Alessandra Moretti, stop all’immunità: anche M5S vota la revoca. I dem: stupiti dagli alleati
Qatargate, il Parlamento europeo contro la deputata dem ma salva la collega Gualmini. Conte: «Noi non sfuggiamo dai processi»
mercoledì 17 dicembre 2025di Valentina Pigliautile

«La nostra posizione è che non si fugge mai dai processi». È pomeriggio inoltrato quando Giuseppe Conte, al Messaggero, spiega i motivi per cui il M5s ha votato a favore della revoca dell’immunità per le europarlamentari dem, Elisabetta Gualmini e Alessandra Moretti, l’ex lady like, finite entrambe al centro delle indagini sul Qatargate.
Ma per le quali, nell’Aula del Parlamento europeo, si è configurato un destino diverso: salvata la prima (382 voti a difesa dell’immunità), a rischio processo la seconda (in 497 favorevoli alla revoca). Più che l’iter giudiziario che attende Moretti – su cui tutti nel partito si dicono pronti a mettere la mano sul fuoco – a indispettire i dem è stato l’atteggiamento dei quasi-alleati pentastellati. Percepito più come l’ultimo atto di una lunga serie di distinguo, che non come una scelta fatta nel merito. «Una decisione inaspettata», la bolla un maggiorente dem fuor di taccuino, «rispetto all’iniziale atteggiamento di collaborazione» e a fronte di «incartamenti ridicoli». A rimanere indigesta anche la scelta di far trapelare in anticipo, a mezzo agenzie, le intenzioni di voto. Da qui, i dubbi: «Che l’input della scelta non arrivi da Bruxelles?».
Alessandra Moretti, revocata immunità. Confermata per Elisabetta Gualmini. Cosa succederà ora VIDEO
LA VERSIONE DI CONTE
Se l’ufficio stampa del M5s in Ue «non commenta», è il presidente M5s in persona, intercettato in Senato, a dare la sua versione: «Non c’è nessuna lettura da dare. Non si fugge dai processi. Vale anche per i nostri, non li abbiamo mai difesi». Sul Covid «io sono andato a parlare dai giudici, a Bergamo e Brescia, e non mi sono mai schermato da presidente del Consiglio». L’unica eccezione che menziona l’avvocato di Volturara Appula è il caso in cui si configuri il cosiddetto “fumus persecutionis”, e qui il pensiero va a Ilaria Salis: «Se ci sono casi in cui lo stato di diritto non dà garanzie giurisdizionali è un conto. Se esiste un sistema di garanzie, allora la magistratura porterà avanti le sue verifiche». A prevalere, nel caso di Moretti, è stata la linea dura dei Popolari portata avanti dallo spagnolo Adrian Vazquez Laza, anche se al computo si sono sommati voti provenienti non solo da destra. C’è chi fa notare anche che Left, il gruppo che accogliere i pentastellati, è tra quelli con le «posizioni più giustizialiste».
A fronte di un’inchiesta dall’impalcatura fragile – mancano capi di imputazione chiari ed è in corso un riesame della giustizia belga – il Nazareno fa quadrato a sostegno della sua eurodeputata: «Siamo fiduciosi che Alessandra Moretti potrà dimostrare la sua estraneità ai fatti e le saremo vicino», scrive a sera la segretaria Elly Schlein. Mentre per la diretta interessata si tratta di una «decisione politica»: «Sono amareggiata – si lascia andare Moretti – perché gli elementi su cui era basata la richiesta erano stati da me già smentiti su base documentale e continuo a sostenere che il voto non abbia guardato tanto agli effettivi contenuti della richiesta, ma sia stato condizionato da strategie e convenienze politico-elettorali».
IL CAPPELLO SULL’UNIVERSITÀ
Quello del voto Ue non è l’unico terreno su cui gli alleati del campo progressista sembrano pestarsi i piedi. Non è sfuggito, in casa dem, l’attivismo del presidente pentastellato nei confronti degli studenti universitari di medicina, in polemica con la riforma varata dalla ministra Anna Maria Bernini che prevede il tanto contestato semestre filtro. Ieri, nella sede di partito, Conte ne ha parlato con alcuni ragazzi in rappresentanza dell’Unione degli universitari e altre associazioni studentesche, annunciando che oggi il M5s rivolgerà un’interrogazione in Aula proprio alla ministra azzurra. Un protagonismo che ha stizzito i dem, non solo perché il partito di Giuseppe Conte al voto in aula sulla riforma si è astenuto, ma anche perché l’Udu viene considerata un’associazione molto vicina al Pd.
Oltre la querelle per intestarsi il cappello delle proteste, c’è anche un rinnovato interesse per un segmento elettorale – quello degli studenti fuori sede – reso appetibile dal meccanismo di voto a distanza che, con tutta probabilità, verrà usato anche nei prossimi appuntamenti elettorali a livello nazionale. Dalla svolta securitaria del M5S che guarda al Nord, allo sprint dei dem sulla giustizia, l’alleanza tra pentastellati e dem sembra essere entrata in una nuova fase: diversificarsi per non confondersi. E d’altronde erano stati gli stessi leader ad anticiparlo: prima Conte con la proposta di un “cantiere” che coinvolga la base M5s, poi Schlein con il tour programmatico nel paese. Entrambi pronti a fare dei giri immensi – da soli – per poter tornare a fare sintesi di nuovo, chissà, già dall’autunno del prossimo anno. Quando ci sarà da definire un programma comune e scegliere «i criteri con cui indicare il candidato del campo progressista». Certi alleati fanno dei giri immensi, e poi ritornano. Forse.
Ultimo aggiornamento: 09:57
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