Roma, Gianni Petrucci: «La Capitale va a canestro, Nba occasione per l’Italia»

Roma, Gianni Petrucci: «La Capitale va a canestro, Nba occasione per l’Italia»

Il presidente della Federbasket: «Insieme a Milano c’è Roma. Qui abbiamo grandi imprenditori e con il Campidoglio si possono realizzare nuovi impianti»

Roma, Gianni Petrucci: «La Capitale va a canestro, Nba occasione per l’Italia»
di Andrea Sorrentino
5 Minuti di Lettura
sabato 13 dicembre 2025, 00:05 – Ultimo aggiornamento: 20:55
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Gianni Petrucci sorride con gli occhi, che si fanno due fessure come quando è proprio contento. Il momento è caldo, forse catartico. Il suo è il sorriso, ben conosciuto dal pubblico, di chi da quasi sessant’anni fa il dirigente sportivo (compresi 14 alla guida del Coni: record assoluto) e ora, da presidente della Federbasket, sta per accogliere il grande progetto che rilancerà, forse verso dimensioni stellari, la pallacanestro italiana ed europea, ma anche romana.

Petrucci, allora è vero che la Nba, ossia il torneo di basket e un marchio tra i più conosciuti del mondo, sbarca da noi?

«Certo, ormai è fatta. Direi anzi che è ufficiale. L’ha detto il commissioner dell’Nba Adam Silver tempo fa. L’hanno confermato da me, l’altro giorno, i vertici europei della Fiba, la federazione mondiale: io e il segretario generale Bertea abbiamo parlato con il presidente Garbajosa e l’executive director Novak. Dal 2027 parte l’avventura della Nba in Europa. Un campionato a 16 squadre, alcune fisse e altre che entrano per meriti sportivi; l’obbligo di partecipare ai propri campionati e i giocatori disponibili per le Nazionali. Con tutte le grandi capitali d’Europa. Quindi anche con Roma, in Italia, oltre a Milano».

Felice?

«Per forza. La popolarità del basket Nba è enorme, in qualsiasi parte del mondo ci sono due avvenimenti che hanno uno spazio sicuro in tv: la Formula 1 e l’Nba. Questo progetto che coinvolge l’Europa conferma l’importanza del nostro sport. E partendo dalle grandi squadre di calcio: saranno coinvolte Manchester, Londra, Parigi perché il Psg ha confermato il suo interesse, come Monaco con il Bayern, che ha già una grande squadra di basket. Poi Istanbul, Atene, Madrid e forse anche Barcellona».

Poi eccoci a noi italiani. Si dice che a Milano siano interessati in tanti: Armani basket ma anche l’Inter e il Milan. Poi Roma.

«Di sicuro Roma e Milano sono le uniche due città italiane che rientrano nel progetto. Risulta anche a me che a Milano, e da tempo, si stiano muovendo molte cose, magari intorno ai nomi che ha fatto lei. Ma anche a Roma abbiamo grandi imprenditori, c’è un interesse concreto. Nella nostra città ci sono realtà importanti, anche se al momento le squadre non sono ai vertici del basket italiano: parlo della Virtus, della Luiss e della Stella EBK che hanno alle spalle proprietà solide. E lo sbarco dell’Nba non può non essere visto come un’opportunità. La cosa sta marciando, vediamo dove arriverà».

C’è poi la Roma calcio, con il proprietario americano Dan Friedkin che di recente ha tentato di acquistare i Boston Celtics. È possibile vederlo legato al progetto Nba?

«Per quello che so, non sono ancora a conoscenza di un interessamento diretto. Ma certamente è un nome importante e non bisogna scartare nulla».

Ci sarebbe poi anche l’eventualità che a Roma venga a giocare una squadra che già esiste altrove, e che potrebbe cedere il suo titolo sportivo alla franchigia della Capitale. In ogni caso, si pone il problema dell’impianto per ospitare le partite: a Roma per ora non sembra esserci.

«Ho parlato con Sport&Salute, ossia con Diego Nepi e Marco Mezzaroma: mi hanno garantito che il Centrale del Foro Italico, che per inciso fu costruito quando ero presidente del Coni, avrà una copertura entro l’estate 2027. Del resto sul Centrale ha già giocato la pallavolo alcuni anni fa; il basket invece non può svolgersi all’aperto e ci vuole il tetto».

E la capienza sarà sufficiente?

«Per quello che sappiamo sì: almeno all’inizio andranno bene anche impianti da 10mila.

Poi c’è anche la possibilità di riadeguare il Palaeur al basket. E credo che a Roma ci siano imprenditori che insieme al Comune potrebbero costruire nuove strutture. Invece a Milano potrebbe essere utilizzato l’impianto di Santa Giulia, dove per le prossime Olimpiadi ci sarà l’hockey su ghiaccio».

Che budget sarà necessario per sostenere i costi di una squadra nella Nba Europe?

«Servirà senz’altro un investimento di grande livello. Ma il basket è talmente globale ormai, che ne varrà la pena: è uno sport praticato in 215 nazioni al mondo e il primo in più di 40 nazioni. Ormai anche il Sud Sudan ha giocatori nell’Nba, come le Filippine, ed è gente che guadagna 25-30 milioni d’ingaggio. La Finlandia è appena arrivata in semifinale agli ultimi Europei. Tutto il mondo gioca a basket, quasi come il calcio che rimarrà sempre il primo in Italia: superarlo per ascolti e interesse del pubblico, è una pia illusione di altri sport, che magari fanno sorpassi momentanei. Ma quello definitivo non accadrà mai».

E il nostro basket, andrà ai Mondiali?

«Ho molta fiducia nelle donne, che sono state bravissime col bronzo agli Europei. Quanto agli uomini, ho fiducia nel ct Banchi: ha battuto la Lituania, mai successo. Certo, abbiamo perso con l’Islanda, ma può capitare: pure l’italia del calcio ha perso con la Norvegia e quella volta con la Svezia, no?».

Fa parte dei cicli della vita, e dello sport. Capita. Ma forse non a tutti: lei ad esempio è sempre al comando…

«Sì, solo per me non c’è un ciclo, ah ah».

E quant’è bello ridere, adesso non solo con gli occhi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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