Tradimenti, gelosie e minacce: «Io ti metto sotto terra, finisce male per te e per la tua famiglia». Poi le botte davanti al Tennis…

Tradimenti, gelosie e minacce: «Io ti metto sotto terra, finisce male per te e per la tua famiglia». Poi le botte davanti al Tennis Club, condannati i due fratelli

A distanza di poco più di un anno è arrivata la decisione del giudice: due anni, pena sospesa, per il fratello più giovane, classe 1999, che ha agito da spalla; tre anni e quattro mesi patteggiati invece dal 41enne che aveva orchestrato l’assalto

mercoledì 17 dicembre 2025di Giacomo Costa

Tradimenti, gelosie e minacce: «Io ti metto sotto terra, finisce male per te e per la tua famiglia». Poi le botte davanti al Tennis Club, condannati i due fratelli

CAORLE – «Io ti metto sotto terra, finisce male per te e per la tua famiglia».

Per due mesi erano state minacce, messaggi, chiamate, ma anche speronamenti tra auto – o con l’auto contro lo scooter. Poi, a ottobre dello scorso anno, la situazione era precipitata oltre le parole e i gesti intimidatori: «È un po’ che non ci vediamo, questo è quello che ti spetta», la frase ad effetto che aveva preceduto pugni e calci, un pestaggio in due contro uno. E non era neppure finita lì, perché nei giorni seguenti i due assalitori si erano persino piazzati davanti alla caserma dei carabinieri: aspettavano che l’uomo che avevano malmenato arrivasse a sporgere denuncia, per intercettarlo, per «risolvere le cose a modo loro».

Una storia di gelosie, di ipotizzati tradimenti, poi definita dal tribunale come stalking, lesioni e persino rapina – perché nel corso del blitz ci era andata di mezzo una maglia, strappata via e poi esibita dagli aggressori come un trofeo. A distanza di poco più di un anno è arrivata la decisione del giudice: due anni, pena sospesa, per il fratello più giovane, classe 1999, che ha agito da spalla; tre anni e quattro mesi patteggiati invece dal 41enne che aveva orchestrato l’assalto.

BOTTE AL TENNIS CLUB

Entrambi di origini albanesi, i due uomini sono stati difesi in aula, a Pordenone, dall’avvocato di fiducia Marco Marcelli, che ha preso in carico il loro caso dopo la denuncia e la conseguente misura cautelare che imponeva loro di tenersi a distanza dalla vittima. Il legale è riuscito a far riconoscere la lieve entità della rapina per il più giovane dei due fratelli e a concordare una pena minore del previsto per il più anziano, su cui ha pestato anche l’accusa di atti persecutori: prima del pestaggio di ottobre, infatti, il 41enne aveva tormentato per circa due mesi il suo bersaglio, da quando cioè aveva avuto il sentore che il 44enne italiano fosse l’amante della moglie. Giugno e luglio del 2024, quindi, erano stati segnati dai messaggi minatori, chiamate cariche di insulti e minacce, ma anche da episodi più allarmanti: in un’occasione, infatti, il marito che si riteneva tradito era riuscito a intercettare il presunto amante in strada, mentre correva in sella al suo motorino, e l’aveva urtato con l’auto; un’altra volta l’aveva raggiunto mentre era anche lui al volante, l’aveva pressato con insistenza, paraurti contro paraurti, senza preoccuparsi che sui sedili ci fosse il figlio di dieci anni dell’uomo.

RIPRESI DALLE TELECAMERE

Tre mesi dopo è scattata la vera aggressione: accompagnato dal fratello, il 41enne ha bloccato il suo ipotetico rivale fuori dal circolo sportivo che questi era solito frequentare e, dopo un paio di scambi a male parole, erano partite le botte. E, tra un calcio e un pugno, era stata anche strappata una maglia – da qui l’accusa di rapina. Il pestaggio era stato ripreso dalle telecamere esterne del tennis club e i carabinieri di Caorle non hanno impiegato molto a individuare i due colpevoli, tanto che per loro era scattato l’arresto in flagranza differita. Poi erano arrivati anche i braccialetti elettronici, in attesa del confronto in aula.


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