Migrazione, con le nuove regole Ue il governo italiano spera di sbloccare i centri in Albania
Al Consiglio Affari Interni, i 27 Stati membri hanno dato il via libera a tre norme chiave del Patto di migrazione: quelle sui rimpatri, sul concetto di Paesi terzi sicuri e sulla lista Ue dei Paesi di origine sicuri, agevolando il modello Albania italiano

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Via libera al modello Albania. L’Europa continua la sua stretta sulla migrazione e il governo italiano spera che questo possa sbloccare, questa volta sul serio, i centri albanesi, progetto voluto proprio dalla premier Meloni. Al Consiglio Affari Interni, i 27 hanno approvato tre nuove tessere del mosaico legislativo -le norme sui rimpatri, sul concetto di Paesi terzi sicuri e sulla lista Ue dei Paesi di origine sicuri – che completano il Patto sulla migrazione, già approvato nel 2024 ed ora, con questo via libera, entrerà in vigore a giugno. Una svolta che, almeno sul piano giuridico, consentirà di riattivare i “return hub” italiani in Albania. Il lunghissimo stop dei due centri di Shëngjin e Gjadër – bloccati dagli scontri tra governo e magistratura, con il Tribunale di Roma che ha ripetutamente impedito il trasferimento dei migranti contestando la qualifica di “Paese sicuro” – aveva di fatto snaturato l’intero progetto. Una situazione che aveva spinto l’esecutivo a trasformare entrambe le strutture in centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). E per la prima volta, grazie al semaforo verde europeo, viene istituita una lista comune di Paesi considerati sicuri, permettendo così di applicare procedure accelerate e rimpatri immediati dei cittadini provenienti da Stati ritenuti privi di conflitti, ma che finora la Corte di giustizia Ue non aveva incluso tra i “sicuri”, come Egitto o Bangladesh. Il Consiglio ha infatti convenuto che Bangladesh, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia – oltre ai Paesi candidati all’adesione all’Ue – debbano essere designati come Paesi di origine sicuri. «Siamo a un punto di svolta», ha commentato il commissario all’Interno Magnus Brunner. Il pacchetto potenzia inoltre le procedure di frontiera, rendendole più rapide e orientate a rifiuti immediati delle domande. E, soprattutto, apre formalmente alla possibilità di creare un return hub fuori dall’Ue: centri situati in Paesi terzi in cui trattenere temporaneamente i migranti destinati al rimpatrio. Una mossa che rappresenta di fatto un assist al modello italiano in Albania, che ora potrà evolvere anche in centro di rimpatrio e non solo di registrazione, con grande «soddisfazione» del ministro Matteo Piantedosi. «È un’intesa a cui diamo molto valore, l’Italia ha giocato un ruolo importante», ha sottolineato il titolare del Viminale.
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