Pensioni anticipate, al lavoro più a lungo. Il fattore ‘culle vuote’

La nuova stretta sui pensionamenti anticipati è stata una sorpresa. Ma non si può dire che fosse del tutto inaspettata. In ognuna delle manovre degli ultimi anni, il governo ha provato a chiudere le vie che portano al pensionamento anticipato. E c’è una ragione. Il sistema pensionistico italiano è uno schema a “ripartizione”. Significa che ogni fine mese le pensioni vengono pagate con i contributi che quello stesso mese hanno versato i lavoratori in attività. Per funzionare è necessario che ci siano più persone che versano di quelle che incassano.
L’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, ha calcolato che in Italia il rapporto tra lavoratori e pensionati è al 60 per cento. Vale a dire che ogni 60 pensionati ci sono 100 lavoratori. Entro due anni, sono le stime dello stesso Istituto, il rapporto salirà all’80 per cento, ed entro il 2050 sarà di uno a uno, vale a dire ci sarà un pensionato per ogni lavoratore.Servono dunque più lavoratori: o arrivano da nuove generazioni, oppure le vecchie generazioni dovranno rassegnarsi a lavorare più a lungo. Il problema principale dunque è la denatalità, le culle vuote. Un’onda gelata che sta piombando sul Paese molto più rapidamente del previsto. Lo scorso anno sono nati meno di 370mila bambini, 1,18 per ogni donna, il minimo storico. Quest’anno andrà pure peggio.
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