«L’energia è sicurezza nazionale: un maxi-piano di investimenti»
La ricetta di Atreju. Cattaneo (Enel): Energia elettrica bene sempre più essenziale, necessario produrne di più. Orsini (Confindustria): serve un mercato unico. Pichetto: pesa la tassa Ets europea
domenica 14 dicembre 2025di Roberta Amoruso

Un piano di politica energetica, con più produzione nazionale, più investimenti e meno oneri in bolletta, è quello che ci vuole in Italia – seppure su una strada già tracciata – per non ripetere gli errori del passato sull’energia e non giocare solo in difesa. Bene lo spalma-incentivi ipotizzato per il Dl Energia per ridurre il peso degli oneri in bollette e anche l’Energy release che alleggerisce le imprese con una dote di energia a prezzi calmierati. Un aiuto concreto di fronte al vantaggio delle aziende francesi e spagnole sui costi energetici. Ma ci vuole ora un piano di sistema e un insieme di leve da utilizzare, è il messaggio che arriva dal palco di Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia.
Ormai non è più solo una questione di costi da tagliare per salvare la competizione delle aziende e alleviare le bollette delle famiglie. Semplicemente, non c’è futuro senza energia. «Sarà sempre più centrale per due motivi: la crescita dei consumi e l’aumento del suo valore strategico nella vita di tutti i giorni. Sarà sempre più indispensabile» per l’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo.
Già oggi, ha sottolineato l’ad nel suo intervento, «iniziamo a vedere questo cambiamento». Con la crescita dell’Intelligenza artificiale, poi, «aumenteranno i dispositivi e le tecnologie che hanno bisogno costante di energia e che avranno un ruolo centrale nelle nostre vite, come avviene già oggi con gli smartphone e i pc, senza i quali non possiamo più lavorare o gestire i nostri impegni quotidiani», ha continuato l’ad. Dunque «l’energia sarà un bene sempre più essenziale, ne servirà di più e non potremo farne a meno. La sua assenza avrebbe conseguenze sempre più gravi». Tre le leve indicate «su cui agire», per ridurre i prezzi. La prima è «non ripetere gli errori del passato e incentivare solo ciò che genera valore e Pil», ha detto Cattaneo. Ma anche «dare energia a costo più basso alle imprese, con misure importanti come quelle messe in campo dal governo e fare investimenti sugli impianti che possono essere potenziati, come ad esempio nel settore idroelettrico». Di qui la necessità di un piano di investimenti del Paese: «Anche la nostra vecchia generazione a gas ha più di 20 anni».
LE LEVE
Il quadro certo da cui partire è questo per l’ad. «Enel ha ormai oggi una quota di produzione di poco superiore al 10% dell’energia in Italia». E «per individuare soluzioni al problema del prezzo dell’energia dobbiamo ragionare senza demagogia ed entrare nei problemi veri». Uno davanti a tutti. Ci sono «settori energivori a rischio di delocalizzazione, e vanno aiutati, perché per loro l’energia rappresenta il 30/35% dei costi, ma si tratta di aziende che pagano il prezzo all’ingrosso». Mentre per le famiglie, «grazie al costo delle reti, una voce della bolletta più bassa in Italia, la differenza con gli altri paesi europei è contenuta». L’energia è sempre più «una questione di sicurezza nazionale» anche per Emanuele Orsini. C’è in gioco l’attrattività del Paese per il presidente di Confindustria che cita l’esempio di Stellantis e la scelta di produrre di più in Spagna per approfittare dei prezzi più bassi. «Ricordiamoci», ha detto, «che quando una grande impresa non produce in Italia, si porta dietro un pezzo di filiera». Per poter abbassare il costo dell’energia «non c’è una misura unica: bene la cartolarizzazione (degli incentivi ipotizzata nel Dl Energia, ndr): è indispensabile a fronte dei 10 miliardi di oneri di sistema che abbiamo oggi. Spostarne almeno 5 a 5-6 anni vuol dire provare a mettere a terra ulteriori rinnovabili per avere un mix energetico più forte. Serve coraggio. Senza una politica industriale sull’energia, siamo fuori mercato». Ma anche l’Europa deve fare i compiti a casa: serve un mercato unico dell’energia.
È una questione da gestire «senza ideologie» per il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin convinto che ormai fotovoltaico ed eolico non vadano più incentivati, con sollievo per le bollette. Lì dove il sostegno a famiglie e imprese è garantito anche dal Gse, per l’ad Vinicio Mosè Vigilante. E, dunque, il mantra è un po’ lo stesso: vanno affrontati con pragmatismo i nodi del futuro. A partire dall’impennata dei consumi prevista. Su questo sono tutti d’accordo. E si spiega perché è così indispensabile «integrate tutte le fonti energetiche» per l’ad di Snam Agostino Scornajenchi.
Il nodo dell’energia, si sa, non è solo italiano ed è condizionato da tensioni e nuovi equilibri geopolitici. Ecco perché l’Ets, la tassa Ue per chi inquina, è sempre più insopportabile per il ministro Pichetto Fratin. Lo è soprattutto per l’Italia. E così mentre la Germania si è già organizzata con nuove produzioni a gas e un maxi-piano del governo (26 miliardi). La Francia del nucleare, prima o poi potrebbe chiudere un po’ i rubinetti dell’export. E la Spagna delle rinnovabili ha già un po’ corretto il tiro dopo il blackout. L’Italia deve insistere su diversificazione degli approvvigionamenti e mix energetico. Ma va disinnescato il blocco dei Comuni sulla spinta alle rinnovabili, è il pensiero di tutti.
Ultimo aggiornamento: 15 dicembre, 11:52
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