L’antisemitismo anche in Italia cresce a ritmi serrati, il rabbino Di Segni da Papa Leone XIV per chiedere azioni comuni

L’antisemitismo anche in Italia cresce a ritmi serrati, il rabbino Di Segni da Papa Leone XIV per chiedere azioni comuni

L'antisemitismo anche in Italia cresce a ritmi serrati, il rabbino Di Segni da Papa Leone XIV per chiedere azioni comuni
di Franca Giansoldati
4 Minuti di Lettura
venerdì 12 dicembre 2025, 13:27

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Nei primi nove mesi del 2023 sono stati registrati 238 casi di antisemitismo, nel 2024 sono cresciuti sino a 683. Gli episodi di gennaio-settembre 2025 sono nettamente aumentati per numero e gravità rispetto al 2024 ma speculari per tipologie; continuano a predominare diffamazioni e minacce. In particolare, le minacce stanno progressivamente assumendo caratteri plateali e gravi, come non era mai accaduto prima: famiglie coperte di contumelie; donne brutalmente insultate («Vorrei ammazzare tutti gli ebrei, sono la feccia del mondo, tutti nei forni… sporca ebrea vattene di qui») e quindi indotte a scendere dai mezzi pubblici; lettere minatorie («lurida schiatta giudea, sono già stati preparati i proiettili di adeguata dimensione per colpire Lei […] alla spina dorsale»); svastiche incise sulle porte delle abitazioni, e simboli di odio tracciati nei pressi di luoghi ebraici per identificarli come target. Del resto basta scorrere le cronache cittadine, dal nord Italia al Sud. Una situazione che sta preoccupando il mondo ebraico e che ha indotto il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni ad avere chiesto azioni comuni a Papa Leone XIV con il quale si è visto ieri, nel corso di una udienza.

Da gennaio a settembre di quest’anno l’Osservatorio antisemitismo della Fondazione CDEC ha catalogato 766 episodi di antisemitismo, 82 in più rispetto allo stesso periodo 2024.  Questa relazione periodica riguarda l’analisi delle segnalazioni inviate all’Osservatorio attraverso l’Antenna antisemitismo (formulario elettronico e telefono), il canale WhatsApp, e posta elettronica.Tra luglio e settembre1 del 2025 l’Osservatorio ha ricevuto 425 segnalazioni, dopo attenta analisi 299 di esse sono state rubricate come episodi di antisemitismo. 126 segnalazioni non sono state registrate poiché riferivano atti non ritenuti antisemiti oppure già rubricati. 

Dopo il 7 Ottobre, ciò che viene rilevato come filo conduttore, è il travisamento del concetto di sionismo «sempre più influenzato da matrici ideologiche islamiste, le quali – in connessione con la delegittimazione dello Stato di Israele – hanno progressivamente guadagnato legittimità e spazio nel discorso pubblico, trovando eco in ambiti scolastici, universitari, mediatici e culturali».

Emergono gruppi organizzati di «antisemiti per professione», che hanno lo scopo di promuovere la distorsione del sionismo attraverso l’uso di metafore estreme e distorsioni storiche della Shoah, operando un processo di normalizzazione di accuse gravi e infondate, come quella di genocidio da parte di Israele. Al contrario di quello che si crede, si tratta di soggetti che operano in maniera coordinata, con modalità comunicative sistematiche e strategie mirate alla diffusione dell’odio, spesso sfruttando le dinamiche virali delle piattaforme digitali. Questi attori vanno presi seriamente in considerazione nell’analisi del fenomeno, poiché contribuiscono in modo significativo alla radicalizzazione del discorso pubblico e alla normalizzazione della violenza simbolica. Il mondo ebraico italiano ha pubblicato i risultati di questa ricerca a 360 gradi in cui viene fatta un’analisi del fenomeno. 

«L’antisemitismo riemerso nel vecchio continente non fa parte di negoziati dell’oggi per il domani tra due parti, ma un male che solo attraverso una convinta alleanza sociale, di fedi, di popoli che uniscono l’Europa e collegano mondi nuovi ed estremi continenti, con un progetto educativo e culturale si potrà – sogno e spero – arginare» ha sottolineato Noemi Di Segni che ha informato della presentazione di oltre 50 denunce per situazioni oggettivamente gravi. «Non solo scritte, per quelle ormai abbiamo un canale diretto con il Comune per cancellarle. Parlo di offese sui social, di minacce. Sono centinaia i casi segnalati che rendono evidente la minaccia verso gli ebrei o Israele» ha spiegato la presidente dell’Ucei, Unione delle comunità ebraiche italiane. A volte le denunce vengono archiviate in nome del libero pensiero o perché chi ha commesso il fatto é un ragazzo molto giovane «oppure perché si preferisce far fare a quelle persone un percorso di educazione, portandoli a ragionare su quello che hanno fatto». In ogni caso un fenomeno da sradicare attraverso percorsi educativi e di coscienza civica.  «Di fatto gli ebrei italiani si sentono isolati – ha aggiunto Noemi Di Segni – hanno paura di non sentirsi più parte di un contesto un tempo sicuro, di veder scemare le persone di riferimento sulle quali prima era possibile contare. Sono situazioni che creano disagio».

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