Omicidio Roberto Basso, la versione di Leonard Shehu: il pizzaiolo albanese a gennaio davanti al giudice

Omicidio Roberto Basso, la versione di Leonard Shehu: il pizzaiolo albanese a gennaio davanti al giudice

L’uomo è accusato dell’omicidio del tabaccaio di Piazza Marina. Contro di lui ci sono le tracce di Dna, le telecamere e il Gps dell’auto

martedì 16 dicembre 2025di Giacomo Costa

Omicidio Roberto Basso, la versione di Leonard Shehu: il pizzaiolo albanese ha deciso di parlare

JESOLO – Ha deciso di parlare, di offrirsi alle domande dell’accusa, di dare la sua versione. E, poi, di chiedere un rito alternativo, per chiudere finalmente la sua vicenda giudiziaria. Il 19 gennaio Leonard Shehu si sottoporrà all’interrogatorio: una scelta che l’avvocato difensore, Mauro Serpico, ha deciso di intraprendere in accordo con il suo cliente, così da poter poi avanzare la richiesta di procedere con il rito abbreviato, per assicurarsi una riduzione di un terzo della pena in caso di condanna.

Il pizzaiolo 36enne di origini albanesi è accusato dell’omicidio del tabaccaio jesolano Roberto Basso, ucciso con un colpo alla testa nella notte tra il 5 e il 6 maggio dello scorso anno, all’interno della sua casa in via Antiche mura.

Shehu è stato fermato dai carabinieri a marzo, dopo mesi di indagini e controlli di laboratorio; ascoltato in caserma, era scoppiato a piangere e aveva ammesso di essere entrato nell’abitazione di Basso in cerca di qualcosa da rubare, salvo venire poi sorpreso dal rientro del tabaccaio, imprevisto a cui avrebbe reagito con un fendente di spranga, alle spalle. Oltre a quella confessione, contro il pizzaiolo ci sono altri due elementi fondamentali: i movimenti della sua automobile, che lo piazzano sulla scena del delitto all’incirca nelle ore in cui è stato commesso, e il Dna recuperato da quello si è scoperto essere un frammento di cacciavite, sempre nella villetta di via Antiche mura; le tracce biologiche, in realtà, non corrispondono a Shehu, ma il profilo genetico è riconducibile invece a uno dei suoi figli.

DALLE INDAGINI ALL’AULA

Lunghi e complessi accertamenti si sono poi tradotti in altrettante contestazioni da parte dell’avvocato difensore, che in questi mesi ha cercato di intaccare l’impianto accusatorio costruito dal pubblico ministero Giovanni Zorzi. Se la confessione non è mai stata contestata – il tribunale del Riesame di Venezia l’ha dichiarata utilizzabile, seppure resa in assenza di un difensore – sulla prova del Dna si sono aperte teorie differenti, anche perché lo stesso Shehu aveva denunciato di aver subito alcuni furti, prima dell’omicidio, e non era quindi impossibile che i suoi attrezzi fossero finiti in mani altrui, quegli stessi attrezzi con cui il figlio poteva aver giocato. Di fronte alla Cassazione, poi, Serpico ha sostenuto che i risultati delle analisi effettuate dal Ris non sarebbero potute entrare nel fascicolo dell’inchiesta: il prelievo del campione di saliva usato come confronto per verificare il profilo genetico scoperto nel frammento di cacciavite sarebbe avvenuto con uno stratagemma, un alcoltest durante un controllo apparentemente di routine sulla strada; le analisi, inoltre, sono state eseguite senza contraddittorio con la difesa.

COSTRUIRE UN ALIBI

La presenza di Shehu in via Antiche mura è invece più difficile da contestare: ci sono le telecamere di sorveglianza che hanno inquadrato l’auto del 36enne vicino all’abitazione del tabaccaio nelle ore precedenti al delitto, ma anche nei giorni precedenti, quando avrebbe effettuato dei sopralluoghi sul posto – tutto confermato dal Gps installato nella vettura. Ulteriore riscontro, infine, è dato dalle registrazioni dei colloqui con la moglie alla quale, riferendo l’esito del primo interrogatorio davanti ai carabinieri, nelle fasi iniziali delle indagini, il pizzaiolo ammise di essere entrato a casa Basso, seppure ridimensionando i fatti: «Sono andato lì, ma semplicemente ho preso due cose, tutto qua…». Alla moglie Suehu chiese anche di avvalorare la falsa versione riferita agli investigatori, ovvero che la notte del delitto era tornato subito a casa dopo il lavoro in pizzeria, e che ad attenderlo c’era la moglie. In realtà la donna in quei giorni era rientrata in Albania.

 

Ultimo aggiornamento: 09:21
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