«Lo vidi, non parlammo molto. Lui mi osservava, mi studiava. Era una delle mie prime produzioni in teatro ed ero quasi paralizzata dal timore reverenziale».
Il soprano vicentino Claudia Pavone ricorda così il suo incontro con lo stilista Valentino Garavani, scomparso il 19 gennaio all’età di 93 anni. Era il 2018 e la cantante vicentina, allora non ancora trentenne, fu chiamata a impersonare Violetta, la protagonista de La Traviata di Verdi, all’Opera di Roma.
L’allestimento e la collaborazione con Valentino
L’allestimento era quello che aveva debuttato due anni prima. Alla regia Sofia Coppola.
I costumi portavano la firma di Valentino, insieme a quelle di Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, al tempo direttori creativi della maison.
Fu la prima e unica collaborazione dell’atelier dello stilista con il mondo dell’opera. La Traviata di Coppola e Valentino venne salutata da un clamoroso successo. L’allestimento fu ripreso anche nelle stagioni successive e ritornerà in cartellone a Roma il prossimo giugno.
I costumi di scena
«Ricordo – continua il soprano – il preziosissimo vestito nero con la coda color pavone del primo atto, abbinato al ventaglio di piume di struzzo dello stesso colore da cui non avrei mai voluto separarmi. Per me quell’abito era come un canto di eleganza che nascondeva un’anima ferita, splendore e malinconia insieme, un’apparenza sontuosa che prova a farsi difesa dal giudizio del mondo».
«Nel secondo atto – approfondisce l’artista – la sottoveste di pizzo e tulle raccontava la vulnerabilità del cuore che si schiude, mentre l’abito rosso Valentino diventava il simbolo dell’amore che brucia, intenso e irrevocabile, capace di trasformare la vita in un istante»
Quanto al terzo atto, «la veste di seta e pizzo con camelie e rose evocava il crepuscolo di un sogno: fiori che sfioriscono, grazia che si affievolisce, ma lascia un ultimo profumo di bellezza».
L’eredità di Valentino
Al tempo, il celebre stilista dichiarò di avere amato fin da ragazzo Traviata: «Nel giro di un’ora e mezza avevo già disegnato tutti e quattro i costumi di Violetta», le sue parole.
«Valentino – prosegue Claudia Pavone – aveva estremamente chiaro il senso della sua arte. Non esitava a dire che sapeva cosa vogliono le donne, “vogliono essere belle”. L’amore per la bellezza risuona nel suo lavoro con una forza che va oltre la moda e diventa, come amava dire, cultura. Interpretare Traviata attraverso il suo sguardo è stato un grande privilegio che oggi, a pochi giorni dalla sua scomparsa, si fa ricordo pieno di riconoscenza».
«Come continua a insegnarci la sua eredità – chiude il soprano – la bellezza resta un linguaggio universale per chi sa ancora emozionarsi a teatro».
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