Valeria Mantovan confermata in giunta regionale: «Felice, ma subito al lavoro. Garantire le scuole in ogni paese»
Ieri la nomina in giunta veneta per l’esponente di FdI che seguirà Istruzione, Formazione e Cultura
domenica 14 dicembre 2025di Luca Gigli

ROVIGO – La mattina a Venezia per la presentazione della giunta veneta del nuovo presidente della Regione Alberto Stefani, quindi la corsa in treno a Roma per tornare ad “Atreju“.
Valeria Mantovan ha vissuto così la giornata della conferma nell’esecutivo regionale, unico nome rimasto della giunta di Luca Zaia, peraltro molti suoi ex colleghi avevano fatto due mandati e non potevano essere rinnovati, a partire dal polesano Cristiano Corazzari. Mantovan, oltretutto, aveva fatto soltanto poco più di un anno poiché Zaia l’aveva chiamata a Venezia a settembre 2024 al posto di Elena Donazzan eletta all’Europarlamento.
Ha le deleghe a Istruzione, Formazione e Cultura, non seguirà il Lavoro come nella scorsa esperienza né le Pari opportunità. La novità sarà la Cultura, che prima aveva Corazzari tra le altre.
Come vive questo ritorno in giunta regionale?
«Con entusiasmo e riconoscenza, oltre che senso di responsabilità perché insieme agli onori, ci sono anche gli oneri. L’obiettivo è di essere subito operativi».
Prima degli eletti in Fratelli d’Italia, un boom di preferenze. Com’è stata questa campagna elettorale?
«Ogni campagna è un’esperienza nuova e questa è stata inusuale perché fatta in novembre, più corta rispetto alle altre: bisognava convogliare le proposte in minor tempo».
FdI ha colto un risultato significativo in Polesine.
«Abbiamo avuto percentualmente il secondo risultato del Veneto, come cinque anni fa, confermando il radicamento sul territorio e il buon lavoro fatto da tutti quelli che credono in questo progetto. Questo ha consentito al Polesine di avere un rappresentante in giunta».
Cosa ha ereditato dal primo anno con Zaia?
«Ho conosciuto una struttura di eccellenza nella macchina regionale. Questa rappresenta un baluardo nella corretta e migliore amministrazione. Ho ereditato anche l’esperienza fatta con la giunta, nella quale sono stati intessuti anche rapporti umani che restano».
In questo anno e poco più seguendo il Lavoro, ha dovuto affrontare diversi tavoli di crisi di aziende di varie province e di significative dimensioni. Il Veneto è una delle locomotive produttive del Paese, però la crisi esiste e avete dovuto gestire difficoltà di poli produttivi di rilievo. Quale panorama ha visto?
«Il Veneto è una realtà dove ci sono grandi produttività e occupazione di sicuro. È pieno di eccellenze, ma sono in corso profonde trasformazioni globali dovute a molti fattori, dai mercati alla transizione ecologica solo per dirne due. È necessario accompagnare le aziende in questi cambiamenti, aiutarle ad affrontarli e per questo è necessaria una programmazione di lungo respiro. Queste sono le condizioni necessarie al mondo produttivo, appunto con piani a medio e lungo termine per adeguarsi al cambiamento in atto».
Veniamo al settore dell’Istruzione, confermato tra i suoi compiti. In questo anno che idea si è fatta e quali sono i temi che dovrà affrontare?
«Il quadro in Veneto è positivo parlando di qualità, il problema maggiore è quello che si vive in tutta Italia, ossia i cambiamenti demografici e il calo delle nascite. Un punto che non deve incidere sulla capillarità del servizio scolastico».
In Polesine il problema è ancora maggiore che in altre province.
«Certo, in Polesine ancora di più: vengono messe a dura prova le amministrazioni, le scuole sono un presidio nei territori più fragili».
In FdI polesana le lotte tra correnti stanno assumendo livelli pesanti. Non guida più il partito, ma come li vive?
«Non va bene di sicuro. Non mi interessano le polemiche, le lotte tra correnti, vorrei che si parlasse più di politica che farsi i dispetti. Bisogna investire meglio il tempo o aumenterà la disaffezione della gente».
Ultimo aggiornamento: 14:40
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