Gerosa, il luminare: «Sanità universale, la fiscalità non basta. Amo le sfide, non potevo rifiutare. La frontiera sono gli ospedali liquidi»

Gerosa, il luminare: «Sanità universale, la fiscalità non basta. Amo le sfide, non potevo rifiutare. La frontiera sono gli ospedali liquidi»

Il cardiochirurgo neo assessore alla Sanità: «Mi spiace per i miei pazienti, ma li lascio in ottime mani. Nel mio lavoro sono sempre stato molto innovativo, lo sarà anche qua»

domenica 14 dicembre 2025di Angela Pederiva

Gerosa, il luminare: «Sanità universale, la fiscalità non basta. Amo le sfide, non potevo rifiutare. La frontiera sono gli ospedali liquidi»

Professor Gerosa, è vero che ora i suoi colleghi le chiedono: Gino, ma chi te l’ha fatto fare?
«Effettivamente sì.

Sicuramente sono ben consapevole che si tratta di una sfida molto, molto impegnativa. Ma devo dire che da cardiochirurgo ho sempre accettato le sfide molto impegnative. Quindi ringrazio il presidente Alberto Stefani che mi ha offerto questo incarico tecnico e leggo la sua offerta come un attestato di stima verso la mia persona e la mia storia professionale».

Un assessore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia? Beh, anche dalla cravatta, soprattutto se è un medico di fama internazionale che decide di lanciarsi in politica da indipendente. Indubitabilmente a quel punto gli serve un portafortuna di livello, da tenersi ben stretto fra collo e petto, come l’amuleto di seta indossato per il suo debutto nella giunta Stefani. A vedere i motivi ricamati, in pratica uno scongiuro moltiplicato per quattro: il quadrifoglio, il ferro di cavallo, il cornicello e il numero 13. Guarda caso la quantità di componenti della squadra (governatore e consiglieri delegati compresi) in cui Gino Gerosa ha la delega più pesante, per bilancio a disposizione e per lamentele dei cittadini: la Sanità.

Dicono che il neo-nominato potrà contare al Balbi su un direttore generale di peso per far funzionare la macchina sanitaria regionale, probabilmente con la sua predecessora Manuela Lanzarin come presidente della commissione Sanità per seguire i procedimenti legislativi. Raccontano che Stefani lo conosca da anni nell’ambito degli ottimi rapporti tenuti con l’Università di Padova. Narrano che il primo contatto tra i due risalga a un mese e mezzo fa, in piena campagna elettorale, dopodiché più recentemente il leghista avrebbe invitato a cena l’ordinario e avrebbe insistito per giorni, finché è riuscito a persuaderlo ad accettare.

Stefani, gli assessori della giunta del Veneto: Gino Gerosa alla Sanità. Tutti i nomi VIDEO

 

Come l’ha convinta Stefani?
«Lo ribadisco, a me piacciono le sfide. Ma più che dire come mi ha convinto il presidente Stefani, vorrei parlare dei sentimenti che albergano in questo momento nel mio cuore. Il sentimento è duplice. Da una parte c’è il fortissimo dispiacere di lasciare i miei pazienti, mitigato però dalla certezza che a Padova c’è una squadra di altissimo livello, in grado di rispondere alla mia uscita con assoluta eccellenza dal punto di vista assistenziale, restando nel solco di quella qualità che è stata il carattere distintivo del centro di Cardiochirurgia di Padova in questi anni. Dall’altro c’è l’orgoglio di poter agire per cercare di migliorare ulteriormente la sanità del Veneto e soprattutto la salute dei cittadini veneti».

Con il presidente c’è stata una trattativa? 
«Non la definirei una trattativa. Mi è stato chiesto se volevo affrontare questa avventura insieme a lui. Alla fine ho creduto che per un medico, che ha vissuto tutta la sua vita per migliorare la salute dei propri pazienti, fosse un’offerta imperdibile».

Dunque ha dovuto pensarci?
«Sì, perché ho pensato ai miei pazienti che attendono di essere operati. Però ripeto: so di lasciarli in mano a una squadra di assoluta eccellenza».

Ha posto condizioni per accettare l’incarico?
«Sono estremamente innovativo e nella mia professione l’ho dimostrato. Ma l’ha sottolineato bene il presidente Alberto Stefani, dicendo che il Veneto deve aprirsi al mondo, per cui bisogna essere assolutamente innovativi. Oggi se vogliamo garantire il sistema universalistico sanitario, dobbiamo reingegnerizzare l’organizzazione sanitaria, oltre che fare informazione e formazione sui cittadini. Ci sono molte idee in cantiere, vediamo se riusciremo a dare loro corpo».

Da tanto non c’era un medico come assessore alla Sanità. Ascolterà i suggerimenti e le richieste degli addetti ai lavori?
«Credo che l’ascolto delle persone in generale giochi un ruolo fondamentale. La settimana scorsa abbiamo presentato la Carta di Padova sulla salute d’insieme, che abbiamo tradotto anziché in inglese “One health”, in una lingua assolutamente internazionale, benché sicuramente un pochino desueta com’è il latino, “In universum salus”. Sembra quasi il titolo di un’enciclica. Il suo acronimo “Ius” significa “diritto”. E il gruppo di professionisti che l’ha scritta si chiama “Ius articolo 32”, citando la tutela della salute sancita dalla Costituzione. Ricordo che il sistema universalistico italiano è una cosa che non ha prezzo, di cui tutti quanti dobbiamo essere orgogliosi, per dare risposte di cura a tutti i cittadini indipendentemente da qualsiasi considerazione di ordine economico».

Come si porrà rispetto alla sanità privata e alle liste d’attesa?
«L’Ocse ci dice che un sistema universalistico non è sostenibile con la sola fiscalità. Questo a cascata presupporrà tutta una serie di decisioni e di scelte che risponderanno a quelle domande».

Per le case di comunità finanziate dal Pnrr non ci sono abbastanza risorse. Questo significa che occorrerà puntare sulla telemedicina, più volte evidenziata da Stefani?
«Quando parlavo di innovazione, intendevo proprio questo. Presto parleremo di cosa intendo per “ospedale liquido”, per ora non aggiungo altro».

Cosa ne sarà del suo progetto sul cuore artificiale?
«Quello resta assolutamente un motivo di impegno personale come ricercatore, perché ne abbiamo bisogno. Lo studio andrà avanti indipendentemente dalla mia posizione di assessore».

Ha già formalizzato le dimissioni dall’Azienda ospedaliera di Padova? O andrà in aspettativa?
«Mi hanno appena dato l’incarico, ora scatta l’incompatibilità». 

Da mago del bisturi, sa che da politico dovrà imparare l’arte della mediazione?
«Sono qua con un incarico tecnico, quindi conto su tutti. Da cardiochirurgo sono abituato a decidere velocemente, se tagliare o non tagliare, perché da quello dipende la vita del paziente. È chiaro che dovrò adattarmi ai tempi e ai modi delle scelte che dovranno essere condivise dalla politica».
 

Ultimo aggiornamento: 18:28
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Source URL: http://ilgazzettino.it/nordest/primopiano/gerosa_sanita_giunta_stefani_ospedali_liquidi-9243712.html


Analyse


Post not analysed yet. Do the magic.