Giudecca, bando bloccato per i nuovi appartamenti: «La piazzetta? Compito che spetta al Comune»
L’inaugurazione, avvenuta oggi, del secondo stralcio del complesso di Alvaro Siza alla Giudecca è un passo avanti deciso in un percorso che è iniziato 40 anni fa
mercoledì 17 dicembre 2025di Tomaso Borzomì

VENEZIA – Non è la parola fine a uno scempio, ma ci va vicino. L’inaugurazione, avvenuta oggi, del secondo stralcio del complesso di Alvaro Siza alla Giudecca è un passo avanti deciso in un percorso che è iniziato 40 anni fa.
Dopo l’abbattimento delle “Case minime” di Campo Marte si è dato vita a un progetto di riqualificazione che porta le firme di Aldo Rossi, Carlo Aymonino, Rafael Moneo e Álvaro Siza.
Proprio quest’ultimo, archistar di fama mondiale, ha progettato l’area che doveva vedere una “U” a circoscrivere quella che sarebbe dovuta essere una piazza. Col tempo si sono susseguiti fallimenti di ditte che operavano sul cantiere, fino agli ultimi anni, quando la mano ferma delle ultime due presidenze (Fabio Nordio dal 2020, fino alle dimissioni del 2025 e l’attuale facente funzioni Marco Mestriner) è riuscita a portare a casa il risultato finale dei primi due lotti. Per quanto riguarda l’ultima “gamba”, è difficile poter fare previsioni, perché quanto progettato da Moneo, per vedere la sua realizzazione, avrebbe un costo che si aggira sui quattro milioni di euro, cifra di cui al momento Ater non dispone e su cui anche l’ex presidente Nordio si era detto poco fiducioso.
IL PROGETTO
La stessa cifra è stata invece quella investita per far vedere la luce ai 19 alloggi «di taglio medio, piccolo, diciamo tra i 56 e i 67 metri quadrati, una o due camere», ha chiarito Mestriner all’inaugurazione. L’edificio è suddiviso in tre vani scala, ognuno servito da ascensore, le sette abitazioni con una camera hanno una superficie di 56 m quadri (ad eccezione di uno più piccolo di 43), mentre le restanti dodici sono tra i 59 e 67 metri quadri. La classe energetica raggiunta è A2 per tutti, esiste un impianto di rilevazione fumi, non ci sono barriere architettoniche, piatto doccia filo pavimento e prese elettriche già predisposte per persone con mobilità ridotta. C’è anche una sala Comune di 38 metri quadri.
Abitazioni moderne, che potrebbero soddisfare una piccola parte di esigenze per chi cerca di restare a vivere in città, nonostante le ovvie difficoltà che Venezia impone: «Sono particolarmente adatti per gli anziani o per le giovani coppie, hanno la peculiarità, oltre alla firma di un’importante archistar come Siza, di adottare standard molto elevati. Si tratta di abitazioni totalmente elettriche, senza gas, a induzione, con riscaldamento a pavimento e aria condizionata. Ma, soprattutto, gli ascensori, una scelta non banale per una città come questa».
BLOCCATO
Resta il nodo delle assegnazioni, prosegue Mestriner: «Attualmente il bando Erp è bloccato a causa di un ricorso, le graduatorie provvisorie sono state rese note una decina di giorni fa, rimane però la spada di Damocle del ricorso stesso, che ci blocca nell’assegnare le case». Il presidente facente funzione ha già però individuato la soluzione: «Per ora abbiamo deciso di lasciare passare il Natale, dopodiché, se non ci saranno gli esiti della nuova graduatoria, praticheremo un’altra strada, che riteniamo probabile, cioè ricorrere alla mobilità. Metteremo a disposizione gli alloggi agli inquilini già Ater che devono spostarsi per esigenze particolari, come ad esempio l’anziano che abita al terzo o quarto piano, ma senza ascensore». Altro nodo riguarda la piazza antistante agli edifici. Su questo, Mestriner alza le braccia, lasciando la palla al Comune, che deciderà come intervenire: «Abbiamo messo la ghiaia sul campo per rendere abitabili gli alloggi, adesso starà al Comune intervenire con la piazzetta, perché il completamento è di loro pertinenza». Inevitabile la soddisfazione: «È un grande risultato, l’abbiamo portato avanti come Cda e sono molto contento per esito e impatto che avrà sulla città. Questo progetto ha visto protagonista un’archistar che si è impegnato su un tema di edilizia popolare, sarà un fiore all’occhiello per Venezia, soprattutto conoscendo i problemi dell’abitare della città. È una chicca, non tanto per il numero di persone che si ospiterà, ma per il rilancio della zona, spesso oggetto di polemiche. Sono convinto che, se non lo è già, il complesso finirà sulle riviste».
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