Giordani: «Così vinceremo nel 2027. Completo tutti i progetti e poi sarò a disposizione»
Il sindaco: «Cambieremo la città. Dopo il 2027? Di certo non sarò né ingombro né soprammobile. Con unione e buon senso rivinceremo, evitando
che anche a Padova arrivino le derive trumpiane»
mercoledì 17 dicembre 2025di Gabriele Pipia

PADOVA – Se la scorsa primavera avesse accolto la corte del centrosinistra veneto, oggi Sergio Giordani sarebbe reduce da una lunga campagna elettorale per la presidenza della Regione. «Penso solo a fare il sindaco di Padova – rispose invece lui -, abbiamo tanti progetti in ballo».
E allora eccolo qui, nel suo ufficio di Palazzo Moroni, con la scrivania piena di carte e con l’agenda stracolma di appuntamenti.
Giunta Giordani, Bressa vicesindaco al posto di Micalizzi. A Bisato le deleghe ai Lavori Pubblici
Sindaco, il rimpasto è ufficiale. Bisato nominato assessore al posto di Micalizzi e Bressa vicesindaco. Da quanto aveva preso questa decisione?
«Da tempo, è una scelta che ho tenuto solo per me e slegata da altre logiche che non siano quelle operative.
Sono molto fortunato perché da tanti anni ho una squadra di altissima qualità e lealtà: assessore, assessori, consigliere, consiglieri e anche il mio staff. La sostituzione di Micalizzi era delicata, abbiamo centinaia di milioni di opere a terra e non possiamo sbagliare».
Perché ha scelto Bisato?
«Serviva un profilo amministrativo esperto e con il quale avessi già lavorato su operazioni complesse. Qualcuno che per i pochi mesi che mancano sapesse prendere subito in mano il volante. Da qui la scelta di Alessandro, che nulla toglie alle preziose capacità e ai talenti in vari ambiti che abbiamo. Siccome sono convinto che riconquisteremo la fiducia dei padovani, tutti potranno dare nuova linfa e un importante contributo».
Si appresta a vivere il suo ultimo anno e mezzo di mandato. Quali sono i progetti da terminare a cui tiene di più?
«Tutti sono importanti e impattano sulla vita delle persone. La rigenerazione della Prandina, la nuova questura, il nuovo ospedale e l’alta velocità non sono più importanti di una piazza di quartiere, di una struttura per anziani, di un marciapiede ben fatto o di una pista ciclabile. Poi ovviamente c’è il tram, l’opera che guida il futuro cambiamento di Padova. La città ha capito come un disagio oggi significa un enorme beneficio domani».
C’è un progetto di cui non si è mai parlato troppo ma che le piacerebbe tirare fuori dal cilindro?
«Ce ne sono molti. C’è l’idea di continuare il recupero dei luoghi della Padova Medioevale per restituirli alla città, ma ne parliamo il prossimo anno».
Il prossimo anno il centrosinistra dovrà anche iniziare a cercare il candidato sindaco. Bressa, Micalizzi o magari un civico come lei?
«Al centro c’è solo Padova, che non può avere una deriva che definirei trumpiana. Questo dipende da noi. Serve buon senso, saggezza e unità. Non importa che sia bianco o nero: il gatto deve prendere i topi. Tutti sanno che serve mettere Padova prima delle legittime ambizioni personali. Se continueremo così, vinceremo insieme».
In municipio raccontano che lei un giorno abbia detto ad alcuni suoi assessori: “Il prossimo sindaco dovrà essere diverso da me”. Cosa intendeva?
«Servirà introdurre un elemento di innovazione, come è ovvio che sia dopo dieci anni. Tutti i profili dopo di me la porteranno».
Lei potrebbe continuare a fare il padre nobile della coalizione?
«Non voglio essere né un ingombro né un soprammobile. Sarò semplicemente a disposizione, per quello che posso fare, per far vincere il centrosinistra in accordo con chi avrà la responsabilità di rappresentarlo».
Cosa farà dopo il 2027? L’ipotesi di un mandato parlamentare va esclusa?
«Mai sentita questa ipotesi, in famiglia penso che mi ammazzerebbero».
Il governatore Stefani ha appena annunciato una giunta regionale con dentro quattro padovani. Cosa si aspetta?
«Che collaborino per il bene della città come noi collaboriamo con la Regione senza mettere di mezzo le elezioni e le fazioni. Per me che ci siano tanti concittadini della nostra provincia è una notizia positiva».
La politica intanto si è spaccata sul piano di fusione Fiera-Interporto. L’opposizione teme che l’Interporto “si mangi” la Fiera.
«Nulla è deciso, il Consiglio e la camera di Commercio hanno dato un indirizzo per fare attente valutazioni su tutte le forme di collaborazione che le rafforzino a vicenda. Presto si esprimerà anche la Provincia. Nel merito della questione andremo al 2026».
Il 2026 potrebbe anche essere l’anno della nuova proprietà per il Calcio Padova. L’argentino Figoli o la cordata padovana con l’ingresso di Banzato?
«Partiamo dal presupposto che se rimane la proprietà attuale io sono ben felice, visto che ha conseguito risultati importanti. Se così non sarà, mi auguro che il Padova finisca in mani solide e che si possa creare un progetto che guardi anche alla serie A».
Che dono vorrebbe ricevere a Natale, per sé e per la città?
«Il coraggio della pace. Da sindaco e da nonno spero che tacciano presto questi venti di guerra. Mettono una tremenda angoscia».
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