Serena Mollicone, all’appello bis: il giorno del carabinieri che riaprì il caso

Serena Mollicone, all’appello bis: il giorno del carabinieri che riaprì il caso

Il maresciallo Gaetano Evangelista torna in aula come teste chiave dell’accusa

Emanuele La Prova-E' ricominciato nella giornata di venerdì, il processo per l'omicidio di Serena Mollicone, la giovane diciottenne assassinata ad Arce, nel giugno del 2001. La seconda udienza, si è svolta all'interno di un'aula dell'università di...
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mercoledì 17 dicembre 2025, 07:46
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Delitto di Serena Mollicone, entra nel vivo il processo d’appello bis a Franco, Marco e Annamaria Mottola. Tre i testi che la procura generale ha citato per l’udienza in programma oggi: c’è il maresciallo Gaetano Evangelista, l’ex comandante dei carabinieri di Arce che nel 2004 subentrò al maresciallo Franco Mottola. Proprio Evangelista, nel 2006, dopo l’assoluzione del carrozziere Carmine Belli, fu il primo ad iniziare ad indagare attorno alla caserma di Arce per ricostruire le ultime ore di vita di Serena Mollicone. Nel quadro degli accertamenti si concentrò sui rapporti tra i militari.

«Le voci sul probabile coinvolgimento nella vicenda di Marco Mottola incominciavano ad essere sempre più insistenti», scrissero i carabinieri nell’informativa finale in quello che ora viene ribattezzato l’appello bis. E il maresciallo Evangelista, sottolinearono gli investigatori, «iniziò una serie di accertamenti investigativi raccogliendo informazioni, testimonianze ed altra documentazione sul caso Mollicone». Dunque Evangelista – uomo chiave dell’accusa in primo grado, in appello e ora nell’appello bis – sarà chiamato a ricostruire i dettagli e i particolari raccolti sulla morte di Serena che, per l’accusa, sarebbe avvenuta proprio nella caserma di Arce, dove, a seguito di un presunto litigio con Marco Mottola, sarebbe stata spinta contro una porta e poi soffocata.

L’INTERROGATORIO

Ma oggi sarà anche la volta dell’ex colonnello Pietro Caprio (ex comandante del reparto operativo del comando provinciale di Frosinone) e del maresciallo Marco Sperati, i due militari che nel 2008 furono presenti all’interrogatorio dell’ex brigadiere Santino Tuzi – morto suicida – quando fece la rivelazione choc sull’ingresso della 18enne, la mattina del primo giugno 2001, nella caserma.

Il ruolo di Tuzi torna al centro del processo d’appello: le sue dichiarazioni hanno subito diverse interpretazioni nei giudizi precedenti, ma ora devono essere vagliate nuovamente con il riscontro esterno che l’accusa ritiene di portare in aula con le confidenze che Tuzi fece al suo amico e collega Tersigni, che era alla guida della stazione dei carabinieri di Fontana Liri. E la Cassazione, sul punto, nella motivazione afferma: «La mancata assunzione della deposizione del maresciallo Tersigni e la mancata acquisizione delle intercettazioni relative alla conversazione ambientale del 28 settembre 2008 e alla conversazione telefonica del 10 ottobre 2008 tra l’appuntato Venticinque e la Da Fonseca (di supporto alla verifica di attendibilità di Tuzi e di quest’ultima), impongono l’annullamento della sentenza impugnata e il rinvio per nuovo giudizio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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2026-01-04 11:51:28

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