Sul treno maledetto tanti 18enni, tornavano da un concorso a Madrid: “Morti sognando un futuro”

Tornavano stanchi ma fiduciosi, con la testa ancora immersa nelle domande del concorso e la stanchezza addosso, ma anche la speranza di un posto stabile in futuro. Sul treno Alvia diretto da Madrid a Huelva, in Andalusia, travolto domenica sera nella tragedia ad Adamuz, viaggiavano anche moltissimi 18enni e ventenni di ritorno a casa, dopo aver sostenuto le prove per diventare assistenti delle istituzioni penitenziarie dello Stato.

Espressione di una generazione sospesa tra sacrifici e aspettative, colpita nel momento in cui il futuro sembrava finalmente a portata di mano. «Sono morti sognando un futuro», ripete sconvolta Raquel Lopez, responsabile di una storica Accademia di preparazione ai concorsi. Anche molti suoi studenti erano a bordo. Alcuni si sono salvati, altri sono rimasti gravemente feriti, almeno due non torneranno più.

«E’ un colpo devastante, siamo costernati», assicura, nel ricordare le ore drammatiche vissute domenica sera, quando i familiari degli studenti hanno cominciato a chiamare disperati per avere notizie dei propri figli, che non riuscivano a contattare sui cellulari».

Tra i superstiti c’è Lola Beltran, una giovane di Huelva, che solo ora riesce a dare un nome all’orrore vissuto.

«Solo dopo sono riuscita a rendermi conto della reale portata di quello che è successo», racconta, salva per un caso della sorte. «Il mio biglietto era per il vagone tre, uno dei più colpiti, ma mi sono spostata nel cinque per stare con una mia compagna. Tornavamo parlando dell’esame, delle sensazioni. Io credevo di aver fatto bene, ma tutto questo ora è relativo», aggiunge.

Alle 19:39 l’impatto dell’Alvia con i vagoni dell’Iryo deragliati, che hanno invaso la corsia opposta della linea dell’alta velocità. Poi il caos.

«Quando abbiamo rotto i finestrini per uscire dal treno e ho visto i vagoni davanti finiti nella cunetta, ho capito che l’incidente era molto più grave di quanto pensassimo», ricorda la studentessa. «Abbiamo dovuto spaccare i vetri con i martelletti per riuscire a uscire e allontanarci sui binari. Dentro c’era un caos totale: urla, sedili divelti, persone ferite».

Nella confusione totale, Lola ha chiamato i soccorsi. «E’ stato mio fratello ad avvertirmi che c’era un secondo treno coinvolto nell’incidente. Mi ha detto: Lola, richiamali, non sanno che siete lì».

Con i ragazzi di ritorno a Huelva viaggiavano anche i preparatori: Ricardo Chamorro Caliz, 57 anni, identificato fra le 42 vittime accertate. Mentre Andres Gallardo Vaz risulta ancora disperso.

Le loro foto hanno riempito le reti sociali per ore, nella speranza che fossero trovati in vita fra i feriti e i passeggeri superstiti. La tragedia ha particolarmente colpito Huelva: almeno 17 delle 42 vittime accertate erano originarie della cittadina andalusa e stavano tornando a casa.

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