, anche nelle pubbliche amministrazioni. Questo scenario – sottolinea – mette in crisi soprattutto le realtà più piccole, che faticano sempre di più a garantire servizi adeguati se rimangono isolate».
Da qui la spinta verso forme di gestione associata. «Io vedo molto positivamente queste esperienze – afferma -, perché mettersi insieme significa creare sistemi più efficienti e più organizzati. Non è una scelta ideologica, ma una risposta concreta a problemi reali». Un ragionamento che non riguarda solo le fusioni in senso stretto. «Vale per le fusioni, vale per le unioni, ma vale anche per tutti gli strumenti territoriali di area vasta che la Regione ha a disposizione».

Il ruolo della Regione: studi di fattibilità e supporto alle comunità

L’assessore rivendica il ruolo attivo della Regione nel sostenere questi percorsi. «Da anni – ricorda – abbiamo avviato un piano di riordino che parte da uno studio approfondito delle caratteristiche socio-economiche del territorio. L’obiettivo è accompagnare e sostenere le comunità che decidono di riorganizzarsi, non imporre scelte dall’alto».

Un passaggio centrale è lo studio di fattibilità. «La Regione finanzia lo studio di fattibilità – spiega Zecchinato – e questo è uno strumento fondamentale, perché consente ai Comuni interessati di capire davvero cosa comporta una fusione: in termini di servizi, di organizzazione interna, di efficienza amministrativa e anche di risorse economiche». Solo dopo questa fase si avvia il confronto pubblico. «È previsto un percorso informativo rivolto ai cittadini, perché il riordino non può avvenire senza consapevolezza. E alla fine c’è il referendum, che è il momento decisivo».

Referendum e partecipazione: la fusione nasce dal territorio

L’assessore insiste su questo aspetto: «La fusione nasce dal territorio. Se il referendum dà esito positivo, la Regione prende atto della volontà delle comunità e procede con gli atti necessari, sciogliendo i Comuni originari e istituendo il nuovo ente».

Contributi economici: risorse significative per i nuovi Comuni

Accanto al percorso amministrativo, c’è il tema delle risorse. «Il sostegno economico è un elemento importante – ammette Zecchinato – perché accompagniamo i nuovi Comuni nelle prime fasi della loro vita». Il pacchetto di contributi prevede un sostegno regionale e statale. «La Regione garantisce un contributo una tantum e un contributo annuale per i primi tre anni, a cui si aggiunge il contributo statale previsto per legge. Nel complesso si tratta di risorse significative».
Un aspetto, questo, che per l’assessore fa la differenza. «Sono fondi che il nuovo Comune può utilizzare in piena autonomia, sia per la spesa corrente sia per gli investimenti: per rafforzare i servizi, per riorganizzare la macchina amministrativa, per fare assunzioni, per investire in infrastrutture. Oggi avere questa libertà di spesa è tutt’altro che scontato».

Identità e campanilismo: come superare le resistenze locali

Zecchinato affronta poi uno dei temi più delicati, quello del campanilismo. «Mettersi insieme non significa perdere identità – chiarisce -. Le tradizioni, i luoghi, le comunità continuano a esistere. La vera sfida è far capire ai cittadini che la fusione non cancella il territorio, ma lo rafforza». Un concetto che, secondo l’assessore, molti sindaci hanno ben presente. «Quello che colgo nei sindaci è la volontà di valorizzare le specificità locali, anche delle frazioni. Nessuno vuole annullare la storia di una comunità».

Vicenza, la provincia più dinamica del Veneto sul fronte fusioni

Guardando al Vicentino, l’assessore conferma che il fermento è reale e destinato a crescere. «Ci sono Comuni che stanno iniziando ora il percorso e altri che stanno facendo approfondimenti e studi di fattibilità. Io sono convinto che nei prossimi anni molte realtà prenderanno seriamente in considerazione la riorganizzazione, perché altrimenti diventerà sempre più difficile dare risposte efficaci ai cittadini».

Sul numero complessivo dei Comuni, Zecchinato non fissa obiettivi rigidi. «Nel 2017 partivamo da 121 Comuni in provincia di Vicenza – ricorda -. Non spetta alla Regione imporre un traguardo numerico. Sono le comunità e i sindaci che decidono». Ma una razionalizzazione ulteriore, secondo l’assessore, è probabile. «Una maggiore integrazione può portare efficienza, semplificazione e più peso politico». Il discorso si allarga agli strumenti di area vasta. «Fusioni, unioni, intese programmatiche d’area, conferenze dei sindaci e Ambiti territoriali sociali devono dialogare tra loro», conclude.

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