Rino Toniolo e i fratelli portieri a senso alternato. «Giochiamo una domenica a testa»

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Una squadra di bravi ragazzi. «Ma sul serio – racconta Andrea Ienna, direttore sportivo del Rino Toniolo -, giocatori seri, educati… Sono fortunato ad avere un gruppo così». Neanche tra i pali c’è concorrenza. «I nostri portieri – riprende Ienna – sono due fratelli, Nicola e Simone Miotello, classe 1996 e 2004. Giocano una partita a testa, di giornata in giornata l’allenatore valuta chi è più in forma. Non sono in competizione. Sono ottime persone, li avevo già avuti con me quando ero presidente del Cresole». Poi è chiaro che c’è anche bisogno di chi trasmetta la giusta garra: «È il nostro capitano, Francesco Buzzolan. Un giocatore carismatico. In campo è ruvido, ma fuori è eccezionale, è il primo a far gruppo».

Lo spogliatoio è molto unito
Lo spogliatoio è molto unito

L’importanza delle donne

Ecco, il gruppo. Coeso, pur essendo stato ricostruito praticamente da zero. «La retrocessione dell’anno scorso – racconta Ienna – è stata amara e la dirigenza era a un bivio. Io seguivo la squadra come genitore: nel Rino Toniolo gioca infatti mio figlio Sebastiano. Ho fatto calcio per tanti anni e a quel punto, con altre persone, ci siamo detti: perchè non mettere a disposizione il nostro entusiasmo? Erano rimasti appena quattro giocatori, gli altri avevano seguito l’allenatore al Lakota. Ma nonostante questo, il 26 giugno avevo già fatto le rose della prima squadra e degli juniores». Una ricostruzione rapida ed efficace, frutto di un lavoro di équipe. «Io dico sempre che un generale deve avere dei bravi ufficiali. E quindi non posso che ringraziare tutti i dirigenti: Giuliano Tonini, Gigi Fabrello, Ricky Meda e Roberto Miolo. E poi Gaetano Cusmano, l’aiuto allenatore e Stefano Bassan, il mister che segue sia la prima squadra che la juniores. È un allenatore storico del Toniolo. È bravo, sa quando serve la carota e quando invece bisogna usare il bastone. Nella rosa c’è anche suo figlio Nicolò».

Foto di gruppo per i dirigenti (FOTO CISCATO)
Foto di gruppo per i dirigenti (FOTO CISCATO)

Un discorso a parte lo merita poi il presidente. «Cesare, “Cesarino” Dalla Vecchia è una persona speciale. È il presidente storico, un papà per tutti. È un uomo dal cuore grande… e io non riesco a dargli del tu. Lo ringrazio, così come dico grazie alle donne che stanno al nostro fianco. Io… ho sposato una santa, ma meritano un elogio tutte le donne che ci aiutano, le ragazze del bar e le persone che cucinano quando facciamo le cene della società. E poi ringrazio lo sponsor, nella persona di Michele Pigato, titolare con altri due ragazzi della ditta Cema. Ci dà davvero una grossa mano».

Seconda, campo e formazione

E i risultati? È lecito pensare in grande? «Io – risponde Ienna – sono ambizioso e la Seconda è un obiettivo. Credo che con questo gruppo possano arrivare delle soddisfazioni, se non sarà quest’anno sarà per il prossimo. Ciò che conta è migliorare, voglio che questi ragazzi crescano anche come uomini». E le iniziative non mancano. «Ho organizzato un incontro motivazionale con Fabio Viviani. A lui, come a Murgita, sono legato da una profonda amicizia. Ai tempi del Vicenza di Guidolin ero di casa». Resta poi la questione-campo. Che a Santo di Thiene non è semplicissima. «C’è quello dietro la chiesa, poi ci alleniamo su un campo adiacente. Sono spazi esigui, facciamo fatica a incastrare tutto. L’anno scorso avevamo in gestione il campo di Rozzampia, ma ora non è più così. Sarebbe bello se il Comune ci aiutasse di più».

Bassan con Favaretto (FOTO CISCATO)
Bassan con Favaretto (FOTO CISCATO)

La curiosità

Ienna è particolarmente attento alla gestione del gruppo. E prima di ogni partita raduna la squadra e la carica con discorsi motivazionali in cui abbondano le citazioni tratte da film celebri, da “Il gladiatore” a “Ogni maledetta domenica”. Il Rino Toniolo tiene molto anche al settore giovanile. Quest’anno ci sono tutte le squadre (esclusi gli Allievi), per un totale di 70-80 ragazzi. «Il livello è buono – spiega Ienna – però io penso che si debba alzare l’asticella. Attorno a noi ci sono tante società, per invogliare i genitori a portare i loro ragazzi bisogna che ci sia qualità. Poi, ovviamente, ha molta importanza l’aspetto sociale, perchè una delle cose belle del Rino Toniolo è che qui si fa calcio genuino. Ci sono molti ragazzi di seconda generazione e l’integrazione funziona».

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