San Servolo tra monache, frati e ‘matti’: il nuovo libro dell’intellettuale veneziana Nelli Elena Vanzan Marchini
L’opera “Isola di San Servolo. Trame Veneziane, allegre monache e matti da legare” racconta la lunga storia dell’isola lagunare
venerdì 12 dicembre 2025di Riccardo Petito

VENEZIA – L’autrice è una studiosa dalla grande capacità di trasmettere al pubblico, in frequentati corsi e conferenze, aspetti e importanti momenti di vita veneziana, spesso legati al settore della Sanità nei suoi aspetti storici. Nelli Elena Vanzan Marchini ha pubblicato da poco, con titolo accattivante, “Isola di San Servolo.
Trame Veneziane, allegre monache e matti da legare” (Linea Edizioni, pag. 118, euro 18), volume dedicato ad un’isola lagunare solo apparentemente periferica ai “giochi” della Serenissima; fortunatamente sorte non così comune riaperta al pubblico nel 2004 con l’affidamento alla San Servolo Servizi Metropolitani di Venezia, e la trentennale presenza della Venice International University.
Il libro
Frutto di instancabili ricerche di archivio, il volume parte innanzitutto dalla figura di San Servolo, santo “importato” non una novità da Trieste, a seguito delle migrazioni seguite alle invasioni barbariche. Primo insediamento locale benedettino, che sviluppò il celebre detto “ora et labora” in chiave creativa. Sintetizzando, alla difficoltà di sopravvivenza senza acqua potabile, i monaci reagirono recintando l’isola, con modello poi imitato nel resto della città: un pozzo centrale per l’approvvigionamento idrico, e abitazioni circostanti. Guidati dal loro abate, i religiosi si dimostrarono elemento strategico nel rapporto del potere ducale (le “trame veneziane” del titolo) con vari interlocutori. Fu poi chiesto di cedere alle monache benedettine il luogo: così avvenne, con la non secondaria entrata in scena delle “allegre monache” (sempre secondo il titolo) di estrazione patrizia: le clausure forzate, costume purtroppo noto del tempo, certo non giovarono alla “santità” auspicata dalla Chiesa. Al fine di rinnovarne la credibilità, giunse persino qui una reliquia ovviamente da Trieste: l’omero di San Servolo. Parallelamente, furono qui accolte novizie popolari di nascita, e dalla vocazione sincera. Nel Seicento, le monache lasciarono l’Isola. A seguito della disfatta di Candia, vi tornarono da vari Ordini.
Milizie
Con un salto temporale, i Fatebenefratelli saranno dalla Serenissima incaricati di allestire qui un Ospedale per le Milizie, ad inizio Settecento. La spezieria dell’Ospedale, nota a parte, servì tutta l’armata grazie a cassette mediche ritenute le più affidabili, superando la concorrenza. Ancora nel Settecento, la vocazione manicomiale (“matti da legare”): accoglierò inizialmente “pazzi agiati”. L’avvio del percorso che ha condotto all’oggi, si deve alla chiusura di ogni struttura coercitiva, nel 1978 grazie alla Legge Basaglia. Ma perché un nuovo libro su San Servolo? «Perché quest’isola afferma l’autrice oggi è divenuta un grande fondaco non di merci, ma cultura internazionale, grazie soprattutto alla presenza della Venice International University, che ha compiuto trent’anni; anziché diventare l’ennesimo hotel, anzi in anticipo su queste scelte deprecabili, gli spazi sono stati utilizzati per attrarre università e promuovere corsi all’avanguardia».
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