Coesione, obiettivi e progetti mirati: assegnati 2 miliardi
Il ministro Foti: «è la principale politica di investimento». In vent’anni mobilitati 345 miliardi. Servire coinvolgere i privati

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Tempi certi, cadenze, progetti mirati e di maggiori dimensioni. Possibilmente coinvolgere anche grandi investitori privati. Il futuro dei fondi di coesioni si muove su queste direttrici.
Il modello è quello del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il punto è stato fatto nella prima giornata del convegno pensato dal ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, con l’intento di approfondire cosa è stato fatto e cosa potrà essere fatto dopo l’estate del prossimo anno, una volta terminata il Recovery italiano. A discuterne i ministri coinvolti nella messa a terra delle risorse: dell’Università, Anna Maria Bernini, del Lavoro, Marina Calderone e dell’Energia, Gilberto Pichetto Fratin, assieme al sottosegretario Luigi Sbarra.
LE CIFRE
In vent anni la politica di coesione ha mobilitato circa 345 miliardi, di cui 135 miliardi soltanto con la programmazione 2021-2027 che in questi giorni sta affrontando una revisione da 2,6 miliardi per indirizzare le risorse su alcune priorità indicate a livello europeo: edilizia, idrico, difesa, lavoro, energia, lo sviluppo delle biotecnologie e delle tecnologie verdi.
Questi fondi, una volta terminato il Piano nazionale di ripresa diventeranno anche il nuovo volano per la crescita. Con un focus particolare per il Sud, cui è destinato l’80 per cento delle risorse. Perché, come ricordato da Luca Bianchi dello Svimez «si cresce tutti assieme» e se tra il 2022 e il 2024 l’Italia è cresciuta più della media Ue è perché il Mezzogiorno è cresciuto più delle media nazionale, trainato dal Pnrr. Il Recovery diventa quindi il modello da seguire nei prossimi anni per mettere ea terra i progetti della coesione. Interventi, ha aggiunto il ministro Foti che devono essere mirati. Forse potrebbero essere anche meno, ma capaci di intercettare più risorse. «La coesione», ha ricordato, è «la principale politica di investimento per lo sviluppo strutturale dell’Italia». C’è però un contesto europeo da tenere a mente. La Ue lavora al nuovo quadro finanziario pluriennale. «Non potrà contare sulla stessa disponibilità di fondi che avevamo sette-otto anni fa», ha ricordato Foti, «dobbiamo prepararci a indirizzare con ancora maggiore attenzione e precisione le risorse che abbiamo».
Come sottolineato da Riccardo Crescenzi, della London School of Economics, servirebbe inoltre coinvolgere nei piani imprenditori privati, di grandi dimensioni e multinazionali. Gli esempi passati dell’uso dei fondi di coesione in Germania e Regno Unito, hanno infatti spiegato, rendono duraturi i risultati e la crescita ottenuta.
L’altra direzione da seguire è mantenere alcune delle novità introdotte con la governance del Pnrr. «Il finanziamento diretto ai Comuni, che ha tagliato la parte di intermediazione, ha dato sicuramente un grande beneficio», ha sottolineato il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi.
IL CIPESS
E ieri intanto il Comitato interministe riale per la programmazione economica (Cipess) ha assegnato 2 miliardi a sette ministri a valre sui fondi di sviluppo e coesione 2021-2027. Nel dettaglio la fetta più consistente, 1,16 miliardi, è andata al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, 200 milioni alla Farnesina, 172 milioni alla Cultura, 113 milioni all’Agricoltura, Inoltre, andranno 220 milioni di euro al per lo Sport ei giovani e 90 milioni di euro, rispettivamente, al ministro per le disabilita e al sottosegretario con delega in materia di innovazione e transizione digitale.
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di Francesco Bisozzi
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