Diana Canevarolo, il compagno rigetta le accuse: «Non era sul divano, sono uscito a cercarla e ho tentato di rianimarla»

Diana Canevarolo, il compagno rigetta le accuse: «Non era sul divano, sono uscito a cercarla e ho tentato di rianimarla»

La 49enne è stata trovata agonizzante nel cortile di casa a Torri di Quartesolo all’alba del 4 dicembre ed è morta due giorni dopo. Dopo l’autopsia è stata aperta un’inchiesta per omicidio

martedì 16 dicembre 2025di Giovanni Brunoro

Diana Canevarolo, il compagno rigetta le accuse: «Non era sul divano, sono uscito a cercarla e ho tentato di rianimarla»

TORRI DI QUARTESOLO (VICENZA) – Il freddo alle gambe, la porta della tavernetta spalancata nel buio, il divano vuoto. Poi il cortile e Diana Canevarolo distesa sull’asfalto.

Vincenzo Arena, 62 anni, ha rivissuto davanti ai microfoni di Mediaset quei minuti che hanno preceduto l’alba del 4 dicembre.

Il racconto

«Mi sono svegliato alle 5.10 (il giorno del ritrovamento era il 4 dicembre, ndr) e sono sceso. Mi sono girato verso il divano dove dormiva Diana, l’ho visto intatto e mi sono allarmato – ha raccontato -. Sono uscito e l’ho trovata lì». L’uomo ha descritto gli istanti concitati che sono seguiti: «Ho cercato di rianimarla subito, però non riuscivo neanche a comporre il 118. Mi tremavano le mani. Istantaneamente ho svegliato mio figlio, l’ho portato giù con me e gli ho chiesto di chiamare i soccorsi mentre facevo il massaggio cardiaco a Diana. Era ancora buio, ho aiutato a fare luce sulla scena e poi ho lasciato proseguire gli operatori». Arena ha anche chiarito le abitudini della coppia: «Dormivamo separati da tempo, non perché non stessimo più insieme, ma perché lei diceva che russavo e scalciavo di notte». Ha negato di essere mai stato denunciato per stalking e ha sottolineato, anzi, che i due si stavano riavvicinando: «L’avevo coinvolta in un progetto di gestione di un bar, ci lavorava ed era contenta. Diana aveva una parola buona per tutti, si faceva voler bene da tutti».

Le indagini per omicidio

Nel frattempo, la Procura di Vicenza ha formalmente aperto un fascicolo per omicidio, come confermato dall’avvocato Cesare Dal Maso, legale della famiglia. La svolta è arrivata dopo l’autopsia eseguita mercoledì 10 dicembre all’ospedale di Vicenza, che avrebbe evidenziato non solo la profonda ferita nella parte sinistra del cranio, ma anche una lesione sul collo. Per il legale sarebbe da escludere una caduta accidentale: «Presumo si sia trattato di una aggressione – aveva dichiarato l’avvocato -. Questa mia tesi sarebbe suffragata da informazioni che parlerebbero di un soggetto terzo, veneto, che quella notte avrebbe litigato con Diana». La 49enne originaria di Vo’ (Padova) era stata trovata all’alba di giovedì 4 dicembre, poco dopo le 5.30, riversa in un lago di sangue nel cortile del condominio di via Zara 16 a Torri di Quartesolo. All’arrivo dei soccorritori era in arresto cardiaco; grazie al defibrillatore il battito era stato ripristinato e la paziente trasportata d’urgenza al San Bortolo di Vicenza. Diana è spirata sabato 6 dicembre dopo oltre due giorni di agonia in terapia intensiva: il trauma cranico riportato era troppo grave per lasciare margini di speranza.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Camilla Menegoni, si sta concentrando sull’analisi degli impianti di videosorveglianza di via Zara. La Squadra mobile, diretta dal vicequestore Lorenzo Ortensi, ha effettuato più sopralluoghi nell’appartamento sotto sequestro e sta effettuando accertamenti ad ampio spettro. Le due comunità di riferimento di Diana uniranno il loro dolore giovedì con due fiaccolate: la prima alle 18.30 nel piazzale del municipio di Torri di Quartesolo, la seconda alle 19 da piazza Liberazione a Vo’.


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