Galleria di Atina ancora chiusa. «Ritardi imprevisti»
Superstrada Cassino-Sora, il ministero delle Infrastrutture risponde alla deputata Fontana: «Emerse rilevanti problematiche geomorfologiche dentro e sopra la calotta»

.nl-optin-notext.nl-optinform .testata-bg {
background: #b22222;
}
.nl-optin-notext.nl-optinform .bg-wrap>div .nl-optin-bg {
opacity: 1;
background: #eee;
}
“Sono emerse rilevanti e imprevedibili problematiche geomorfologiche”: questo il motivo per cui la galleria Capo di China ancora non riapre. A mettere la motivazione nero su bianco è stato il Ministero delle Infrastrutture rispondendo ad una interrogazione presentata dalla deputata del M5S Ilaria Fontana. Dal 18 marzo del 2025 la galleria di Atina sulla superstrada Sora-Cassino è chiusa per un intervento di manutenzione straordinaria che, di proroga in proroga, si sta trasformando in un calvario logistico ed economico. Quella che doveva essere una chiusura rapida si è trasformata in un isolamento viario che sta strangolando l’economia locale, con le aziende che denunciano crolli di fatturato e i cittadini costretti a percorrere quotidianamente la tortuosa e insicura viabilità alternativa della SP 259. Il coro di proteste si è levato forte, trovando eco persino in Parlamento grazie all’interrogazione presentata da Ilaria Fontana, che ha messo il Ministero delle Infrastrutture di fronte alla realtà dei disagi.
LA RISPOSTA
La risposta fornita durante il question time, basata sui dati Anas, ha confermato la complessità dell’intervento e, purtroppo, ha fornito la motivazione ufficiale del ritardo, proiettando la conclusione dei lavori all’inizio del 2026. L’investimento è significativo, oltre 14,2 milioni di euro, destinati a rendere l’infrastruttura conforme alle norme vigenti, incluse quelle del recente decreto ministeriale del giugno 2025 sulle gallerie esistenti. Il piano iniziale prevedeva un ambizioso cronoprogramma di quattordici mesi, che l’Anas aveva tentato di ridurre a soli sei mesi grazie all’introduzione di tre turni di lavoro continuativi h24. «Tuttavia, durante le fasi di scarifica e demolizione – spiegano dal Ministero – sono emerse rilevanti e imprevedibili problematiche geomorfologiche all’interno e al di sopra della calotta, una variabile che ha costretto l’ente gestore a rallentare drasticamente le operazioni per garantire la stabilità strutturale del cantiere». Questa inattesa complicazione ha comportato la riprogrammazione della conclusione dei lavori a gennaio del 2026, ovvero tra un mese circa. Tuttavia gli automobilisti che ogni giorno percorrono l’arteria restano scettici e dunque, con alcuni comitati civici considerano l’ipotesi di una class action per i danni subiti.
L’INTERVENTO
A farsi portavoce di tale istanza è Mario Borza, consigliere comunale di minoranza a Casalvieri, che spiega: «Tutti i lavoratori certificati che dalla Valle del Liri e dalla Valle di Comino si recano al lavoro quotidianamente servendosi della superstrada Sora-Cassino e che per la chiusura della galleria sono costretti a tortuosi percorsi alternativi, potrebbero richiedere un risarcimento per i danni provocati dai ritardi nella riapertura della struttura». Una strada realmente possibile da percorrere, quella della class action? Il consigliere ne è convinto: «Il calcolo del danno subito – dice – si fa in base ai giorni di ritardo, all’allungamento del normale percorso e ai costi di carburante sopportati in più rispetto al normale tragitto, oltre al danno in tempi e qualità della vita derivante dal fatto che si è costretti a partire molto prima per arrivare in tempo al lavoro. Ovviamente i lavoratori devono certificare la loro effettiva presenza al lavoro nei luoghi raggiunti attraverso la superstrada. In merito, basta una certificazione dei turni». Ma di questi dettagli – e anche del possibile allargamento dell’iniziativa ad altre categorie di utenti della Sora-Cassino si discuterà in sede di concretizzazione della ‘class action’. Uno strumento, ha concluso Borza, che «da un lato, in prospettiva, servirà a risarcire i lavoratori e, dall’altro, nell’immediato, a far capire ad Anas che la gente non è più disposta a sopportare ritardi».
‘;
outbrainEl.insertAdjacentHTML(“afterBegin”, AdCodeOutbrain);
loadScript(‘//widgets.outbrain.com/outbrain.js’, function(){
// cerco il widget. Necessario se c’è un’altro widget di Outbrain in pagina (es: inread)
OBR.extern.researchWidget();
});
}
function AnnunciOutbrain(callback) {
var outbrainDiv = document.getElementById(‘outbrainWait’);
// Verifica se l’elemento esiste
if (outbrainDiv) {
// Modifica l’id dell’elemento div
outbrainDiv.id = ‘outbrain’;
}
var load_method = impostazioni_testata.outbrain.load_method || ‘first-interaction’;
var outbrainEl = document.getElementById(‘outbrain’);
CED.log(“outbrain load_method:” + load_method);
if (load_method == ‘when-near-viewport’) {
// outbrain parte solo quando scrollando arriva abbastanza vicino alla viewport
if (typeof callback === “function”) {
// Listen for the scroll event
//document.addEventListener(‘scroll’, onScroll(outbrainEl,callback), false);
CedsWNV.watch(outbrainEl, callback, {
checkInterval: 300,
offset: 500
});
/*devo chiamare la funzione con argomenti e variabili */
}
} else {
// DEFAULT: outbrain parte alla prima interazione o dopo il timeout inattività
_waitOnceFor(load_method, callback);
}
}
AnnunciOutbrain(WidgetOutbrainTag);
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE
di Gianpiero Fabrizi
Source URL: http://ilmessaggero.it/frosinone/galleria_di_atina_ancora_chiusa_ritardi_imprevisti-9244843.html

























