Zangrillo: «Dai rinnovi nella Pubblica amministrazione la paga sale fino al 18%. Ora stretta sulla firma»
Il ministro: «Auspico che la Cgil torni dialogante. Nel comparto ha aderito allo sciopero generale solo il 4,4 per cento dei dipendenti»
domenica 14 dicembre 2025di Andrea Pira

L’auspicio è che anche la Cgil torni dialogante al tavolo dei rinnovi contrattuali della Pubblica amministrazione. L’obiettivo è infatti chiudere la tornata 2025-2027 entro la fine del prossimo anno, terminando un ciclo di firme che porterà ad aumenti tra il 16% e il 18%. «Non sono per la rottura dell’unità sindacale, ritengo importante la partecipazione di tutti», spiega il ministro per la Pa, Paolo Zangrillo. Una sollecitazione rivolta all’organizzazione guidata da Maurizio Landini all’indomani dello sciopero generale di venerdì 12 dicembre. Una mobilitazione che, nel pubblico impiego, nota il ministro, ha avuto una adesione tra il 4% e il 5%. «Un’indicazione importante sul livello di sensibilità che i lavoratori hanno rispetto a queste manifestazioni», aggiunge Zangrillo, «Ma quando si inizia a fare uno sciopero generale al mese il rischio è che i lavoratori perdano un po’ il senso di questo strumento».
Nel giorno dello sciopero, a caldo, ha detto che le sfuggivano le ragioni della mobilitazione. Quale giudizio dà guardando ai numeri?
«Ritengo che lo sciopero di venerdì debba indurre chi lo ha indetto a qualche riflessione. Guardo al pubblico impiego, il comparto di mia competenza. Il dato pressoché definitivo parla di una adesione del 4,4%. Significa che sostanzialmente hanno scioperato più o meno 100mila dipendenti pubblici. Gli iscritti alla Cgil nel pubblico impiego sono 300mila. Ora, ammettendo che tutti i lavoratori che hanno scioperato siano della Cgil, questo significa che Landini ha portato all’astensione dal lavoro un terzo dei suoi iscritti. Una situazione di questo genere dovrebbe portare il segretario del più grande sindacato italiano a farsi qualche domanda. Questo sciopero ha avuto un’adesione in generale molto più bassa rispetto ai precedenti che, nell’ultimo anno e mezzo, hanno tutti coinvolto circa il 6% dei lavoratori. Penso sia un’indicazione importante. Il diritto di sciopero è costituzionalmente garantito, ci mancherebbe altro. Tuttavia noto che quando lo si esercita in questo modo, il rischio è che lo strumento perda di forza e significato».
Nel comparto di sua competenza, peraltro, la Cgil ha marcato le distanze rispetto ad altre sigle. Difficile ricomporre?
«Il dato del pubblico impiego non mi stupisce, perché in quest’ultimo anno e mezzo la Cgil si è isolata. Qualcuno mi accusa di aver rotto il fronte sindacale, ma io replico di non aver rotto proprio nulla. Ho fatto soltanto il mio mestiere, quello di seguire i tavoli con i sindacati per negoziare condizioni a favore dei lavoratori. Qualcuno si è invece seduto al tavolo per dire “Io non negozio”, perché le condizioni non ci permettono di negoziare. Nel momento in cui la Cgil non firma tutta una tornata contrattuale, la 2022-2024, che ha portato aumenti tra il 6% e il 7%, è chiaro che questo atteggiamento ha conseguenze. I lavoratori riflettono, vedono cosa accade e fanno le proprie scelte. Guardiamo al dinamica salariale. Ho chiuso la tornata 2019-2021, che ho ereditato dai governi precedenti e che portava un grave ritardo. Poi ho chiuso la tornata 2022-2024. Lo scorso 3 dicembre si sono aperti i negoziati per il 2025-2027, nel primo anno di riferimento del rinnovo, fatto mai successo in passato. Nel complesso la dinamica salariale avrà incrementi tra il 16 e il 18%. Ora, è chiaro che, pur non essendo lo sciopero per il rinnovo dei contratti pubblici, la mobilitazione è una sorta di manifesto politico contro il governo del centro-destra».
Anche altre organizzazioni, penso a Cisl e Uil, pur non ricorrendo allo sciopero generale, ma con diverse forme e sfumature, hanno chiesto uno sforzo maggiore sulla manovra. Ci sono spazi?
«Un conto è manifestare un disagio e chiedere al governo di avere delle ulteriori disponibilità. Altre cose è parlare di rivolta sociale e fare uno sciopero generale al mese».
Sia Lega sia Fratelli d’Italia chiedono di ripensare le regole sulle sciopero, soprattutto sui trasporti. Occorre aprire il dibattito sul tema?
«Il tema non è tanto di regolamentazione, ma il corretto utilizzo dello strumento. È chiaro che un uno sciopero generale reiterato nel tempo perde di senso. Quasi tutti quelli che si sono svolti quest’anno hanno avuto una grande risonanza. Le piazze erano piene ma, e penso al pubblico impiego, anche gli uffici erano pieni. Prima ancora di preoccuparsi di intervenire sulla disciplina, credo sia importante riflettere sul significato dello sciopero generale. Indirlo significa assumere una decisione di grande responsabilità e importanza. Non deve essere svilito».
La riporto sulla contrattazione. Quando contate di chiudere sui rinnovi 2025-2027?
«La tornata è appena iniziata. Gli atti di indirizzo sono tutti pronti e nei primi mesi del 2026 contiamo di aprire tutti i tavoli per chiudere entro al fine del prossimo anno. Nell’ultima parte dello scorso anno la Uil ha cambiato posizione e partecipato alle firme. Ripeto, non voglio rompere il fronte sindacale. L’auspicio è che anche la Cgil partecipi».
I tempi del disegno di legge sulla meritocrazia nella Pa?
«Lo approveremo entro febbraio e tra marzo o aprile sarà operativo».
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