Roma, Hanukkà dopo l’attentato di Sydney. Il rabbino capo Di Segni: «Noi qui in segno di resistenza»
Lo stesso movimento attaccato in Australia ha organizzato la tradizionale accensione del candelabro nella Capitale. Un imponente servizio d’ordine tra polizia e carabinieri ha protetto l’evento considerato molto sensibile

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«Pubblico coraggioso!», ringrazia il rabbino Yitzhak Hazan, direttore di Chabad-Lubavitch a Roma. La piccola folla coraggiosa di 300 persone è chiusa in uno spazio delimitato da una doppia transenna, sorvegliata da quattro blindati e non meno di un centinaio di uomini delle forze dell’ordine che guardano negli occhi ogni individuo che lambisce la piazza. Fino a mezz’ora prima delle sei di sera, quando era fissata dal movimento Chabad la tradizionale accensione della Hanukkah in piazza Barberini, autorità ed esponenti della Comunità ebraica non erano certi si sarebbe potuto celebrare il rito dell’illuminazione del candelabro anche quest’anno.
Hanukkà blindata a Roma dopo l’attentato antisemita a Sydney
È perché lo stesso movimento Chabad, in Australia, è stato colpito al cuore da una strage di 16 ebrei uccisi a colpi di fucile da caccia durante lo stesso rito che è andato in scena ieri sera a Roma per la 38° volta. Nella Capitale, alla fine, ha prevalso lo spirito di festa con i balli e i vassoi colmi di sufganiot, le frittelle cosparse di zucchero. Ma è stato preceduto dalla richiesta, l’ennesima, di fare argine contro «l’odio antisemita che non ha alcuna giustificazione politica». Dopo l’attentato di Sydney quelle luci non ricordano solo – come pur si vorrebbe – la storia dei Greci che avevano cercato di soffocare l’espressione della fede ebraica: il miracolo dell’ampolla d’olio trovata nel Tempio sconsacrato che, pur essendo sufficiente per un solo giorno, durò invece 8 giorni. Era un richiamo di pace solo poche ore prima dei colpi di fucile, «La nostra luce non porta incendio ma calore e spirito», aveva detto il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. Poi, dopo «l’atto di puro odio antiebraico», accendendo le candele nel Tempio Maggiore, Di Segni ha accostato quella fiammella a un’ allerta. «La storia si ripete e stasera si è ripetuta. Stasera che abbiamo un esempio brutale di qualcuno che vuole spegnere la nostra luce, noi la accendiamo come segno di continuità e resistenza; malgrado quello che sopportiamo da secoli e millenni la nostra luce brilla». La luce della democrazia e dell’Occidente, la chiamerà poco dopo Noemi Di Segni, la presidente uscente dell’Ucei a cui quella strage ricorda «quella del 7 ottobre». «Sveglia Roma, sveglia Italia e sveglia Europa», concluderà. Ieri, gli iscritti di Roma, Milano e Livorno erano impegnati nel voto di elezione del nuovo consiglio dell’Unione delle Comunità Italiane. «Una cosa è certa: gli ebrei della diaspora devono rimanere uniti contro il terrorismo. Pensateci: hanno colpito dei bambini con le candeline in mano, la prossima volta potrebbero essere i bimbi che festeggiano Halloween o Carnevale. Hanno colpito la nostra civiltà democratica ed è anche colpa della confusione che si è fatta su ebrei e Israele, anche qui in Italia con i pro Pal», mette in guardia il presidente della comunità romana Victor Fadlun che si augura per Israele «che il mondo democratico prenda in blocco le parti giuste e possa essere ricordato per aver preso le scelte giuste». «È importante esserci dopo quello che è accaduto in un momento in cui tanti alimentano in modo irresponsabile, e a volte purtroppo anche inconsapevole, l’antisemitismo. Siamo qui a ricordare oggi come allora: c’è una piccola luce che sopravvive miracolosamente, è il popolo di Israele che vive: Am Yisrael Chai!», ha detto il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, raccogliendo un forte applauso.
Occhi umidi e canzoni cantate sottovoce, non è facile stare in piazza per queste famiglie sconvolte da un attentato compiuto all’altro capo del mondo e perciò lontanissimo ma codificato da un odio fin troppo riconoscibile e contiguo, «antico e profondamente radicato che da secoli riemerge ciclicamente», lo descrive il sindaco capitolino Roberto Gualtieri che saluta quel pubblico coraggioso così: «Non vi lasceremo mai soli: siete parte vitale ed essenziale della città.
Contrasteremo ogni forma di antisemitismo difendendo senza ambiguità i valori della convivenza». È il silenzio, la mancata condanna più che le condoglianze, che si teme in questa piazza dove tuttavia si chiede «di pronunciare gli interventi pubblici in modo breve e conciso per ovvi motivi». La sicurezza, per nulla ovvia, mentre in piazza si accende una candela.
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