L’UE fa muro sul Board di Gaza, ma Trump: ‘Roma vuole entrarci’. Il conflitto con l’art. 11 della Costituzion

Quasi cinque ore di dibattito senza telefonini e in formato ristretto. Sul tavolo, un menù fisso: le relazioni transatlantiche con la nuova, a dir poco imprevedibile, America di Donald Trump.

Il Board di Gaza: favorevoli e contrari

Le conclusioni sono state orali perché, essendo straordinario, il summit non prevedeva un testo scritto. In questo caso, tuttavia, per i vertici Ue è stato quasi un vantaggio. Su Trump l’unità mostrata dall’Ue sta crescendo ma non racchiude certo tutte le capitali. Il Board di Gaza è stato firmato da Ungheria e Bulgaria. E’ stato rifiutato nettamente dalla Spagna. Mentre altri Paesi hanno preso tempo, tra questi anche l’Italia. Anche se, tornando da Davos, Trump ci ha voluto mettere ancora una volta lo zampino. “Giorgia Meloni e Karol Nawrocki mi hanno detto che vogliono unirsi, ma prima devono espletare le formalità necessarie”, ha detto il presidente americano, secondo i media presenti sull’Air Force One. Alle sue parole, Palazzo Chigi non ha voluto replicare anche se non si possono escludere contatti tra Roma e Washington nelle ultime ore.

La questione costituzionale

Di certo, le affermazioni del tycoon sono destinate a far rumore, soprattutto in Italia. Dove nelle scorse ore era emerso con chiarezza che, con l’attuale statuto, il Consiglio di Pace per Gaza andrebbe a confliggere con l’articolo 11 della Costituzione. A Bruxelles, a destare preoccupazione sono “diversi elementi dello statuto” del board, che riguardano il perimetro delle competenze, l’assetto di governance e la compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite. Dubbi che non escludono, tuttavia, una disponibilità a “collaborare” con l’amministrazione Trump “nell’attuazione di un piano di pace globale per Gaza”, a condizione che il board operi come amministrazione transitoria nel pieno rispetto della risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Europa vs America di Trump

Al suo rientro negli Stati Uniti, Trump si è soffermato nuovamente sui temi a lui cari in questi: dalla Groenlandia all’Europa, non lesinando attacchi. A Bruxelles, ormai, sembrano quasi consapevoli che andrà avanti così fino al Midterm. Dialogo e fermezza, senza alimentare ulteriori escalation, è la strategia che Commissione e Consiglio europeo vogliono mantenere. Senza reazioni impulsive, ma con ritorsioni credibili sempre sul tavolo. Su alcuni punti, come la sovranità della Groenlandia, c’è una linea rossa che per l’Europa non va valicata. Su altri, come la sicurezza dell’Artico, c’è la disponibilità a lavorare con Washington. Al vertice si è parlato anche di autonomia strategica, destino ineluttabile ormai sia per Ursula von der Leyen sia per Antonio Costa. Così come resta immutato “il fermo impegno per i principi del diritto internazionali”, si legge nelle conclusioni.

L’Ue verso partner alternativi

Da domani l’Ue tornerà pancia a terra a costruire la sua rete alternativa alla partnership con gli Usa. I vertici comunitari saranno martedì 27 in India per un accordo commerciale che si preannuncia cruciale. Mentre, sul Mercosur, l’impressione è che né la maggioranza dei governi né Palazzo Berlaymont vogliano aspettare la Corte di Giustizia Ue, come votato invece dall’Eurocamera. “I Paesi hanno già dato l’ok per l’applicazione provvisoria dell’intesa”, ha sottolineato Costa, invitando la Commissione ad andare avanti.

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