Auto, più tempo a ibride e benzina: una su tre non sarà 100% elettrica

Auto, più tempo a ibride e benzina: una su tre non sarà 100% elettrica

Per salvare il settore in crisi la Commissione Ue rivede lo stop alla vendita dei veicoli non green dal 2035, ma serviranno i carburanti sostenibili. Deroghe sulle mini e-car. Tajani: «Vittoria italiana». Salvini: «Non basta»

mercoledì 17 dicembre 2025di Gabriele Rosana

Un uomo fa il pieno di carburante in un distributore di strada San Mauro, Torino, 03 gennaio 2023. ANSA/JESSICA PASQUALON

Niente più emissioni zero dal 2035 e apertura ai carburanti sostenibili: l’Ue ufficializza la retromarcia sul dossier automotive e “salva” il motore a combustione. Dopo la levata di scudi delle case automobilistiche e il pressing di un gruppo di governi tra cui Italia e Germania, con un pacchetto presentato ieri a Strasburgo la Commissione europea ha cancellato la messa al bando sulle macchine a diesel e benzina decisa due anni fa, picconando uno dei pilastri più iconici del “Green Deal”.

IL COMPROMESSO

Dal 2035,ibride plug-in, mild hybrid, range extender e auto con motori endotermici potranno continuare a essere prodotte e immatricolate, accanto a veicoli elettrici e a idrogeno, il futuro su cui Bruxelles continua a scommettere.

Per il vicepresidente della Commissione con delega all’Industria Stéphane Séjourné, «le ambizioni “green” dell’Ue restano intatte», ma il piano lancia al tempo stesso «un’ancora di salvezza» al comparto automotive. Il commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas è stato più concreto: la flessibilità si tradurrà nella presenza sul mercato «di circa il 30-35% di auto non elettriche».

Il dettaglio può apparire, a prima vista, piuttosto macchinoso, ma in sostanza, in base alle nuove regole, i costruttori non dovranno più ridurre del 100% le emissioni di CO2 delle nuove auto. Potranno, invece, fermarsi al 90%, compensando il 10% restante con due tipi di interventi: impiegando acciaio verde “made in Europe” nelle loro filiere produttive (per il 7%) e “scontando” (per il 3%) l’apertura ai carburanti sostenibili, cioè e-fuel e bio-fuel (solo gli avanzati, non ancora i convenzionali), che, immessi sul mercato dalle compagnie energetiche, saranno utilizzati per alimentare i veicoli. L’elettrico rimane la via maestra e il pacchetto automotive prevede una serie di regole per stimolare tanto l’offerta quanto la domanda di auto a batteria. Tra le novità, fino al 2034 le case automobilistiche riceveranno un “superbonus” per ogni utilitaria a batteria, cioè sotto i 4,2 metri, e a prezzi accessibili (tra i 15 e i 25 mila euro) prodotta nelle fabbriche dell’Unione: ogni unità conterà come se fosse 1,3 auto. Tale credito “green” aggiuntivo consentirà, in buona sostanza, di raggiungere più rapidamente i target di emissioni.

LA SPINTA

Per spingere la vendita delle auto elettriche, Bruxelles punta sul settore privato: le imprese di grandi dimensioni (con oltre 250 dipendenti e più di 50 milioni di fatturato) saranno tenute a sostituire almeno il 30% della propria flotta aziendale con vetture a batteria o a basse emissioni, con valori più elevati per i Paesi con il Pil più alto.

Maglie più larghe anche per furgoni e camion: viste le difficoltà incontrate nella transizione, il requisito del taglio della CO2 per i veicoli commerciali leggeri sarà del 40% entro il 2030, non più del 50%, mentre vengono concessi più anni ai costruttori di camion per adeguarsi. E si estende al triennio 2030-2032 la flessibilità per scongiurare le multe per mancata conformità già concessa nel periodo 2025-2027. Completano il lotto di misure interventi di sburocratizzazione con risparmi stimati in oltre 700 milioni di euro e il piano “Battery Booster”, che stanzia 1,5 miliardi di euro in prestiti a tasso zero per sostenere la filiera delle batterie prodotte nel continente. Prima di diventare definitiva, la proposta dovrà essere approvata da governi ed Europarlamento. Bruxelles ha compiuto «un primo passo verso un approccio più pragmatico», secondo l’Acea, l’organizzazione dei costruttori, ma il diavolo sta nei dettagli e «gli interventi previsti per il 2035 rischiano di avere un impatto limitato senza un’azione urgente per introdurre maggiore flessibilità già entro il 2030 per auto e furgoni». Secondo il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, quella di ieri è però «solo una mezza svolta che non serve, è necessaria più chiarezza per programmare gli investimenti o si va a sbattere».

L’iniziativa rappresenta «una breccia nel muro dell’ideologia, con il riconoscimento dei principi della neutralità tecnologica e del “made in Europe”, anche a tutela delle imprese della componentistica. Ma ora il muro va abbattuto», ha affermato il ministro delle Imprese Adolfo Urso, convinto della necessità di «una revisione dei regolamenti più organica, radicale e concreta». «A Bruxelles le cose stanno cambiando, passa la linea di Forza Italia – ha aggiunto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani – Una scelta che solo in Italia mette al riparo 70mila posti di lavoro». Per l’altro vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, invece è «troppo poco e troppo tardi: un piccolo segnale, ma non abbastanza per cantare vittoria. Il Green deal deve essere cancellato del tutto». La proposta «è solo l’inizio», gli ha fatto eco il capodelegazione di FdI all’Europarlamento Carlo Fidanza, aprendo a un nuovo asse tra le forze di destra per superare l’esame dell’aula. E vede «più luci che ombre» nel pacchetto Ue l’euro-delegazione del M5S, pur preoccupata da «investimenti che non dovrebbero gravare solo sui governi nazionali che hanno già problemi di debito».

Ultimo aggiornamento: 18 dicembre, 10:43
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