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Parola d’ordine: agilità. Così ha deciso François Provost, Ceo e presidente di Renault che, a 4 mesi dal suo insediamento, sta finalizzando il nuovo piano industriale basato sulla rapidità di sviluppo industriale per accorciare il time-to-market dei modelli a 2 anni. Il punto di partenza sono i conti a posto lasciati dal predecessore Luca De Meo, come dimostra il bilancio relativo ai primi 9 mesi del 2025 che vede per il gruppo volumi (1,7 milioni, +3,8%) e fatturato (39,1 miliardi, +3,7%) in crescita e una marginalità del 6,5% che permettono di mantenere gli obiettivi in attesa della spinta che sarà data dalla nuova Clio.

La sesta generazione ha uno stile quasi da coupé, ma mantiene i concetti di base che ne hanno determinato 35 anni di successo e oltre 17 milioni di unità vendute. Cresce in lunghezza (4,12 metri, + 7 cm) e cresce anche nello spazio, con un bagagliaio da almeno 391 litri, e nella tecnologia con l’arrivo del sistema Open RLink basato su due schermi da 10,1” e il sistema operativo Android che rende tutto più facile e familiare. La dotazione di sicurezza, come da tradizione Renault, punta a offrire i massimi livelli di protezione e di prevenzione. La gamma motori vede infine conferme, novità e anche una piacevole sorpresa. Il raffinato 3 cilindri 1.2 da 115 cv avrà infatti la variante bi-fuel GPL da 120 cv con cambio doppia frizione, mentre era praticamente scontata la versione full-hybrid che ha contribuito a portare il tasso di elettrificazione delle vendite della Losanga fino al 60%.

La novità è che il sistema ora è basato su un 4 cilindri 1.8 a ciclo Atkinson, affiancato dalla nota trasmissione bimodale che integra i due motori elettrici, e ha una potenza di 160 cv per prestazioni superiori (0-100 km/h in 8,3 s.) a fronte di un’efficienza migliorata, con consumi di 3,9 litri/100 km, pari a 89 g/km di CO2, e la possibilità di marciare in elettrico per l’80% del tempo in città. Una combinazione che permette un’autonomia complessiva di circa 1.000 km dando alla nuova Clio la possibilità di affrontare senza problemi tragitti un po’ più lunghi di quelli abituali. E per una Clio che guarda al futuro nello stile, rimanendo ancorata alla tradizione per i sistemi di propulsione, la Régie punta all’equilibrio opposto per le sue elettriche: sguardo in avanti sotto il cofano e effetto retrò per lo stile.
Per questo le R5 e R4 stanno facendo parlare di sé, con quest’ultima arrivata da poco ad un prezzo che parte da meno di 30mila euro (incentivi esclusi) in due versioni: una da 90 kW con batteria da 40 kWh e 308 km di autonomia e l’altra da 110 kW con batteria da 52 kWh e 408 km di autonomia. Stesse opzioni anche per la R5 che da qualche mese ha in gamma anche la versione Five da 24.900 euro con motore da 70 kW e allestimento semplificato. Ma il percorso verso l’auto elettrica accessibile non si ferma qui e anche la prossima stazione si trova dalle parti della nostalgia. Il 2026 sarà infatti l’anno della nuova Twingo che torna all’antico per lo stile e si propone con una soglia di accesso di 19.500 euro.

La fedeltà alla prima Twingo del 1993 è quasi commovente, ma non è una sorpresa visto quello che era stato anticipato dal concept omonimo. La nuova Twingo è lunga 3,79 metri, ha carrozzeria a 5 porte (ma con i cristalli posteriori a compasso) e un abitacolo modulare grazie al divanetto posteriore scorrevole per 17 cm, citazione funzionale obbligata visto che la prima Twingo fu la prima automobile a proporlo. Il bagagliaio va da un minimo di 360 fino a 1.000 litri e, grazie al sedile passeggero abbattibile, ci vanno oggetti lunghi fino a 2 metri. La nuova Twingo ha l’interfaccia uomo-macchina basata su Android, un motore da 60 kW e una batteria LFP – prima volta per una Renault – da 27,5 KWh di capacità, ricaricabile a 6,6 o 11 kW e in corrente continua a 50 kW per un’autonomia di 263 km. Nei concessionari l’arrivo è previsto all’inizio del prossimo anno.

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