Fuga di gas, esplosione e tragedia: undici indagati per il disastro di Gallio

Poteva essere una strage. L’esplosione che il primo ottobre 2024 causò la morte del medico in pensione Luigi Rossato, 72 anni, a Gallio, e il ferimento di suo figlio Michele, solo per un miracolo non causò molte più vittime. Dal momento in cui venne perforata la condotta pubblica del gas allo scoppio passarono infatti 34 minuti, senza che la strada provinciale dove era avvenuto l’incidente venisse chiusa. In quel lasso di tempo transitarono 106 veicoli, fra cui due autobus di linea cariche di persone e una cisterna piena di benzina, oltre a numerosi pedoni. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta della procura che ha chiuso le indagini a carico di 11 persone, accusate a vario titolo di disastro, omicidio e lesioni colposi.

Gli accusati

Il pubblico ministero Maria Elena Pinna nei giorni scorsi ha avvisato della chiusura titolari, professionisti e dipendenti delle società che erano state incaricate da E-distribuzione spa, Infrastrutture e reti Italia spa e Consorzio stabile Consiel di realizzare la sostituzione delle linee elettriche aeree con quelle interrate. Il cantiere era in corso a Gallio, lungo la provinciale 128 fra via Ech e via Sacello, e fra via Valbella e via Negri. Vi lavorava la “Reitano srl” di Catania. Avranno modo adesso di difendersi, ma rischiano il processo, Roberto Reitano, 46 anni, il titolare; Orazio Magno, 59, direttore tecnico; Salvatore Origlio, 33, procuratore; Giovanni Cavallaro, 59, consulente geofisico; il dipendente Amedeo Capizzi, 34; il capocantiere Filippo Longo, 60; Alfredo Giuseppe Terranova, 42, responsabile antincendio; l’operaio Alessandro Antolino, 60; il collega Antonino Patavia, 43; e gli operai Mario Di Paola, 34, e Simone Di Mauro, 24. Tutti catanesi, sono assistiti dagli avv. Walter Rapisarda, Sergio Ziccone, Samoa Biuso e Massimo Rizzato.

La ricostruzione

Dopo la tragedia, che oltre al decesso e al ferimento causò danni ingentissimi, la procura con i carabinieri del nucleo investigativo provinciale ha ricostruito il dramma. Da quanto emerso, la “Reitano” era incaricata di interrate le condotte; avrebbe dovuto eseguire uno scavo aperto, cioè con una ruspa, prestando attenzione alle condotte già interrate. I piani di sicurezza erano stati predisposti nel dettaglio per evitare incidenti, e prevedevano anche come intervenire nel caso in cui fossero avvenuti. Dalle contestazioni mosse dal magistrato, le linee guida non sarebbero state rispettate

Le negligenze

In particolare, la “Reitano” prima di iniziare lo scavo non avrebbe preso accordi con Italreti gas sulle misure di sicurezza per individuare dove fossero le loro condotte, segnalandole sull’asfalto. Titolari e dipendenti della ditta non avrebbero poi evidenziato la presenza di quella tubatura, che pure risultava dalle planimetrie. Soprattutto, non avrebbero eseguito lo scavo a cielo aperto, ma avrebbero utilizzato – forse, è il sospetto degli inquirenti, per fare più in fretta – un perforatore meccanico, allo scopo di praticare due fori sull’asfalto, uno all’inizio e l’altro alla fine del tracciato, per far passare le linee elettriche. In questa maniera, durante l’allargamento del primo foro, l’alesatore che trascinava il cavo elettrico ruppe una delle condotte del gas metano, a un metro e 20 di profondità, provocando un ampio squarcio. Erano le 16.29.

La fuga di gas

Da quel momento il gas iniziò a uscire: causò quasi subito un rigonfiamento del manto stradale e penetrò nelle condotte delle fognature, raggiungendo fra l’altro la casa del dottor Rossato, dall’altra parte della strada. Passarono 34 minuti e, forse per aver premuto l’interruttore della luce, il medico saltò in aria con la sua casa. Lo scoppio fece saltare i vetri di altre abitazioni e bruciò la Fiat Punto della vittima.

Mancato allarme

La procura contesta agli indagati di non aver allertato subito Italreti gas, che fu contattata solo alle 16.45 e che diede una serie di prescrizioni, che in gran parte non furono rispettate. In particolare non fu chiusa la strada (e passarono i 106 veicoli); e non furono avvisati i residenti delle case vicine di allontanarsi subito. I pompieri furono chiamati solo alle 16.52, quando ormai era tardi per prevenire la tragedia. Per queste ragioni la procura potrebbe chiedere il processo per gli 11 indagati, che avrebbero lavorato in maniera gravemente negligente. La famiglia Rossato, gli altri danneggiati e il Comune di Gallio potrebbero chiedere un risarcimento dei danni che hanno patito.

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