Crollano le esportazioni negli Usa, bellunese maglia nera in regione: i dazi frenano anche l’occhialeria

Crollano le esportazioni negli Usa, bellunese maglia nera in regione: i dazi frenano anche l’occhialeria

Nei primi 9 mesi le aziende in provincia hanno esportato il 35 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2024

lunedì 15 dicembre 2025di Claudio Fontanive

Crollano le esportazioni negli Usa, bellunese maglia nera in regione: i dazi frenano anche l'occhialeria

BELLUNO – Un -35,1% di esportazioni verso gli Stati Uniti nei primi nove mesi del 2025: pesa come un macigno la contrazione nel settore occhialeria, figlia dei dazi imposti dal presidente Trump. È impietoso il dato provinciale da gennaio a settembre di quest’anno, che ha registrato 474 milioni di export Usa a fronte dei 731 milioni di pari periodo 2024: ben 235 milioni in meno che mancano nelle casse delle aziende bellunesi.

In un mercato strategico per l’eyewear provinciale, non solo le mosse del governo americano hanno fiaccato il nostro export, ma anche tensioni geopolitiche e crisi dei mercati internazionali hanno contribuito a fare la loro parte incrementando la flessione.

IL PRIMATO

Dato particolarmente allarmante, è che siamo la provincia veneta con il calo di esportazioni più marcato verso gli Stati Uniti. Se Padova e Rovigo nei primi nove mesi del 2025 registrano un segno più sul pari periodo 2024 ( rispettivamente 9,5 e 2,7%) tutte le altre provincie segnano un calo, ma meno sensibile (inferiore al 10%), per una media veneta che si è attestata a -5,9%. A livello regionale, l’elaborazione Ufficio Studi Cgia su dati Istat ha evidenziato come i prodotti che hanno un peso relativo importante nell’economia veneta e che hanno subito le riduzioni di vendita più importanti sono, in particolare, l’occhialeria (-28,4%) dove il Bellunese per produzione fa la parte del leone, preceduta solo dagli apparecchi per uso domestico (-44,5 per cento).

Tradotto significa che le politiche protezionistiche messe in atto dagli Stati Uniti rischiano di condizionare nel medio-lungo periodo il commercio estero del Veneto e in particolare del Bellunese, sia per gli effetti diretti, sia per quelli indiretti (riduzione margine di profitto delle imprese che continueranno a vendere nel mercato Usa, trasferimento delle imprese o di una parte delle produzioni verso gli Usa, deviazione del commercio per aggirare i dazi statunitensi, etc.).

LA CONGIUNTURA

Oltre a queste due fattispecie non va sottovalutata anche quella congiunturale legata alla svalutazione del dollaro nei confronti dell’euro. Dall’inizio del 2025 la moneta statunitense si è deprezzata nei confronti dell’euro di 12 punti percentuali. Dazi, crisi internazionali e svalutazione del dollaro hanno frenato l’export del Bellunese. Tuttavia, appare prematuro formulare valutazioni definitive su questo fenomeno; anche se i primi dati statistici a disposizione fotografano una situazione a tinte molto fosche che va monitorata attentamente perché potrebbe riservare brutte sorprese. Tirando le somme, nei primi nove mesi dell’anno l’export del Veneto (e del Bellunese in particolare) è in controtendenza rispetto al dato nazionale. I dazi introdotti dall’amministrazione Trump, i venti di guerra che soffiano in Europa e le difficoltà del commercio mondiale hanno frenato – più che nel resto d’Italia – le nostre vendite all’estero.

LA CERTEZZA

Nonostante ciò rimane la speranza che i nostri manufatti di alta gamma (specie l’occhialeria) e i produttori di queste eccellenze possano superare questa fase di difficoltà, meglio se supportate da un fisco più equo, infrastrutture pubbliche più efficienti e una burocrazia meno fastidiosa, in un sistema Paese più efficiente che consenta loro di vincere le sfide del momento. Ma guardando oltre il mercato Usa, se a livello regionale le nostre esportazioni nel mondo sono scese dello 0,6%, nel Bellunese sono state pari a 3 miliardi e 824 milioni nei primi nove mesi del 2025, contro i 3 miliardi e 838 milioni di pari periodo 2024 con una variazione in negativo di “appena” lo 0,4 per cento. Segno che se la politica statunitense mina le nostre esportazioni, urge trovare nuovi sbocchi verso mercati mondiali emergenti.
 


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