Spread giù a 66 punti: sul debito risparmi per 17 miliardi in 5 anni

Spread giù a 66 punti: sul debito risparmi per 17 miliardi in 5 anni

L’analisi dell’Upb: continua a calare il costo delle nuove emissioni di titoli. In mano agli investitori esteri un terzo dei Btp. Le famiglie raddoppiano la quota

mercoledì 17 dicembre 2025di Andrea Pira

Spread giù a 66 punti: sul debito risparmi per 17 miliardi in 5 anni Sede Ministero Economia Via XX Settembre Giacomo Gabrielli/Ag.Toiati

L’Italia spende sempre meno per finanziarsi. Nel 2025 il costo medio per le nuove emissioni di debito pubblico ha continuato la propria discesa e dopo un picco dei rendimenti al 3,8% toccato nel 2023, tra politiche monetarie restrittive e la necessità di combattere l’epidemia, oggi si veleggia attorno al 2,8%.

Le cifre sono state messe in fila dall’Ufficio parlamentare di bilancio, l’organismo indipendente che valuta l’aderenza delle politiche economiche italiane alle regole di bilancio Ue. Dall’analisi emerge anche la capacità del Paese di attirare gli investitori privati ​​per compensare il mancato rinnovo dei titoli di stato detenuti dalla Banca centrale europea e da Bankitalia iniziati dal 2023. Un dato messo in evidenza sia dal successo di prodotti dedicati al retail come i vari Btp Valore e Più (arrivati ​​a raccogliere oltre 90 miliardi) sia dalla domanda nelle aste rivolte a banche e fondi.

Il secondo risvolto è il calo dello spread, termometro della solidità di un Paese. Il differenziale di rendimento tra i Btp italiani ei Bund tedeschi è ormai con costanza sotto quota 70 punti base. Ieri ha chiuso a 66 punti e ormai si piazza sui minimi dai mesi che hanno preceduto lo scoppio della crisi finanziaria del 2008. Per l’Italia questo vuol dire alleggerire la spesa per interessi. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, l’ha definita la spesa «più odiosa in assoluto» perché «improduttiva». I soldi pagati in interessi alti sul debito tolgono risorse a sanità, infrastrutture e scuola. L’obiettivo è quindi ridurre al minimo questo costo, ha spiegato il titolare del Mef «per creare gli spazi per la spesa produttiva meritoria o per ridurre le imposte».

Già aver portato lo spread a quota 70 ha risvolti concreti e calcolabili in un risparmio di poco superiore a 17 miliardi in cinque anni (sempre secondo le indicazioni dell’Upb date nei mesi passati).

In pratica il peso di una Manovra di bilancio come quella che in questi giorni si sta discutendo in Senato.

LE SCADENZE

A scendere con un ritmo più sostenuto sono soprattutto i titoli a breve termine, con cadenze a sei e 12 mesi. Ad esempio, a fine dicembre il rendimento medio dei Bot era al 2,41%, mentre alla fine del mese scorso si è posizionato al 2,05% (a ottobre 2023, nel suo piccolo era al 3,97%).

Il rendimento medio dei Btp al momento dell’emissione è invece sceso al 2,97% dal massimo dell’analisi, toccato nell’autunno di due anni fa, al 4,48%.

Forte anche di queste cifre il Tesoro gioca d’anticipo sul prossimo anno. Quest’anno sono state sei le operazioni di riacquisto per un controvalore di 32 miliardi. Si tratta di Btp e altri titoli tutti destinati al rimborso il prossimo anno.

Il focus del Tesoro è stato proprio quello di ridurre l’ammontare di cadenze attese nel 2026 e allo scopo sono anche aumentate, seppure leggermente, le emissioni effettuate nel corso del 2025.

Prima delle ultime tre operazioni, che si sono susseguite a cavallo tra novembre e dicembre, l’ammontare dei titoli da rimborsare il prossimo anno sfiorava i 273 miliardi di euro. Negli anni successivi la cifra cala per poi riprendere a salire nel 2030 quando, secondo l’ultimo bollettino del Mef, e avranno una scadenza titoli per quasi 247 miliardi.

Operazioni di questo tipo non soltanto permettere al governo di alleggerire le cadenze. Permettono infatti di contenere il rischio di rifinanziamento.

Secondo l’analisi dei tecnici dell’Upb, il prossimo anno le emissioni nette di titoli di Stato saranno di 103 miliardi di euro, leggermente superiori ai circa 100 miliardi calcolati per il 2025.

I numeri precisi si conosceranno tra qualche giorno quando il Mef pubblicherà, tra venerdì e lunedì, le linee guida sul debito per il 2026.

LE STIME

Nel frattempo le previsioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio stimano che il prossimo anno il mercato assorbirà flussi di debito italiano per 175 miliardi, su livelli simili ai 173 miliardi previsti per quest’anno. La cifra è data considerando sia le previsioni di emissioni nette del Tesoro sia i disinvestimenti della Bce, che passata la tempesta del caro prezzi, ha iniziato ad alleggerire i titoli in pancia e chiuso il paracadute.

Ma da due anni a questa parte ha ripreso vigore la quota degli investitori esteri, tornati ad essere i principali detentori del debito pubblico, avendone in mano un terzo.

E dalla seconda metà del 2022 ci sono stati 250 miliardi in più di Btp e Bot nei portafogli delle famiglie e dei piccoli risparmiatori, la cui quota è più che raddoppiata. Ogni 100 euro di debito, 15 sono in mano al dettaglio.

Ultimo aggiornamento: 18 dicembre, 10:43
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