L’Ue replica a Zelensky: “Da noi 200 miliardi”. Meloni delusa e la Lega attacca ancora il president

Una certa delusione e un pizzico di irritazione. La sferzata all’Europa diretta da Volodymyr Zelensky nel suo intervento a Davos ha raccolto pochi applausi nelle cancellerie europee. A Palazzo Berlaymont sono consapevoli che, in un alcuni frangenti, l’Ue avrebbe potuto fare di più, come ha sottolineato con veemenza il leader ucraino. Ma è anche vero che l’Unione ha 27 teste e, spesso, prendere decisioni non è né semplice né rapido. Ed è anche vero, come ha ricordato la Commissione, che finora per Kiev l’Ue ha fornito 200 miliardi.

La delusione di Meloni e Tajani

I sacrifici, insomma, non sono mancati. E non è un caso che il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, pur essendo un ferreo sostenitore dell’Ucraina, abbia parlato di parole “ingenerose” nei confronti dell’Europa. Stessa delusione, ma con parole più diplomatiche, della premier Giorgia Meloni che si dice «dispiaciuta». A Bruxelles nessuno ha intenzione di mettere il presidente ucraino nel mirino, peraltro in un momento molto delicato sia dal punto di vista negoziale sia sul terreno. Ma, come ricordato da Tajani, deve essere chiaro a tutti come «l’Europa abbia garantito l’indipendenza dell’Ucraina e abbia fatto di tutto per sostenerla dal punto di vista politico, finanziario e militare». Si poteva fare di più? Probabilmente sì, ma forse è meglio che a dirlo siano gli stessi europei. «Io penso di essere la prima che ha detto che l’Europa si deve un pò svegliare….dopodiché per quello che riguarda Zelensky devo anche ricordare che abbiamo fatto tutto quello che potevamo e quindi voglio dire…una cosa è che lo diciamo noi, quindi un pò mi è dispiaciuto», ha osservato invece la presidente del Consiglio.

La Lega attacca Zelensky

Ben diversa la reazione di chi, nel governo italiano, spesso e volentieri sull’aiuto a Kiev ha dissentito. «Zelensky firmi al più presto l’accordo, perché sta perdendo uomini e territori, prima firma e meglio è», ha tagliato corto Matteo Salvini. «Zelensky vuole solo miliardi e armi», ha attaccato Roberto Vannacci. La sferzata del leader di Kiev è arrivata alle porte di un mese forse decisivo per gli equilibri in campo nel conflitto. Già giovedì prossimi i ministri degli Esteri dell’Ue cominceranno a parlare del ventesimo pacchetto di sanzioni da mettere in campo contro la Russia. Sanzioni economiche e alla flotta ombra di Mosca, innanzitutto. L’obiettivo è approvarle il 24 febbraio, quarto anniversario della guerra. Parallelamente la Commissione comincia a pianificare il post-guerra. In un documento redatto in questi giorni e inviato informalmente (e discretamente) alle 27 cancellerie l’esecutivo Ue prevede la messa a terra di 800 miliardi di dollari – tra capitali pubblici e privati, prestiti e sovvenzioni – nei prossimi dieci anni per la ricostruzione ucraina. Cinquecento ne serviranno solo per coprire il deficit di Kiev, la ricostruzione degli alloggi e la ripresa delle aree martoriate dalla guerra. «La ricostruzione rappresenta un’opportunità unica per costruire un’economia del futuro, resiliente, digitalizzata e posizionata tra i mercati in più rapida crescita al mondo», si legge nel documento di 18 pagine, intitolato «Roadmap per la prosperità dell’Ucraina: una visione per l’Ucraina 2040». Certo, c’è sempre prima una pace da costruire. L’Ue guarda con fiducia ai negoziati di Abu Dhabi, con la solita postilla: sulla sicurezza dell’Ucraina, che è anche quella Europa, anche Bruxelles dovrà trattare. Solo che, per i vertici Ue, è ancora troppo presto per parlare con Mosca.

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2026-02-13 21:47:56

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