Spari contro la casa della famiglia rom Levak: il pm chiede una condanna di 14 anni per i due presunti responsabili
Si dovrà aspettare fino al 17 febbraio prossimo per sapere se Ivan Baricevic, 37 anni, e il cognato Devid Vavassori, 39, siano gli autori dell’attacco armato ai danni dell’abitazione
mercoledì 17 dicembre 2025di Giuliano Pavan

PAESE (TREVISO) – Sono passati più di 7 anni da quell’agguato. E si dovrà aspettare fino al 17 febbraio prossimo per sapere se Ivan Baricevic, 37 anni, e il cognato Devid Vavassori, 39, siano gli autori dell’attacco armato ai danni della casa di alcuni membri della famiglia Levak, avvenuto appunto nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2018.
Ieri mattina, di fronte al collegio dei giudici del tribunale di Treviso, il pubblico ministero ha chiesto per entrambi una condanna a 7 anni di reclusione, mentre le difese, rappresentate dagli avvocati Andrea Zambon e Piero Borella, hanno chiesto l’assoluzione dei loro assistiti o, nel caso, la riqualificazione del fatto in minaccia aggravata.
Si dovranno attendere altri due mesi prima di conoscere la decisione dei giudici.
L’ARRESTO
Subito dopo il fatto, i due nomadi erano finiti in manette e durante l’interrogatorio di garanzia di fronte al gip avevano rispedito le accuse al mittente: «Non siamo stati noi, a quell’ora stavamo dormendo». Dichiarazioni che non furono sufficienti per la modifica della misura di custodia cautelare. Nel corso delle indagini è stato appurato che sono stati almeno sei i colpi di pistola che avevano raggiunto l’abitazione dei Levak, di cui uno entrato dalla finestra del salotto dove in quel momento si trovavano alcune persone. E tutti sparati ad altezza uomo, potenzialmente pallottole mortali. Proprio i Levak, vittime dell’agguato, non avevano avuto esitazioni nell’indicare agli inquirenti quelli che ritengono essere i responsabili della sparatoria. Soprattutto alla luce di alcune minacce ricevute nei giorni precedenti attraverso Facebook.
IL RAID
Erano le tre e mezza quando è scattato il raid. Tutto avviene in via Don Sturzo, a Castagnole di Paese, quando una serie spari squarciano la notte. Sei colpi vanno a segno, centrando le mura dell’abitazione, uno penetrando mentre due colpiscono una macchina parcheggiata poco distante. Agli investigatori i Levak dicono di essere certi che siano stati Baricevic e Vavassori. L’agguato sarebbe stato un’intimidazione legata a questioni di onore, principalmente di natura sentimentale. Una commedia di tradimenti reciproci, prima quello di Baricevic nei confronti della moglie, che di cognome fa Levakovic, consumato sotto le lenzuola con la cugina di lei. E poi contraccambiato dalla consorte che per “vendicarsi” avrebbe deciso di concedersi a uno dei Levak.
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