Foligno celebra Giampaolo Magri: 8° Dan al maestro del judo umbro

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Il tatami non dimentica. Conserva i passi lenti dell’attesa, il suono secco delle cadute, il rispetto silenzioso che precede ogni saluto. È lì che Giampaolo Magri ha trascorso una vita intera, iniziata nei primi anni Sessanta e mai davvero conclusa, perché il judo – per chi lo vive fino in fondo – non conosce pensionamenti. Sabato, a Ostia, al maestro folignate è stato conferito l’8° Dan: un riconoscimento che va oltre il grado, oltre la tecnica, oltre il risultato. È il sigillo su più di sessant’anni di sport, insegnamento e servizio, intrecciati con la crescita del judo umbro e con le storie di generazioni di atleti formati prima come persone e poi come judoka. Il conferimento, avvenuto “Motu Proprio” nel corso dei Campionati Italiani Assoluti, rappresenta il massimo riconoscimento federale. Nella motivazione ufficiale, firmata dal presidente Fijlkam Giovanni Morsiani, si parla di «pluridecennale e meritoria opera svolta a favore del judo italiano, in considerazione delle tante e particolari benemerenze acquisite attraverso il costante, qualificato e prezioso impegno dimostrato per lo sviluppo tecnico e la diffusione della disciplina». Un riconoscimento che «corona ed onora, nella maniera più degna, una lunga militanza sportiva e una dedizione totale verso il judo italiano».
Sessant’anni nei quali Magri ha attraversato tutte le stagioni del judo moderno, da atleta prima e da maestro poi. «Il judo è cambiato moltissimo – racconta –. Una volta contava soprattutto la tecnica, oggi senza una preparazione atletica di altissimo livello non si va avanti. È uno sport diventato più veloce, più potente, più esigente». Ma dietro i risultati agonistici, i campionati italiani organizzati a Foligno, i ruoli tecnici e federali ricoperti (da commissario tecnico regionale a dirigente e ufficiale di gara nazionale), c’è soprattutto un’eredità umana che ha segnato profondamente il territorio. «La soddisfazione più grande per un maestro è vedere i propri allievi diventare insegnanti – spiega Magri –.
A Foligno oggi ci sono tre società e tutti gli istruttori sono stati miei allievi. Lo stesso vale per Terni e Nocera. È così che un movimento cresce davvero».Un percorso fatto anche di storie simboliche, come quella che lega Magri ad Antonio Brutti, oggi suo collaboratore più stretto e tecnico dell’associazione. «Lo seguo da quando aveva sei anni. Durante un gioco riuscì perfino a buttarmi fuori dal tappeto. Oggi è il mio braccio destro. Vedere un bambino diventare un tecnico, un uomo, è la più grande ricompensa». Il judo, per Magri, resta prima di tutto una scuola di vita. «I valori vengono prima delle tecniche: rispetto, educazione, amicizia. È questo che cerchiamo di trasmettere ai bambini, soprattutto oggi».
Attorno al maestro c’è una vera e propria famiglia del judo: il figlio Piergiorgio, arbitro nazionale di prima categoria, anche egli premiato sabato con il 5° Dan; la moglie, cintura nera e presidente della società; decine di tecnici cresciuti sul tatami folignate e oggi punti di riferimento in tutta l’Umbria. «Questo riconoscimento – conclude – appartiene anche a loro. Senza una squadra, nessun percorso così lungo sarebbe possibile».
E così, sul tatami che non dimentica, l’8° Dan di Giampaolo Magri non segna una fine, ma l’ennesima tappa di una storia che continua a vivere nei gesti, nei valori e nelle persone che ha formato.
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