Mbappé, il capitalismo e i compensi stellari dei calciatori. Papetti: «Perché storicamente paghiamo così tanto chi ci fa divertire»
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
venerdì 19 dicembre 2025di Roberto Papetti

Caro direttore,
conoscevo da tempo l’esistenza di una controversia giudiziaria tra il calciatore Kylian Mbappé e la sua ex società del Paris Saint Germain. Ora che è stata emessa una sentenza, abbiamo ben chiare le cifre: 61 milioni di euro al calciatore, comprensivi di un bonus “etico”, parole testuali. Il calciatore è moderatamente soddisfatto dato che, di milioni, ne aveva chiesti 263. La società Psg aveva a sua volta avanzato una richiesta di 440 milioni. Ora non le farò la solita tirata sulla fame nel mondo, sulla vecchina che vive con 400 euro al mese e via dicendo. Le pongo un’unica domanda, alla quale spero vorrà rispondere: “È questo il capitalismo che le piace” ?
Tiziano Lissandron
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
Caro lettore,
a tutti è capitato almeno una volta nella vita di chiedersi: ma è giusto ed etico che uno che tira, per quanto in modo magistrale, calci a un pallone guadagni cento o mille volte in più di chi per esempio salva la vita agli altri? È un quesito naturale, spontaneo. A cui però non so rispondere. Ma le propongo due riflessioni. Quando si afferma che una cosa è ingiusta, bisogna anche interrogarsi su cosa, al contrario, è o sarebbe giusto. Nel caso specifico: se Mbappé invece che 61 milioni ne avesse incassati “solo” 6,1 o anche 1,6 milioni sarebbe stato ai suoi occhi più accettabile ed eticamente tollerabile? Ma in base a quale criterio o quale morale? Alla sua personale sensibilità? Sei o 1,6 milioni di euro sono comunque cifre enormi che la stragrande maggioranza delle persone non riesce neppure ad immaginare. Figuriamoci a guadagnare. E dunque?
Dovrebbe esserci un’autorità superiore che decide e sancisce se un compenso, come qualsiasi altra cosa, è moralmente giusto o non lo è? Ovviamente per Mbappé come per chiunque altro? Ma questo si chiama Stato etico. Che come noto è l’anticamera del totalitarismo e della negazione delle libertà individuali. È questo ciò che vogliamo pur di non vedere il fuoriclasse di turno riempito d’oro? Inoltre: lei parla di modello capitalistico. Ma nella storia chi ha la capacità di far divertire gli altri è sempre stato molto pagato. E questo anche molti secoli prima che le teorie di Adam Smith, l’autore del fondamentale “La ricchezza delle nazioni” testo chiave del pensiero capitalista, vedessero la luce. Ho letto che nell’antica Roma un bravo auriga, cioè un guidatore di carri nelle feste e nelle gare circensi, era un’autentica star e poteva guadagnare in un solo giorno quanto un centurione in un anno. Evidentemente noi esseri umani, da sempre, siamo disposti a pagare molto chi ha la capacità e il talento di farci divertire. Forse per sollevarci dalle fatiche, dalle mediocrità e dalle tristezze della vita quotidiana. Con cui, capitalismo o meno, siamo tutti da sempre costretti a convivere.
Ultimo aggiornamento: 20 dicembre, 09:04
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