Negozi in centro a Treviso, la crisi continua: uno su 10 chiude. Ascom: «In difficoltà soprattutto abbigliamento e oggettistica»
Capraro (Ascom): «In città serve più residenza, bene favorire l’università per attirare studenti»
mercoledì 17 dicembre 2025di Paolo Calia

TREVISO Federico Capraro, presidente del mandamento di Treviso dell’Ascom – 64 comuni rappresentati, oltre 4mila soci, il più grande della Marca – come al solito non abbandona i toni diplomatici. Ma ammette: «Il settore del commercio sta attraversando una fase complicata. Dire che mentre il settore turismo e servizi sono in crescita, il commercio lotta per resistere». Un bel giro di parole per dire una cosa che ormai tutti sanno: le attività commerciali sono in sofferenza. Capita a Treviso come in ogni altra città. Ascom darà i numeri esatti a fine gennaio col tradizionale report di quanto fatto nell’anno precedente, ma quello che trapela dice già molto: il 10% delle attività associate nel 2025 ha chiuso. Di questo 10%, quindi circa 400 attività, la metà non ha chiuso per non riaprire più. E di questi 200 soci dell’associazione la stragrande maggioranza – per non dire praticamente tutti – sono commercianti. Questo il quadro di una realtà trevigiana che viaggia a due marce: al boom delle attività legate al turismo, alla crescita del settore servizi (soprattutto quelli diretti alle imprese) fanno da contraltare le difficoltà dei negozianti. Niente che non fosse già nota ma, ancora una volta, viene messo nero su bianco.
L’ANALISI
«Il fenomeno lo si vede ormai da anni – osserva Capraro – nei comuni diminuisce la residenzialità nei centri storici, quindi calano quei negozi pensati per supportare i residenti. Il vuoto viene colmato, nel caso di Treviso, da attività mirate più sui turisti». Concetto che ripete quanto già espresso nelle scorse settimane da Alessandro Minello, economista docente di Ca’ Foscari che ha analizzato numeri alla mano come il turismo abbiamo cambiato il volto del commercio cittadino. «Adesso la soluzione per far lavorare i commercianti è rappresentata dagli eventi che portano gente in città e vanno bene perché sono la via più breve per alimentare il commercio del centro. Ma, rispetto ai residenti, hanno modalità di spesa differente. Chi vive in un poste spende per un vestito o per fare la spesa, il visitatore spende invece per un caffè, il turista che si ferma qualche giorno ha altre esigenze ancora. E non è un caso se proprio settori come l’abbigliamento o l’oggettistica sono quelli che stanno affrontando le difficoltà maggiori, mentre vanno molto bene le attività che si occupano dello svago e tempo libero. E questo cambio di modalità lo vediamo da come mutano le tipologie dei nostri associati». Per Ascom però il commercio non può basarsi solo su una variabile effimera come il turismo, che oggi c’è, domani anche ma dopodomani forse. Le attività si consolidano solo con clienti costanti: «La soluzioni politiche sono quelle mirate a riportare in città residenza – dice Capraro – per questo sposiamo con convinzione il progetto dell’università rilancio dall’amministrazione comunale. Avere in città un numero importante di studenti (si parla almeno di 6mila ragazzi quando tutti i corsi saranno a pieno regime ndr) sarà importante perché sono ragazzi che si fermano in città almeno tre o quattro anni». Sul futuro del commercio cittadino non peserà invece l’aumento del costo della sosta a pagamento: «Il problema col Comune non era tanto il ritocco delle tariffe, che è più che altro un allineamento con il resto delle città venete ma i tempi di comunicazione. Abbiamo comunque tenuto al pausa pranzo gratuita e siamo d’accordo sul pagamento del sosta di domenica pomeriggio: quelli era parcheggi che restavano occupati per tutto il tempo, col pagamento si ha più rotazione visto che invitiamo la gente a venire qui. E lo stesso ragionamento vale per il pattinodromo a pagamento (nel 2028 ndr): favorirà la rotazione che ora non c’è».
A CONEGLIANO
In tema di commercio cresce invece la polemica A Conegliano, dove l’amministrazione vuole chiudere al traffico le principale strade a ridosso del Natale. E Lucrezia Aggi (FdI) attacca: «Desta perplessità la decisione di chiudere per l’intera giornata le vie principali del centro cittadino a ridosso del Natale. Invece di incentivare l’afflusso di persone, tali scelte rischiano di allontanare potenziali clienti, penalizzando ulteriormente i commercianti. L’iniziativa dei tre giorni di parcheggio gratuito rappresenta senza dubbio un primo passo positivo, ma appare insufficiente. Limitare la gratuità a sole tre vie del centro non garantisce un beneficio equo per tutte le attività». E ancora: «Per quanto riguarda la giornata ecologica viene spontaneo chiedersi se non fosse possibile posticiparla a dopo le festività natalizie evitando così ulteriori disagi in uno dei periodi più importanti per il commercio».
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