Roma, quelle baracche di cartone dietro Porta Pinciana: il caso di villa Borghese

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Roma, quelle baracche di cartone dietro Porta Pinciana: il caso di villa Borghese

Da dieci giorni sotto alla statua di Goethe fra rifiuti, confezioni di cibo aperto e sacchi di vestiti sporchi abita una coppia di clochard: «Non vogliamo dare fastidio a nessuno»

Cartoni senza tetto a Villa Borghese Viale Goethe Chiara Pellegrini/Ag.Toiati Chiara Pellegrini/Ag.Toiati
di Paolo Chiriatti
4 Minuti di Lettura
mercoledì 10 dicembre 2025, 00:05
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I cartoni sono spuntati dal nulla circa dieci giorni fa. Capanni di fortuna tra la Casa del Cinema e il Christmas Village, il grande parco a tema natalizio che anima le giornate di bambini e famiglie nella parte più in vista di Villa Borghese. Una favela sotto le querce secolari, che la vegetazione non riesce a coprire, ben visibile anche lungo viale San Paolo del Brasile, a due passi dalla monumentale Porta Pinciana. È qui che una coppia ha deciso di stabilirsi con tutte le sue suppellettili, sotto gli occhi dei turisti, dei runner e dei bambini che ogni giorno affollano le giostre e il playground. Una “bolla” di degrado nella villa celebrata da grandi artisti, come Johann Wolfgang von Goethe. E, per uno scherzo del caso, la baraccopoli di fortuna affaccia proprio davanti al monumento dedicato al grande scrittore tedesco.

IL RACCONTO

A dare una sistemata ai cumuli di cartone, c’è Angela, la donna senza fissa dimora che ha scelto questo angolo di Villa Borghese come deposito delle sue cose, e il più delle volte come riparo per la notte. Lei, italiana di 35 anni, appare molto più vecchia della sua età anagrafica. Viene dal nord Italia e il suo italiano forbito tradisce un passato che stride con la vita di strada. «Io e il mio compagno stiamo qui da poco più di una settimana. Non vogliamo dare fastidio a nessuno», racconta, mentre accatasta decine di cartoni costruendo delle capanne di fortuna. «Li uso per evitare che le scorte di cibo prendano umidità, o che si bagnino in caso di pioggia», spiega la donna. Vista da vicino, questa baraccopoli sorta dal nulla fa impressione: ci sono pacchi di biscotti aperti, scatolame, borsoni pieni di vestiti sporchi. Il compagno di Angela non c’è, è in giro per rimediare qualcosa da mangiare. «Ci aiutano i frati minori, ogni tanto il mio uomo rimedia qualche lavoretto di fortuna», racconta ancora la donna. «Lui ha il papà piemontese e la mamma romena, è un ex militare e purtroppo ha avuto dei problemi legali con un cantiere, qui a Roma». Angela dice che il suo fidanzato è stato sempre sfortunato, lo segue nei suoi spostamenti, nella ricerca continua di posti dove passare la notte, fino ad approdare nella zona più frequentata della Villa, in particolare dai bambini. A pochi metri ci sono il Cinema dei Piccoli e il chiosco che affitta biciclette e risciò. Le parole della clochard si perdono nella musica del vicino Christmas Village, in piena attività, e tradiscono un disagio grave. Attacca a parlare dei rischi legati a un fantomatico “batterio mangiacarne”, presente nell’acqua potabile e potenzialmente letale, senza rendersi conto dei rischi per la salute legati ai cumuli di cibo disseminati tra i cartoni che sta sistemando. Mentre parla ignora i ratti che passeggiano indisturbati tra le sue cose. In passato è stata anche nei dormitori pubblici, ma dopo pochi mesi se ne è allontanata perché temeva che i responsabili volessero farle il «lavaggio del cervello». Meglio, a suo dire, rimanere dentro villa Borghese, tra le capanne di cartoni rimediati tra i rifiuti di un hotel di via Pinciana.

LA TESTIMONIANZA

Angela sostiene che lei e il compagno non dormono lì, ma a smentirla c’è la testimonianza di uno dei baristi che lavora nella caffetteria della Casa del Cinema: «Li abbiamo visti risvegliarsi la mattina presto e togliere le loro cose dal porticato dove ci sono i tavolini. Finora non abbiamo avuto grossi problemi, ma lui, il compagno della donna, due o tre mattine fa ha iniziato a gridare. Era arrabbiato, non sappiamo perché e non abbiamo voluto approfondire», spiega l’uomo, tra un caffè e un cappuccino da servire al bancone.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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