Lillo Petrolo all’Asti Film Festival: «Vorrei un ruolo drammatico, magari diretto da Pupi Avati. Non c’è solo Posaman»

Lillo Petrolo all’Asti Film Festival: «Vorrei un ruolo drammatico, magari diretto da Pupi Avati. Non c’è solo Posaman»

In occasione della rassegna cinematografica piemontese il musicista, attore e comico romano ha ricevuto il premio Città di Asti. A febbraio uscirà il suo nuovo film comico con Christian De Sica, ma sogna di uscire dalla comfort zone

Lillo Petrolo all'Asti Film Festival: «Vorrei un ruolo drammatico, magari diretto da Pupi Avati. Non c'è solo Posaman»
di Marco Lombardi
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mercoledì 10 dicembre 2025, 18:02
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«Si, mi piacerebbe che qualcuno mi proponesse un ruolo drammatico, in un film drammatico. Ad esempio Pupi Avati». A parlare è Pasquale Petrolo in arte Lillo, in occasione della consegna del premio Città di Asti avvenuta venerdì scorso per mano di Riccardo Costa, direttore dell’Asti Film Festival.

Ti sei stancato di far ridere?

«Assolutamente no, anzi, devo dire che ogni settore che ho esplorato – dai fumetti alla musica, dal teatro al cinema, dalla radio alla televisione – ha sempre avuto il medesimo obiettivo, far ridere: è una vocazione che ho scoperto presto, quando il mio primo rapporto sessuale scatenò l’ilarità della ragazza di allora!»

E allora perché cambiare?

«Perchè non si può sempre fare Posaman, come raccontano le due stagioni di ‘Sono Lillo’.

Finora ho interpretato un solo ruolo drammatico in ‘Tempo instabile con probabili schiarite’, un film che hanno visto in pochi nonostante la presenza di John Turturro e Luca Zingaretti: vorrei proseguire lungo quella strada».

Il tuo viso però fa ridere…

«Forse, ma un giorno ho scoperto di assomigliare a una maschera greca per capelli, taglio del viso e barba: della tragedia però, non della commedia. In più, se faccio ridere in radio, il mezzo che meglio riesce a veicolare la mia comicità surreale, vuol dire che la voce conta più del viso».

E infatti il tuo programma ‘610’ va in onda su Rai Radio Due dal 2003.

«Si, ma c’è stato un momento in cui, anni fa, in concomitanza con l’ennesimo cambio di governo, il contratto non mi venne rinnovato: è grazie alle proteste di importanti giornalisti e artisti che la Rai decise di farlo proseguire. Oggi questo non succederebbe più, tutti hanno paura di manifestarsi».

In attesa che ti arrivi la proposta per un dramma, il 5 febbraio uscirai con un altro film comico, ‘Delitto sulle nevi’.

«Vero, ma in stile black, e pure contaminato dal giallo alla Agatha Christie: il protagonista, interpretato da Christian De Sica, è un criminologo che si chiama appunto Christian Agata. Io gli faccio da spalla, essendo il brigadiere del paesino valdostano in cui avviene un delitto, ma è la mia cinica follia a condurlo sulla strada giusta!»

Oltre al dramma, in quali altri generi ti cimenteresti?

«Ho già sperimentato il Musical con la versione italiana di School of Rock, che mi ha fatto vincere il Premio Flaiano, ma potrei cimentarmi con l’horror, un genere che amo molto, anche se le esclusive che ho renderebbero la cosa difficile. In ogni caso, i miei film preferiti sono ‘Midsommar – Il villaggio dei dannati’ e ‘La casa delle finestre che ridono’, che rimette in gioco proprio Pupi Avati!»

Posaman, con la sua staticità inquietante, potrebbe essere uno zombie… o un vampiro di attori, come suggerisce la serie ‘Sono Lillo’.

«Forse, di certo nacque da una situazione tragica: in LOL dovevo interpretare un supereroe con le orecchie mobili, ma all’ultimo il meccanismo non funzionò. Rimasi senza parole, e fu proprio quell’immobilità che m’indusse a riprendere un’idea passata, quella di un personaggio che sta fermo per fare le pose. Chiesi alla sarta di cambiare l’iniziale da cucire sulla tuta e nacque Posaman».

Oggi cosa manca alla produzione artistica in generale?

«La spontaneità, soprattutto in ambito televisivo. È tutto troppo ragionato, e scritto: il successo di LOL è la prova che il primo a sentire questa mancanza è il pubblico, che è molto più intelligente di quanto si pensi. A LOL, infatti, ciascuno di noi non sapeva quello che sarebbe successo, in ogni momento».

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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