La Masia, Lollo e il Principe tra capriole e gol. E Fofana sogna la Nazionale

«Fede, dai: fai la Terza». Comincia così la straordinaria avventura de La Masia. Fede al secolo è Federica Fortunato. Amministratrice unica della società, ma soprattutto mamma dal cuore grande. Suo figlio è Nicolò De Benedetti, ora portiere de La Masia, l’anno scorso tra i pali della juniores del Brendola. Gli juniores, appunto: una squadra di amici. Ma la Primavera sembra portare con sè il gusto amaro dei titoli di coda: i ragazzi stanno per andare fuori età, fine della corsa. Alessio Mazzocco, bomber de La Masia, è amico di De Benedetti. E fa partire il famoso messaggio. «Fede, dai, fai la Terza». Può una mamma rimanere insensibile? Mediamente no, meno ancora se è una mamma come Fede. E lì nasce l’idea: iscriviamo una squadra alla Terza categoria. L’inizio è tortuoso. Riassunto del riassunto. Si chiede al Brendola di fare una squadra B. La risposta è negativa. Si comincia a cercare sponsor, si contattano gli Amatori Acb di Brendola. E qui entra in scena Christian Dardano, vicepresidente dell’Acb e ora diesse de La Masia. Con gli Amatori si può fare. Nel frattempo si fa vivo il Brendola, ma ormai la strada presa è un’altra. Fortunato coinvolge altri due soci, il dg Daniele Vanzo ed Eros Vinante, presidente onorario nonchè massimo dirigente degli Amatori. Lo sponsor, fondamentale per il club, è Gianni Beggio (Power Europe). E così in giugno nasce l’Acb La Masia. Il “battesimo” è con una riunione… sotto il campanile di San Vito.

I canterani

La squadra è stata chiamata La Masia perché è estremamente verde. E quindi quale nome migliore di quello del celeberrimo centro di formazione del Barça? L’età media del gruppo è di 20,6 anni. Ma a dispetto di questo, l’avvio in campionato è stato entusiasmante: un filotto di 10 vittorie consecutive, interrotto solo dal pari con i West Lions. Ma i risultati contano fino a un certo punto. Perchè, come spiegano Fortunato e Dardano, La Masia è nata all’insegna del motto: «Perchè perdere i ragazzi?». E non sono stati persi. Anzi, giocano in un ambiente sereno e coeso. Che evidentemente influenza in maniera positiva un gruppo molto unito, anche perchè composto per la maggior parte da giovani del paese, che giocano assieme sin da piccoli. Li guida un solido team di dirigenti, supportati dal gruppo delle mamme, «preziosissime per il loro impegno, al bar, in lavanderia e in tante altre situazioni». La squadra è allenata da Nico Marzari, che ha vinto due campionati con gli amatori. Il livello tecnico dei giocatori è buono.

Il leader è Alessio Mazzocco, detto Il principe, «tanto forte quanto emotivo». E poi in giallonero c’è una bella galleria di personaggi. A cominciare da Gino Beltrame: «Faccia simpatica, il classico underdog». Lorenzo Pelizzari, detto Lollo, è il giullare del gruppo: famose le sue esultanze con capriole. Il terzino Seba Bedin è il più pacifico: «Se cade il mondo lui si sposta». La difesa è poi guidata dal centrale Andrea Figari, il Professore, «tutta testa». Giocatore di qualità (tre anni e mezzo ne La Rocca), studia economia e management ed è un perfezionista che si fa guidare da un nutrizionista. Un discorso a parte lo merita poi Oumar Fofana. Che chiama Dardano e Fortunato “papi e mami”. E c’è un perchè. Il giocatore, classe 2004, è un rifugiato proveniente dalla Guinea (Conakry). Viveva in parrocchia quando fu notato in un torneo estivo, il “Terzo tempo” organizzato dagli Amatori. Giocava nella squadra allenata da Dardano, che cercava di trovargli un ruolo. Ma come attaccante non funzionava, mentre da centrocampista non tornava. «E poi, in autostrada mentre andavo a Roma per un concerto, l’illuminazione: terzino destro». Detto, fatto. Funziona. Ora lo vuole mezza provincia. E lui in cuor suo pensa alla Nazionale della Guinea. Solo un sogno? Anche La Masia lo era…

Feste, cene, ritrovi... il Terzo tempo è molto importante
Feste, cene, ritrovi… il Terzo tempo è molto importante

«Settore giovanile? Per ora no: rispettiamo il Brendola»

Una ventina di dirigenti per una grande avventura, che sta riservando parecchie soddisfazioni, anche e soprattutto sotto il profilo umano. Ma ci sono margini di crescita. Per esempio, è possibile che si dia vita a un settore giovanile? «In questo momento no – risponde Dardano -. Abbiamo rispetto per il Brendola e non sarebbe corretto pestarci i piedi. Se poi in futuro ci venisse chiesto di dar vita a qualche forma di collaborazione se ne potrebbe parlare». Il futuro, appunto. Che potrebbe anche essere in Seconda. Ma La Masia come vivrebbe un eventuale salto? «Ci sarebbero tante cose da valutare… Per esempio: quanto ragazzi resteranno? Già adesso abbiamo richieste. Ecco, diciamo che la serie superiore è qualcosa di sconosciuto per noi. Ma fa gola. E non ci spaventa».

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