Parco dello Stelvio, scoperte migliaia di orme di dinosauri: risalirebbero a 210 milioni di anni fa. L’esperto: «Immenso patrimonio…

Parco dello Stelvio, scoperte migliaia di orme di dinosauri: risalirebbero a 210 milioni di anni fa. L’esperto: «Immenso patrimonio scientifico»

La scoperta si deve al fotografo naturalista Elio Della Ferrera, che lo scorso 14 settembre si trovava nella Valle di Fraele per fotografare cervi e gipeti

lunedì 15 dicembre 2025di Redazione web

Parco dello Stelvio, scoperte migliaia di orme di dinosauri: risalirebbero a 210 milioni di anni fa. L'esperto: «Immenso patrimonio scientifico»

«È una vera e propria ‘valle dei dinosauri‘ che si estende per chilometri: è il sito più grande delle Alpi e uno dei più ricchi al mondo». Queste sono le parole del paleontologo Cristiano Dal Sasso del Museo di Storia Naturale di Milano che ha commentato le migliaia di orme di dinosauri che sono state trovate nel Parco dello Stelvio. Le tracce risalirebbero a 210 milioni di anni fa e sarebbero state lasciate da branchi di grandi erbivori. 

Le orme, riconoscibili su pareti di dolomia quasi verticali, formano piste lunghe centinaia di metri e sono così ben conservate che alcune presentano perfino segni di dita e artigli.

La scoperta è stata fatta a meno di due mesi dall’inizio delle Olimpiadi invernali che avranno come protagonista anche il Parco dello Stelvio, in particolare l’area del Bormio che sarà il luogo in cui si terranno le competizioni di sci alpino.

L’esperto

Dal Sasso ha spiegato all’Ansa: «Si tratta probabilmente della più importante scoperta paleontologica sui dinosauri italiani dopo quella di Ciro. Questo luogo era pieno di dinosauri: è un immenso patrimonio scientifico che richiederà decenni per essere studiato, anche perché il sito non è raggiungibile con sentieri e per esaminare le orme si dovranno impiegare droni e tecnologie di telerilevamento».

Le camminate parallele dei dinosauri «sono prove evidenti di branchi in movimento sincronizzato e ci sono anche tracce di comportamenti più complessi, come gruppi di animali radunati in cerchio, forse per difesa», precisa l’esperto. Questi esemplari si muovevano lungo le rive lambite dalle calde acque dell’Oceano Tetide, in un ambiente simile a quelli delle aree tropicali attuali, con piane di marea che si perdevano all’orizzonte per centinaia di chilometri. L’attuale posizione quasi verticale delle orme non è quella originaria, ma è conseguenza delle deformazioni che hanno portato al sollevamento della catena alpina.

La scoperta

La scoperta, che porta in primo piano le Alpi valtellinesi a meno di due mesi dall’inizio dei Giochi olimpici invernali Milano Cortina, si deve al fotografo naturalista Elio Della Ferrera, che lo scorso 14 settembre si trovava nella Valle di Fraele per fotografare cervi e gipeti. Durante l’escursione ha notato le orme affioranti (alcune delle quali arrivano fino a 40 centimetri di diametro) e ha scattato le prime immagini, subito inviate al paleontologo Dal Sasso e alla Soprintendenza.

Secondo le prime analisi, le orme potrebbero appartenere a dinosauri prosauropodi del Triassico Superiore, ovvero erbivori dal collo lungo e testa piccola che sono considerati gli antenati dei grandi sauropodi del Giurassico come il brontosauro. Di corporatura robusta, i prosauropodi possedevano artigli appuntiti sia sulle mani che sui piedi. In alcune specie, gli adulti potevano raggiungere i 10 metri di lunghezza. Gli scheletri di diversi esemplari sono stati rinvenuti sia in Svizzera che in Germania. 

Ultimo aggiornamento: 16 dicembre, 13:05
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