Roma, sequestra la ex in un b&b: «Perché continui a disobbedire. Sporgiti dalla finestra così ti posso spingere bene»
Incubo per una minorenne chiusa nella camera dal fidanzato che aveva lasciato. Condannato per stalking

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La fine di una relazione, poi l’escalation persecutoria fatta di minacce di morte, telefonate continue e insulti all’ex fidanzata. Il riassunto di una vicenda che ha portato ieri alla condanna a otto mesi di Stefano S., 30enne nato a Torino ma residente in provincia di Catanzaro. La vittima è una ragazza romana classe 2003, che ha subito le vessazioni per anni – da marzo 2019 a febbraio 2023 – anche quando era ancora minorenne. L’accusa aveva ricostruito un quadro molto più grave, composto da svariati capi di imputazione che comprendevano la violenza sessuale e il sequestro di persona – tanto che il pubblico ministero aveva chiesto per l’imputato 9 anni di pena – ma è stato riconosciuto dai giudici della quinta sezione solo il reato di stalking aggravato.
LA PERSECUZIONE
L’incubo comincia nel marzo 2019: la relazione con la vittima in quel momento è finita, ma Stefano non lo accetta. E dà il via a una lunga serie di telefonate per mettersi in contatto con l’ex, spesso notturne e in modalità anonima, condite da messaggi a raffica anche tramite social network. Le vessazioni non si fermano ai messaggi e alle telefonate. Perché il ragazzo, all’epoca 24enne, inizia a fare appostamenti nei luoghi frequentati abitualmente dalla vittima: le si presenta sotto casa, si fa trovare nel bar vicino alla sua abitazione o fuori scuola, o ancora lungo il tragitto che la ragazza faceva per tornare una volta finite le ore di lezione. Poi, nel settembre 2019, la raggiunge a Roma e la intercetta alla fermata della metro Flaminio.
E in quell’occasione approfitta di un malore improvviso della ex, che allora aveva 16 anni, per indurla a seguirlo in una camera d’albergo. Qui secondo l’accusa l’avrebbe sequestrata e violentata, ma non secondo i giudici, che non hanno riconosciuto tale circostanza. La persecuzione in ogni caso non si interrompe. Perché a dicembre 2021, tentando di aggirare i blocchi della ragazza, l’imputato crea account falsi su Instagram per continuare a contattarla.
GLI INSULTI
La relazione assume poi i contorni di un tira e molla quando, nel giugno 2022, Stefano S. e la ex si riavvicinano e il mese dopo soggiornano insieme nella casa di lui in provincia di Catanzaro. Qui la situazione degenera di nuovo quando l’uomo, durante un accesso d’ira, le ordina «stai zitta», per poi sferrarle uno schiaffo in faccia. Da quel momento riprendono le telefonate, le videochiamate e i messaggi ossessivi allo scopo di controllarla e impedirle di uscire con le amiche. Le minacce a quel punto si estendono anche ai familiari della vittima: «Vengo sotto casa tua e poi vedi, faccio scendere tuo padre», si legge nelle conversazioni finite agli atti. E ancora: «Se non scendi tu, scenderà tuo padre e poi vedo cosa fare, gli do due pizze in faccia me la vedo io con lui così la paghi», oppure «ti rovino schifosa» e il solito «la pagherai».
Toni che si fanno ancora più brutali quando la giovane decide di lasciare il suo carnefice di nuovo, nel settembre 2022, con lui che non accetta la decisione, le si presenta di notte sotto casa e la appella su Whatsapp come una «p…», «lurida» e «persona di m…». Il giorno dopo, l’imputato si fa trovare di nuovo sotto l’abitazione della ex, le invia foto per dimostrarle che è lì e la induce a seguirlo in un b&b. Una volta dentro, la ragazza racconta di essere stata trattenuta per tre ore contro la sua volontà e minacciata: «Sono dovuto venire per forza sotto casa tua perché mi hai disobbedito», e ancora «affacciati bene alla finestra, sporgiti e guarda meglio che sta piovendo cosi ti posso spingere bene, così risolvo il problema, la faccio finita con questa situazione, perché da quando ci siamo lasciati tu per me sei solo un problema perché ti devo tenere a bada». Nonostante lei lo denuncia, le minacce proseguono a febbraio 2023, stavolta dirette al nuovo fidanzato: «Se mi dice qualcosa è l’occasione giusta che gli faccio male», scrive il 24enne. Tutte condotte, queste, che hanno indotto nella vittima un perdurante stato di ansia e paura, costringendola ad isolarsi, a cambiare numero di telefono e, soprattutto, le abitudini di una vita intera.
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