Iva Zanicchi riceve il Vitti D’Oro: «Ho avuto l’onore di incontrarla, ho ricevuto da lei dei complimenti che non avrei mai immaginato»

Iva Zanicchi riceve il Vitti D’Oro: «Ho avuto l’onore di incontrarla, ho ricevuto da lei dei complimenti che non avrei mai immaginato»

“E’ stato per me un onore omaggiarla sul palco della 72° edizione del Festival, io la amavo come una di famiglia”

Iva Zanicchi riceve il Vitti D'Oro: «Ho avuto l'onore di incontrarla, ho ricevuto da lei dei complimenti che non avrei mai immaginato»
di Carmela De Rose
6 Minuti di Lettura
martedì 16 dicembre 2025, 12:07
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Era una serata carica di emozione, quella del 14 dicembre alla Nuvola di Roma, una cornice scenografica nel cuore dell’Eur trasformata per ospitare la terza edizione del Premio Monica Vitti ideato da Eleonora Canuti con la regia di Guido Faro, il riconoscimento dedicato al talento nel cinema, nel teatro e nella televisione ispirato alla leggendaria attrice romana.  

 

Tra i protagonisti della serata c’era Iva Zanicchi, che ha ricevuto uno dei prestigiosi Vitti d’Oro, simbolo di eccellenza artistica, forza e determinazione femminile nel segno della memoria di Monica Vitti.  

 

Abbiamo incontrato Iva Zanicchi prima dell’inizio della sua intervista, e la sua simpatia travolgente ha subito reso la conversazione indimenticabile. Ridendo, ci ha confessato che non avrebbe mai immaginato che sarebbe stata una serata così speciale, tanto che — scherzando — non pensava nemmeno di truccarsi per l’occasione: “Pensavo di stare tranquilla a casa, invece eccomi qui… e guarda che emozione!” ha detto con il suo tipico sorriso ironico.

 

La serata sarà trasmessa in prima serata su Rai 1 il 23 dicembre, sarà condottoda Claudio Guerrini e Angela Tuccia, portando nelle case degli italiani un tributo all’arte e alla memoria di Monica Vitti, insieme ai volti più illustri dello spettacolo italiano.  

 

È in questo clima di festa e di ricordi che abbiamo raccolto l’intervista integrale, nella quale Iva ripercorre il suo rapporto con la grande attrice, le somiglianze percepite, l’affetto profondo e i momenti indimenticabili che le hanno legate nel tempo.

 

Icona indiscussa della musica e dello spettacolo italiano, Iva Zanicchi è una delle voci più potenti e riconoscibili che il nostro Paese abbia mai conosciuto. Nata a Ligonchio, in provincia di Reggio Emilia, ha iniziato la sua carriera negli anni Sessanta, affermandosi subito come interprete dalla vocalità straordinaria e dal carattere magnetico. Vincitrice per tre volte del Festival di Sanremo — con “Non pensare a me” (1967), “Zingara” (1969) e “Ciao cara, come stai?” (1974) — una delle poche donne se non l’unica ad avere conquistato il primo posto così tante volte nella storia della kermesse canora, diventando una leggenda della musica italiana. La sua carriera ha attraversato oltre sei decenni, includendo tournée internazionali, collaborazioni con grandi artisti come Mikis Theodorakis e Charles Aznavour e una presenza fissa nella cultura popolare italiana, tra musica, televisione e spettacolo dal vivo.  

 

Lei ha avuto modo di incontrare personalmente Monica Vitti. Ci racconta come avvenne quel primo incontro e che impressione le fece?

 

“Sì, l’ho incontrata in un modo del tutto inaspettato.

Ero a Cinecittà, poverina, chiusa in una sala di doppiaggio perché avevo girato uno di quei filmetti leggeri che si facevano all’epoca. Il film si chiamava Una ragazza tutta d’oro e io venivo da una vittoria a Sanremo: un periodo strano, confuso, un po’ surreale. A un certo punto si apre la porta alle mie spalle e sento una voce che dice: “Fammi vedere, Iva, se davvero ci assomigliamo”. Mi giro… ed era lei, Monica Vitti. Rimasi senza parole. Lei stessa, con grande ironia, mi disse: “Ma dove assomigliamo, ma dove?”. In effetti non era una somiglianza evidente, però c’era qualcosa di familiare. Sa perché? Perché lei assomigliava moltissimo a mia sorella maggiore. Allora glielo dissi con grande affetto: “Tesoro, io ti adoro, ti amo, per me sei la più grande attrice di tutte, però no, non assomigliamo”. Però quella cosa mi ha lusingata tantissimo.”

 

Si è spesso parlato anche di una certa somiglianza vocale tra voi due. Lei cosa ne pensa?

 

“Sì, anche di voce in effetti ci assomigliavamo. Io sono un contralto, ho una voce scura, profonda. Lei aveva quella voce un po’ sporca, graffiata, ma incredibilmente affascinante. Era una voce che raccontava già una storia da sola. E poi pensi che lei mi fece dei complimenti proprio per la mia voce: per me fu un onore enorme. Monica non era solo un’attrice: cantava, ballava, recitava, era una comica straordinaria. Aveva una completezza rarissima. In questo, forse, un pochino le assomiglio anch’io: mi piace spaziare, non stare mai dentro un solo ruolo.”

 

Quando Monica Vitti è venuta a mancare, nel 2022, lei l’ha omaggiata sul palco del 72° Festival di Sanremo. Che rapporto emotivo aveva con lei e cosa ha rappresentato per il nostro Paese?

 

“Io l’ho amata profondamente, ma credo davvero che tutta l’Italia l’abbia amata. Era una di quelle figure che il mondo intero ci invidiava. Monica era un’attrice straordinaria, perché non è affatto facile fare la comicità come la faceva lei, con quell’intelligenza, quella misura, quella malinconia nascosta. E allo stesso tempo sapeva essere drammatica, intensa, dolorosa. Lei faceva tutto. Lei era tutto. Era unica proprio per questo: poteva interpretare qualsiasi ruolo ed essere sempre credibile, sempre vera. Quando la ricordammo a Sanremo non lo feci solo perché era doveroso omaggiarla, ma perché per me è davvero un vanto nazionale. Io viaggio molto all’estero e, certo, vengono sempre citate grandi donne come Sophia Loren, che adoro, o Gina Lollobrigida, un’altra icona immensa. Ma Monica Vitti è qualcosa di diverso, di irripetibile. È stata, ed è, unica.”

 

C’è una domanda che avrebbe voluto farle e che non ha mai avuto il coraggio di rivolgerle?

 

“Sì, assolutamente sì. Avrei tanto voluto dirle: “Monica, facciamo qualcosa insieme?”. Non un film, quello era impensabile, ma magari una cosa piccola, in televisione. Cantare insieme, giocare, fare uno sketch. Mi sarebbe piaciuto tantissimo. Non ho mai avuto il coraggio di chiederglielo, e questo un po’ me lo porto dentro. Quando è morta ho provato un grande dolore, vero, profondo. Ho sofferto come se fosse venuta a mancare una persona di famiglia. È stato un vuoto reale, non solo artistico ma umano.”

 

Se dovesse racchiudere Monica Vitti in una sola parola, quale sceglierebbe?

 

“È troppo facile, forse anche banale, ma è la più vera: fantastica.”

 

 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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