Attacco hacker alla Asl: pazienti chiedono i danni per 2,5 milioni di euro

Attacco hacker alla Asl: pazienti chiedono i danni per 2,5 milioni di euro

Dopo due anni la prima azione di 5 utenti che si basa sul provvedimento del Garante

L'ospedale dell'Aquila
di Marcello Ianni
3 Minuti di Lettura
giovedì 11 dicembre 2025, 07:10
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IL CASO

Quasi due milioni e mezzo di euro. È l’ammontare delle prime cinque richieste di risarcimento danni per l’attacco hacker che nel maggio di due anni fa colpì la Asl dell’Aquila provocando rabbia e incredulità tra pazienti e personale, a causa dei dati sensibili rubati dai database dell’azienda sanitaria e in parte pubblicati sul dark web. Si tratta delle richieste risarcitorie a firma degli avvocati Marco Colantoni e Pier Luigi D’Amore, tra i primi a raccogliere le istanze degli utenti quando l’attacco hacker venne a galla con la sua portata: 550 gigabyte di documenti prelevati sui quali gli agenti della Polizia postale stanno ancora indagando sotto il coordinamento della Procura di Campobasso, dopo che quella dell’Aquila si è dichiarata incompetente perché tra i dati sottratti ci sarebbero anche quelli di magistrati.

Le persone che hanno chiesto risarcimenti lamentano la violazione di atti che vanno dai semplici dati anagrafici, fino ai referti completi o intere cartelle cliniche (con diagnosi, anamnesi anche familiare, terapie, storia clinica dettagliata) passando per documenti ancor più delicati che attestano interruzioni di gravidanza, trattamenti oncologici, problemi psichiatrici, patologie che possono comportare ostracismo sociale.

LE CONTESTAZIONI

«La documentazione ad oggi acquisita – evidenziano i due avvocati – ci è stata sufficiente per arrivare a una accurata valutazione giuridica e tecnica (tramite la preziosa collaborazione di esperti in informatica e cybersicurezza). A marzo di quest’anno il Garante ci ha comunicato l’adozione del provvedimento, frutto anche delle istanze da noi inoltrate. Con tale provvedimento – aggiungono – vengono individuate, valutate, accertate le violazioni della normativa privacy commesse dall’azienda. L’Autorità competente ha puntualmente individuato ed accertato che l’azienda ha commesso plurime violazioni della normativa privacy. Dunque al momento il provvedimento del Garante costituisce un fondamentale elemento delle nostre azioni. Abbiamo dedicato mesi – puntualizzano i due legali – ad analizzare nel dettaglio il provvedimento avvalendoci di consulenti informatici e di cybersicurezza. Senza entrare troppo nel dettaglio e nel tecnico, possiamo dire che tra le plurime violazioni accertate, alcune ci hanno colpito in modo particolare. Ci riferiamo alle accertate vulnerabilità nella conservazione e protezione dei dati, che hanno permesso agli hacker di entrare nel sistema Asl e muoversi indisturbati. Alcune erano ben note e richiedevano semplici attività operative pressoché senza costi per l’Azienda. Si tratta di errori elementari di gestione, scelte errate, carenze organizzative che avrebbero potuto essere evitati con minime misure di ordinaria sicurezza informatica. Tanto, ovviamente, a detta dei nostri consulenti che hanno approfondito le carenze rilevate dal Garante. Non si è trattato di una sfida tecnologica insuperabile, ma del venir meno di obblighi basilari. L’Azienda non ha assolto al proprio dovere di accountability, adottando misure di sicurezza inadeguate rispetto al rischio, al contesto e alla natura dei dati trattati. Di qui le istanze risarcitorie stragiudiziali alla Asl: siamo già pronti per le istanze già inviate a instaurare le conseguenti procedure in sede giudiziale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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