Oro, la pace fra Giorgetti e Lagarde. Ma FdI: in Bankitalia gruppi stranieri
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Un chiarimento vis-a-vis. Dopo giorni di carteggi e scambi informali Giancarlo Giorgetti e Christine Lagarde mettono una pietra sopra la vicenda dell’ “oro di Bankitalia”. A margine dell’Eurogruppo a Bruxelles il ministro dell’Economia e la presidente della Bce si confrontano su una querelle che da settimane scalda la politica italiana. Parliamo dell’emendamento alla Manovra, targato Fratelli d’Italia, che ricorda come le riserve auree di Palazzo Koch siano di proprietà del “popolo italiano”.
CASO CHIUSO?
Il caso «è chiuso» fanno sapere in serata dal Mef spiegando il compromesso raggiunto per mettere nero su bianco una vecchissima battaglia politica di Giorgia Meloni e del suo partito. L’ultima versione dell’emendamento sui 200 miliardi in lingotti d’oro custoditi dalla Banca centrale ricalca in pieno la missiva di Giorgetti a Lagarde di lunedì sera. E suona così: «La disponibilità e la gestione delle riserve auree del popolo italiano sono in capo alla Banca d’Italia in conformità alle regole dei Trattati». Un compromesso, si diceva. Che tiene viva la battaglia della pattuglia meloniana al Senato – la prima firma sull’emendamento alla legge di bilancio è del capogruppo Lucio Malan – e insieme rassicura la Bce e Bankitalia sottolineando l’autonomia dell’istituto nella gestione delle riserve auree. E il rispetto dei Trattati europei con cui l’ultima versione, aveva già spiegato Giorgetti alla banchiera francese, è «pienamente coerente». Finita qui? Sì, a sentire fonti del ministero di via XX settembre dopo il chiarimento all’Eurogruppo. Ma a Roma l’ “oro-gate” continua a far discutere. A tornarci sopra ieri mattina un dossier riservato dell’ufficio studi di Fratelli d’Italia che difende a spada tratta la proposta. Un vecchissimo pallino del partito di via della Scrofa e della leader Giorgia Meloni, nonché del sottosegretario a Palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari.
LA TRINCEA DI FDI
Il documento inviato a deputati e senatori per dare la linea si propone di smontare le “fake news” circolate sull’emendamento. Che nella sua versione originaria rivendicava la titolarità del “popolo” e dello Stato italiano sulle 2452 tonnellate di oro custodite nei caveau di Bankitalia, una parte delle quali all’estero. «Una previsione di buon senso su cui Fratelli d’Italia si batte da anni al fine di evitare speculazioni sulla ricchezza che appartiene al popolo italiano» prosegue il documento interno di FdI.
Che rilancia la battaglia e sembra anzi aprire un nuovo fronte. Ecco il passaggio clou: «È importante ribadire che queste riserve non saranno mai nella disponibilità dei soggetti privati che detengono quote di capitale di Banca d’Italia, alcuni dei quali fanno capo anche a gruppi stranieri». Non si tratta insomma di creare «allarmismo» – la replica alle opposizioni che da giorni chiedono al governo di ritirare l’emendamento – quanto semmai di «mettere in sicurezza la ricchezza del popolo italiano». Il dossier, dalla truppa parlamentare di FdI, è infine passato nelle mani di Giorgetti che ha gestito di persona le interlocuzioni con la Bce. E risposto colpo su colpo ai dubbi di Francoforte – esplicitati in una serie di lettere – sulla norma in Manovra e sul rischio che possa minare l’autonomia e l’indipendenza di Bankitalia, e dunque violare i Trattati europei. Nel corso dell’interlocuzione con il Mef, scandita da toni molto franchi, la Bce aveva ammonito il governo italiano. Ribadendo che in ballo non c’è la proprietà delle riserve auree quanto semmai la «detenzione e gestione esclusive» che spettano agli istituti centrali e, nel caso italiano, a Palazzo Koch. A scanso di equivoci l’istituto guidato da Lagarde aveva ricordato che i Trattati europei vietano ai governi di influenzare l’attività delle banche centrali. Sulla vicenda, dall’Eurogruppo, è intervenuto anche il Commissario agli Affari economici Valdis Dombrovskis spiegando che la proprietà delle riserve in oro «non comporta automaticamente una riduzione del debito pubblico». Anche se, ha aggiunto il lettone, la Commissione non è stata finora contattata dalle autorità italiane per un parere sull’emendamento. Giorgetti alla fine ha trovato la quadra con Lagarde.
L’emendamento sull’oro caro a Meloni e ai vertici di FdI insomma vedrà la luce: l’Italia scriverà in una legge che le riserve auree sono «del popolo italiano» ma la loro gestione è «in capo a Banca d’Italia». Su un punto tutti concordano e non potrebbe essere altrimenti: quei lingotti d’oro non si possono toccare. Lo riconosce anche FdI nel dossier inviato ai parlamentari. L’intento del governo semmai è «proteggere le riserve auree da speculazioni» si legge nel documento che ricorda come «l’unico che ventilò l’ipotesi di una vendita delle riserve auree fu un governo di sinistra, quello di Romano Prodi» nel 2007.
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