Crac Sgarlata, dopo 40 anni arrivano gli indennizzi
Quarant’anni di speranze che si infrangono come onde sugli scogli, 40 anni di tentativi fino ad agosto 2025, quando arriva la prima sentenza che stabilisce e fa partire l’indennizzo per 200 risparmiatori coinvolti nel crac Sgarlata
lunedì 15 dicembre 2025di Silvia Moranduzzo

PADOVA – Tutto comincia negli anni Ottanta. Ma per un primo concreto risultato si dovranno aspettare 40 anni. Quarant’anni di speranze che si infrangono come onde sugli scogli, 40 anni di tentativi fino ad agosto 2025, quando arriva la prima sentenza che stabilisce e fa partire l’indennizzo per 200 risparmiatori coinvolti nel crac Sgarlata. «Finalmente è stata fatta giustizia», sospirano i tanti veneti travolti dalla bancarotta delle società di Luciano Sgarlata.
La vicenda
Sono anni ruggenti.
Un periodo in cui si ha fiducia nel futuro, si investe, si crede in un mondo migliore. Alla radio passano le canzoni di Madonna e Michael Jackson, al cinema si guarda “Ritorno al futuro”. Riprende a crescere il Pil, ci si lascia alle spalle gli Anni di Piombo. E si investe. Qui si inserisce il finanziere barese Luciano Sgarlata. È specializzato nel collocare titoli di proprietà immobiliari raccogliendo capitali superiori al valore dei beni. Un trucco che avrebbe creato non pochi problemi a tantissime persone. Oltre 16mila, per la precisione. Tanti sono coloro che affidano a lui i risparmi di una vita.
«Inizialmente dava interessi altissimi e le persone si sono fidate. Si trattava di società fiduciarie, c’era un controllo dell’allora Ministero dell’Industria quindi sembrava fosse sicuro. E invece non era così», spiega Antonio, portavoce del comitato risparmiatori Reno spa-Previdenza spa, che si sta costituendo e che riunisce i veneti coinvolti. Antonio chiede di poter conservare un parziale anonimato vista la delicatezza della vicenda. L’inizio della fine risale al 1983 quando la società Reno di Sgarlata viene messa sotto inchiesta per irregolarità contabili. Ma il finanziere non si ferma. Trasferisce tutto il denaro in un’altra società, la Previdenza, amministrata da Giuseppina Poggi, sua moglie. A lui fa capo anche la Otc. Nel 1985 viene dichiarata la bancarotta. Nel 1986 il finanziere viene arrestato dalla guardia di finanza: è su un treno diretto a Nizza, sta scappando. L’anno successivo Sgarlata finisce in carcere, le accuse vanno dalla bancarotta fraudolenta all’evasione fiscale. Non ci resta molto, si sente male e viene ricoverato. Muore a 48 anni nel 1991, lasciando un buco di 350 miliardi di lire.
L’odissea
Un mare di carte bollate. Le cause intentate in diverse parti d’Italia si susseguono. In Veneto sono un migliaio le persone che hanno perso i risparmi di una vita. Alcune di loro muoiono senza vedersi riconosciuta la ragione da un punto di vista giudiziario. «Nel 1998 è stato condannato anche l’allora ministro dell’Industria, Altissimo, perché riconosciuto responsabile del danno patrimoniale», spiega Antonio. «Il problema è che chi doveva vigilare non lo ha fatto a dovere. Venivano date rassicurazioni quando la situazione era un’altra».
Si arriva quindi al 2015, quando gli avvocati Antonio Pititto di Roma e Giovanni Naso di Perugia promuovono una nuova causa collettiva, con 200 ricorrenti, tra cui oltre una cinquantina di veneti. «Abbiamo chiesto il risarcimento» continua Antonio. «Finora ci sono state diverse sentenze favorevoli ma non abbiamo notizia che ci sia stato un indennizzo. A quanto ne sappiamo, noi siamo i primi ad aver ricevuto dei soldi in riconoscimento del danno subito».
L’indennizzo varia a seconda di quanto il singolo risparmiatore aveva investito e il calcolo è stato effettuato dalla Corte d’Appello di Roma. C’è chi aveva investito 20 o 30 milioni di lire così come c’è chi aveva affidato a Sgarlata anche 100 milioni di lire. E gli indennizzi stabiliti dalla Corte d’Appello sono in alcuni casi, contando pure il rapporto lira-euro, anche quattro volte superiori l’importo perso. «Io e il collega Giovanni Naso siamo molto soddisfatti del risultato raggiunto e di avere restituito fiducia nella giustizia a molte persone le cui vite sono state distrutte dal caso Sgarlata» dice Pititto. «Ci auguriamo di riuscire a fare altrettanto con la prossima causa che ci stiamo avviando a fare e che ha il suo principale gruppo a Padova».
Una vittoria che porta entusiasmo, certo, ma che resta comunque un po’ amara. «Alcuni risparmiatori in questi anni sono morti» prosegue Antonio. «Sono passati più di 40 anni, da così tanto tempo aspettavamo giustizia. Ci sono state interrogazioni parlamentari, se ne è parlato sui giornali e in televisione ma abbiamo dovuto aspettare quattro decenni per veder riconosciuto il danno. Per chi è ancora qui è una sentenza davvero importante, una forte consolazione».
Ultimo aggiornamento: 09:25
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